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Arte-Cultura

Il Duomo dell'Oltretorrente

Il Duomo dell'Oltretorrente
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di Pier Paolo Mendogni

«Una imagine della Madonna che è in capo ponte - si legge in un antico manoscritto di memorie - nel quartiere di San Basilio riscontro a Borgo Bertano sopra la muraglia di un orto ha fatto un miracolo», la guarigione di una storpia: era il 20 maggio 1603 e da quel momento la devozione per la Vergine allattante, dipinta da Mercurio Baiardi nel 1574 su incarico di Giacomo Battista Battioni, aveva una straordinaria diffusione coinvolgendo tantissimi parmigiani ma soprattutto la Corte ducale, iniziando da Ranuccio I Farnese che si adoperava per fare costruire un tempio che potesse ospitare la sacra immagine. Iniziava così la storia travagliata e intrigante, sul piano architettonico e decorativo, di Santa Maria del Quartiere, oggi di proprietà dell’Azienda Usl, una delle chiese più significative della città, le cui condizioni sono alquanto degradate.
Per salvare questo prestigioso monumento si stanno impegnando, a fianco della proprietà, la Fondazione Cariparma e l’Università di Parma col Dipartimento di Ingegneria Civile, dell’Ambiente, del Territorio e Architettura: la prima col sostegno finanziario che ha permesso uno studio preliminare del degrado e che successivamente si estenderà al restauro, la seconda con una serie di studi e rilevazioni che vengono documentati nell’eccellente volume, edito dalla Fondazione Cariparma e stampato dalle Grafiche Step, «Santa Maria del Quartiere in Parma, storia, rilievo e stabilità di una fabbrica farnesiana» a cura di Paolo Giandebiaggi, Carlo Mambriani e Federica Ottoni, corredato da un ricco apparato di fotografie di dipinti e disegni. Un volume che coinvolge arte e scienza, dimostrando come la tecnica coi suoi particolari strumenti di indagine e il pensiero umanistico con la sapienza storica e artistica debbano unire le specifiche competenze e lavorare insieme per delineare un quadro esatto delle condizioni del monumento così da affrontare il restauro sulla base una approfondita conoscenza della situazione. L’analisi tecnica è stata coordinata da Carlo Blasi e Ivo Iori e condotta da vari studiosi (docenti e giovani ricercatori) che hanno eseguito, fra l’altro, il rilievo dell’architettura e le indagini sul degrado della superficie muraria e sul dissesto e la stabilità dell’edificio. La prima parte è invece dedicata alla storia architettonica e decorativa della chiesa affrontata sulla base di una vasta lettura dei documenti che hanno permesso di puntualizzare i numerosi cambiamenti avvenuti in quattrocento anni nel tempio mariano, la cui prima pietra è stata posta nel 1604 da mons. Papirio Picedi vescovo di Fidenza (dal 1606 di Parma) ed è stato inaugurato il 20 maggio 1628, officiato dall’Ordine dei Terziari Francescani. Il progetto, anche se non si sono trovati documenti, appare del ferrarese Gianbattista Aleotti (autore del Teatro Farnese) che ha scelto la pianta esagonale in quanto - come spiegano Bruno Adorni e Carlo Mambriani - «con i suoi sei lati uguali rinvia alla ricerca di perfezione». L'immagine miracolosa della Madonna è stata collocata in capo al coro ma dopo la peste del 1630, per volontà di Margherita dè Medici moglie del duca Odoardo, veniva posta sull'altare maggiore in un’ancona lignea realizzata da Michelangelo Aschieri, che già aveva eseguito le ancone per gli altari. La sistemazione definitiva in una cappellina dietro l’abside avveniva solo alla fine del Seicento con uno scenografico allestimento, distrutto nell’Ottocento, dovuto a Ferdinando Bibiena il cui nome viene legato all’ampliamento della chiesa patrocinato da Margherita Farnese vedova del duca d’Este. Il convento dei terziari, chiuso nel 1769 e poi ripristinato, veniva definitivamente soppresso nel 1810 con la dispersione degli arredi e il passaggio al Comune che dava la chiesa all’Accademia di Belle Arti come magazzino per gli scultori. Paolo Toschi si adoperava per farla riaprire al culto, dopo appositi lavori di restauro, all’inizio degli Anni Quaranta, che la trasformavano in una specie di pantheon cittadino. Officiata dal 1937 dal cappuccino cappellano del contiguo Ospedale «Ugolino da Neviano», nel 1961 è stata incorporata nella parrocchia di San Francesco degli Ospedali Riuniti. Tutta la chiesa è decorata con affreschi che culminano nella foltissima cupola in cui Pietro Antonio Bernabei (1626-28) ha rappresentato la Trinità che accoglie Maria incoronata tra uno stuolo di patriarchi, apostoli, santi e angeli: «il pittore - sottolinea Elisabetta Fadda - se da un lato si pone sul solco della pittura parmense, dall’altro prende le distanze proprio dall’illusionismo correggesco del duomo»; nella fascia sottostante troviamo personaggi biblici e sibille. Bernabei ha pure affrescato parte delle cappelle, completate da Giovanni Maria Conti mentre l'abside è stata dipinta da Giulio Orlandini. Il mecenatismo di Maria Luigia ha consentito di porre sugli altari opere di vari accademici quali Stanislao Campana, Francesco Scaramuzza, Bernardino Riccardi, Francesco Pescatori, Giovanni Gaibazzi e dello scultore Tommaso Bandini.
 

 

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