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Tutti i ritratti di «Babet»

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Luisa Elisabetta di Francia, figlia primogenita di Luigi XV e moglie di don Filippo di Borbone, è stata duchessa di Parma, Piacenza
e Guastalla dal 1748 fino alla morte avvenuta a soli 32 anni nel dicembre del 1759 a Versalilles, in un momento in cui il ducato stava vivendo - sotto la spinta dei giovani sovrani e del ministro Guglielmo Du Tillot - un periodo particolarmente felice, tanto che Parma veniva denominata «l'Atene d’Italia».

La figura di Luisa Elisabetta (Babet per il padre) negli studi storici è rimasta un po' in secondo piano; una biografia approfondita del personaggio, che cancella molti luoghi comuni, è in corso di pubblicazione da parte di Alessandro Malinverni, che ne ha fornito un’anteprima sul III fascicolo del volume LXI di «Acme», Annuali della facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Milano, riguardante un settore molto particolare, quello dei ritratti di Luisa Elisabetta.

«Identificare i soggetti - scrive Malinverni - i committenti (che non sempre coincidono con gli effigiati), i destinatari di un certo ritratto scultoreo o pittorico, ed analizzare il contesto che ne ha promosso l’esecuzione, anche alla luce delle descrizioni letterarie offerte da memorie e corrispondenze dei contemporanei, diventa così uno dei compiti più importanti e proficui di chi voglia indagare su personaggi storici dei quali si conosca almeno un’immagine».

 La ricerca però si presenta alquanto complessa per la dispersione delle opere, la identificazione dei personaggi talvolta confusi con altri e il sistema della replica dei ritratti. Malinverni ha identificato otto prototipi delle immagini della duchessa di Parma, da cinque dei quali sono derivati molti altri ritratti ai quali si aggiungono quelli da bambina con la sorella Enrichetta e quelli con la famiglia di Filippo V - eseguito nel 1743 da Louis Michel Van Loo e calibratissimo nella collocazione dei vari personaggi - e con la propria famiglia, eseguito da Giuseppe Baldrighi nel 1757 ed esposto nella Galleria Nazionale di Parma, dove c'è pure la prima immagine singola della giovanissima Babet, in passato ritenuta della sorella Luisa.

 Sposatasi nel 1739 a 12 anni, Luisa Elisabetta si è trasferita alla Corte di Spagna e qui ha avuto un rapporto privilegiato con la suocera Elisabetta Farnese, come si nota anche nel quadro di Van Loo: da questo ne sono scaturiti altri in cui la duchessa ha identici il volto, la posizione e l’abito di corte «che ne lascia intravedere le forme prosperose»: uno è conservato alla Fondazione Cariparma e potrebbe essere quello «ammirato da Elisabetta e inviato a don Filippo sul campo di battaglia».

Dopo la pace di Aquisgrana (1748) Babet lasciava la Spagna per recarsi nel ducato di Parma e lungo il percorso si fermava diversi mesi a Versailles, ritratta da Jean-Marc Nattier insieme alla figlia Isabella. La stessa testa veniva utilizzata dal pittore per dipingerla nelle sembianze di allegoria della Terra: «il volto pieno ed espressivo, il naso pronunziato, le labbra carnose e sensuali, la carnagione perlacea».

 La duchessa si faceva ritrarre pure da Jean Etienne Liotard e da questo dipinto ne venivano tratti altri anche in miniatura per oggetti di lusso. Malinverni identifica Luisa Elisabetta nella ignota dama della Galleria Nazionale di Parma (inv. 2072) e ritiene l’ovale del Museo Lombardi preso dal ritratto di famiglia del Baldrighi. I ritratti più belli di Babet sono forse quelli eseguiti per ricordarla dopo la sua morte, commissionati dal marito don Filippo e dalla sorella Adelaide.

Il ritratto in piedi della Galleria Nazionale di Parma ha - come ha notato Mariangela Giusto - la testa presa dalla composizione di Baldrighi e l’abito richiama quello di Maria Leszczyaska di Van Loo, una copia del quale era a Parma.

La sorella Adelaide ha chiesto a Nattier due ritratti di cui uno, conservato a Versailles, in abito da caccia, è stato definito da Bonnet «il miglior ritratto che le sia stato fatto». Nel 1788 Adelaide incaricava Adelaide Labille-Guiard di eseguire un nuovo ritratto e la pittrice creava un’opera di brillante e deliziosa  in cui Babet, appoggiata alla balaustra di una loggia aperta sulla campagna, indossante un abito blu e un largo cappello rosso, appare idealizzata «con un’acconciatura tipica degli anni Ottanta, la silhouette perfetta, avvolta in un abito aggiornato alla moda inglese»: un ricordo onirico e affascinante.
Pier Paolo Mendogni

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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