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Guerino Casella: il mondo in una lastra d'avorio

Guerino Casella: il mondo in una lastra d'avorio
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Tiziano Marcheselli
Un anno fa si spegneva il noto pittore e miniaturista  Guerino Casella, che ha lasciato a Parma un ottimo ricordo, sia per le caratteristiche di artista (professionale e meticoloso, senza mai concedersi alla banalità o alla commercialità) che per quelle di uomo (rigoroso, innamorato della pittura, tecnicamente indiscutibile).
Casella - protagonista di varie mostre e ricercatore attento di atmosfere culturali e storiche (ricordiamo, ad esempio, il suo dipinto esposto alla SS. Annunziata e dedicato a Padre Lino Maupas) - resta famoso soprattutto per le tante miniature che sono in giro per il mondo, con clienti e ammiratori come Giulio Andreotti, Giovanni XXIII, l’ex Presidente della Repubblica Luigi Einaudi, Cesare Zavattini, Zilioli Lanzini, Nicola Picella, la famiglia Kennedy e Giorgio de Chirico, che notoriamente non è mai stato tenero con gli altri artisti, reputando solo se stesso «pictor optimus».
Ma Casella era un artista «antico», di bottega, di quella categoria che anteponeva la realizzazione all’ispirazione. Se pensiamo a tutti gli improvvisatori che frequentano anche le rassegne internazionali, chiamando le loro squallide opere con il termine di «installazione», dato che non sanno usare tele, pennelli e colori, un personaggio come il mite Guerino ci appare nettamente fuori dal tempo.
La sua arte, come ispirazione e come cultura, viene da lontano, e quindi i suoi personaggi e le sue scene sono al di fuori (o al di sopra) del tempo in cui viviamo; inoltre, la sua tecnica (acquerello su avorio) è indiscutibilmente difficile e studiata, e continua (a differenza di tanti pittori di oggi, che tendono a dilatare le proprie opere e a «gridarle» in gesto e colore) la ponderosa dignità del passato.
Un passato lontano, quello dei decoratori a mano di libri e delle pergamene, degli artisti del rame e dell’avorio: materiali spesso accantonati nel tempo, un po’ per la difficoltà di usarli e un po’ per la scarsa richiesta commerciale. Ma in ogni secolo è rimasto qualche depositario di questa cultura silenziosa e sottile, pittori legati da un filo invisibile ma tenace, che riesce a sposare il magistero tecnico con la poesia.
Casella, soprattutto negli ultimi tempi, viveva in un mondo tutto personale, fatto di pensiero e di lavoro; esponeva raramente, vivendo tra i propri lavori, lastrine ove aveva condensato il mondo esterno. E amava i classici: da una parte Correggio, Leonardo e Michelangelo, dall’altra la mitologia greca di Fidia, Lisippo e Prassitele. Così, le sue miniature contenevano rispetto per i grandi, impegno e tanto amore. L’amore per la pittura di un gentiluomo antico, che ci ha lasciato proprio un anno fa.

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  • formica giancarlo

    04 Dicembre @ 18.09

    avendo io delle opere di Guerino vorrei sapere se esiste un registro delle sue opere.

    Rispondi

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