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Arte-Cultura

Lo splendore dei secoli

Lo splendore dei secoli
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di Pier Paolo Mendogni
Alla crisi del mercato gli antiquari che espongono a Forte dei Marmi reagiscono con una risposta efficace e prestigiosa: l’alta qualità del materiale presentato. Così la ventiduesima mostra dell’antiquariato in corso al Palazzetto dello sport (fino al 16 agosto), organizzata con consolidata esperienza dal parmigiano Orlando Tanzi, assume i connotati di una importante rassegna d’arte con pezzi degni di entrare in un museo, che coniugano la bellezza con la concretezza di un valore destinato a crescere nel tempo. I dipinti vanno dal '300 al '900 con alcune eccezionali punte d’eccellenza, iniziando da due piccoli e raffinati fondi oro: un «Cristo crocifisso» del senese Ceccarelli con personaggi dalle espressioni delicatissime e una più incisiva «Deposizione» del Maestro di San Silvestro (1370). Il Rinascimento si apre con una raccolta «Madonna in adorazione del Bambino con S. Giovannino» che si situa nell’ambito botticelliano e raggiunge l’apice con la «Venere, satiro e due amorini», tema caro ad Annibale Carracci (1560-1609) in cui una spiccata sensualità naturalistica si intreccia col ritmo solenne della classicità. Una carezzevole luminosità accende la morbida schiena della dea, presa di spalle, esaltandone la bellezza carnale, accentuata dal rosso cuscino su cui posa il gomito destro e dal bianco panno con cui cerca di coprirsi di fronte alla provocatoria offerta del satiro. I due amorini rappresentano l’amore sacro e l’amore profano, quest’ultimo dall’espressione di un desiderio inequivocabile mentre il primo frena il satiro prendendogli una delle corna. Questo soggetto, che riscosse molto successo, si ritiene che Annibale l'abbia replicato come dimostra la tela, di minori dimensioni, conservata agli Uffizi.
 
La stessa popolarità l’ha goduta «La fruttivendola» dell’olandese Frans Snyders (1579-1657), un dipinto di una festosa felicità tra i capolavori del Prado. Nella ampia tela campeggia un tavolo ricoperto da un drappo rosso su cui brillano con spettacolare freschezza cromatica una grande varietà di frutti che traboccano anche da un cesto di vimini, beccati da un pappagallo e da una scimmia, due animali che hanno chiari significati allegorici come la frutta. Al Seicento italiano controriformista appartiene la «Maddalena» di Simone Pignoni. Il Settecento si tinge dei colori teneri di Claude Vernet (Marina, 1776), dei cangiantismi delle sete della nobile Dama coi fiori nell’ambito di Nattier, delle incisioni acquerellate a mano con ritratti di pittori. Folta la rappresentanza ottocentesca da Camuccini ai paesaggisti toscani e nel Novecento troviamo Carrà, Sassu, Migneco e altri. Una piacevole pittoricità rivelano diversi arazzi fiamminghi del '500 con scene di caccia e di personaggi mitologici. La scultura si esprime coi materiali più diversi. E’ stato plasmato in terracotta il Cristo dolente di Giuseppe Mazzuoli di una struggente bellezza, così come il lindo tabernacolo di Santi Buglione e l’aggraziato Pallegrino inginocchiato di Luca Dalla Robbia il giovane. Il secentesco samurai giapponese ha abiti in tessuto mentre i nostri condottieri sono forgiati nel bronzo e Thomir crea eleganti figure femminili in bronzo dorato. Numerosi i mobili di pregio iniziando da un piccolo tavolo a bandelle di fine '400, da un lungo tavolo lombardo della metà del '500 ricco di motivi scolpiti e da un ragguardevole mobile di sagrestia (fine '500) in noce e radica di tuia. Nel '600 si va da un rustico stipo da cucina ad una rara credenza ferrarese con maniglie a bambocci, ad una esuberante scrivania diplomatica veneziana e una ricca console romana dei Chigi. Una raffinata «comode» francese Luigi XV dialoga con quattro sinuose poltrone veneziane mentre quattro poltrone romane provengono dalla Russia così come un mobile a rullo. Singolare un piccolo tavolo francese in bronzo dorato fitto di miniature di Sèvres. Eleganti una console lucchese del Primo Impero e un tavolo in radica del Secondo. Tra il mobile e la scultura si colloca la culla di don Ferdinando di Napoli. I  gioielli rappresentano un’attrazione tutta particolare. Tra quelli «classici» troviamo una collana in brillanti e pietre colorate di Boucheron, orecchini con zaffiri e brillanti di Cartier, una collana «alambra» di Van Cleef, gioielli con animali di David Webb e Frescarolo, una collana di Fred in tormalina e pelle d’angelo con pendenti d’oro. A questi si uniscono le fantasiose e vivaci creazioni di Laura Jotti: collane, orecchini, spille in corallo, turchese, smalto, e gioielli antichi incastonati con eleganza in nuovi contesti. Ma la mostra riserva altre sorprese come, ad esempio, una splendida corsia da tavolo veneziana con strumenti musicali (primo '800), una tovaglia in pizzo di Burano, un raro lampadario di Murano (primo '900) con 24 luci in cristallo e oro; uno straordinario vaso di bronzo proveniente da San Pietroburgo (1850), due pettini in legno da matrimonio del '400, alcuni antichi libri con pregevoli incisioni, scintillanti e dorati servizi da tavola di vecchi bastimenti. 

 

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