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Salpa la nave dei Vichinghi

Torna, con un nuovo titolo, il capolavoro di Bengtsson sugli «zingari del mare»

Salpa la nave dei Vichinghi
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Poco prima dell’anno Mille, in tutt’Europa, perfino nel grande Nord semideserto, si aggirano missionari in preda a un’ansia di conversione, che sarà detta, appunto, millenarista, e minaccia fiamme e castighi infernali, dopo l’imminente giudizio finale. Solo alcuni popoli non sembrano contagiati dal virus. Sono infatti troppo impegnati nelle guerre civili e nelle scorrerie primaverili-estive… Si tratta dei vichinghi. Quelli «meridionali», che vivono in Scania – ancora oggi la più europea regione svedese – puntano al Nord, dai parenti di Uppsala. Vorrebbero conquistarli, ma ne escono con le ossa rotte. Chi è rimasto a casa, dapprima recita elegie per i morti e poi si rallegra perché, da quelle parti, si dice che «meno siamo e meglio stiamo». I saggi osservano, infatti, che, con la diminuzione di asce e spade, ci saranno più terra per tutti e pesca e agricoltura prospere e pacifiche. Ma le teste calde del freddo Nord non sanno starsene ad aspettare che maturi il grano. E allora eccoli, i vichinghi, puntare per l’Inghilterra e l’Irlanda, per mettere a ferro e a fuoco quei paesi lontani. Dai quali arrivano anche le cristiane teste rasate, che vengono in pace coll’idea fissa di convertire i barbari.
Che all’inizio li trattano bene. Questi, infatti, regalano alle donne che si fanno battezzare una veste bianca e poi raccontano tante storie. Ma poi le vesti bianche finiscono e le storie si fanno noiose; le parole di pace diventano violente nei confronti dei vecchi dei. E allora, non resta altro, ai vichinghi, che prendere gli uomini dal capo rasato, impiccarli ai sacri frassini e darli in pasto agli uccelli di Odino. Fin quando – un’Estate – si sparge ovunque la notizia della conversione di re Harald Dente Azzurro. Il diretto discendente di Odino s’è fatto cristiano. E’ merito degli unguenti e delle preghiere di alcuni monaci, che han saputo guarirlo dal mal di schiena restituendogli il vigore d’un tempo. «Guai, però!» – l’hanno ammonito. Se non si farà cristiano, tornerà ad ammalarsi, stavolta senza speranza di guarigione…Re Harald ha obbedito, decretando che tutto il suo popolo si faccia battezzare e comminando severissime pene a chiunque sfiori i preti, anche con un dito. Logico che i preti si moltiplichino come conigli. Solo in Göinge, la regione delle foreste, le teste rasate non attecchiscono. Qui, i re vengono per cacciare i buoi selvatici e non per altra ragione. Visto che di buoi non ce n’è più, i re non hanno motivo per venire ancora. E allora, i buoni abitanti di Göinge, se vedono un prete, lo vendono subito al di là dei confini. Non vale molto, ma è meglio che niente…
Questo, in breve, lo scenario in cui si ambienta il capolavoro di Frans Gunnar Bengtsson, - scrittore e poeta svedese, originario della Scania - Röde Orm, Orm il rosso, pubblicato tra il 1941-45, oggi edito da Beat (traduzione di Lucia Savona, pagine 238, euro 13,90) col titolo di «Le navi dei vichinghi». Capolavoro della letteratura d’avventura mondiale, descrive tre viaggi immaginari – ma del tutto verosimili - compiuti da Orm il rosso, figlio di Toste, un normanno di Scania vagamente ipocondriaco. Una saga dai toni caricaturali ma dal respiro epico, che canta di guerre, tesori, imprese strabilianti di uomini e re, descrivendo, anche, con minuzia straordinaria, le vite intime e familiari delle genti del Nord, raccontando il ritmo delle stagioni, i matrimoni, le nascite, gli amori e il cuore misterioso delle donne. Bengtsson accoglie la lezione dei grandi scrittori europei dell’Ottocento e vi aggiunge un’ironia corrosiva. La sua è una ricostruzione storiografica accuratissima, che affronta con divertito distacco le grandi questioni etiche. Nella storia trova posto perfino un personaggio ebreo, che costituisce un pretesto per mettere a confronto col panteismo nordico le tre grandi religioni monoteiste: islam, cristianesimo ed ebraismo. Da osservare che, pur nell’ambientazione farsesca, la spiritualità del grande Nord non ne esce male.
Un particolare curioso è che proprio un coprotagonista del romanzo, re Harald Dente Azzurro si identifica con Harald Blåtand (Harold Bluetooth in inglese), ovvero re Aroldo I di Danimarca (901 – 985 o 986). Costui fu un abile diplomatico che unì gli scandinavi introducendo il cristianesimo in tutta la regione. Al nome del grande re unificatore si ispira il Bluetooth, ovvero la geniale tecnologia delle comunicazioni, che mette in contatto senza fili dispositivi diversi.
Le navi dei vichinghi
di Frans Gunnar Bengtsson
Beat editore, pag. 238, 13,90

 

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