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A Palazzo Pigorini fino al 9 novembre

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Bruno Munari ed altri artisti raccontano "Corraini Edizioni"

La mostra racconta un’avventura artistica ed editoriale. E’ quella di Corraini Edizioni, che dura ormai da più di 40 anni e che ha offerto al mondo degli appassionati, ma non solo, vere e proprie creazioni d’arte. Le tante stanze di Palazzo Pigorini sono utilizzate (fino al 9 novembre) come se fossero pagine di un libro, o meglio diversi capitoli di un libro, in cui è possibile rivedere o reinventare alcune delle “cose” divenute nel tempo patrimonio di cultura e di idee da realizzare: la relazione tra Parma Viadana e Mantova, il lavoro della galleria e dell’arte, le prime mostre, gli inviti, i primi pezzi importanti (Pistoletto, Jim Dine, Ceroli), le grafiche e le prime pubblicazioni. Si fanno strada nel percorso gli artisti che hanno accompagnato la Corraini Edizioni, da Munari a Mari a Giosetta Fioroni, ma anche le collaborazioni con le aziende e i progetti editoriali.
In questo contesto si possono ammirare alcuni originali dei libri di Munari e di Mari prestati per l’occasione dal Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell’Università di Parma da cui provengono parte delle opere, presenti accanto a quelle della collezione privata della Casa Editrice Corraini: oggetti e pezzi unici, ma anche installazioni destinate ad aprire un rapporto interattivo col pubblico, lungo un racconto per immagini.
Tante storie di cui Cappuccetto verde può essere considerata emblematica, una specificità dentro tante aperte alla s coperta.
I disegni esposti, messi a disposizione dallo CSAC, fanno parte di uno dei tre Cappuccetti di Munari (Verde, Giallo e Bianco). I Cappuccetti a sua volta facevano parte della collana “Tanti bambini” che lo stesso Munari diresse per Einaudi all'inizio degli anni 70. Non è quindi un libro che Munari fece con la Corraini Edizioni, ma furono proprio quei libri la ragione dei primi contatti con l’artista. In quegli anni Marzia Corraini studiava a Parma e faceva la tesi sui libri per bambini, e l'esperienza di quella collana eianuadiana era una piccola rivoluzione nell'editoria per ragazzi: «Tanti bambini» - scriveva Munari, direttore della collana - troveranno ospitalità «fiabe e storie semplici, senza fate e senza streghe, senza castelli lussuosissimi e principi bellissimi, senza maghi misteriosi, per una nuova generazione di individui senza inibizioni, senza sottomissioni, liberi e coscienti delle loro forze».
Marzia scrisse a Munari durante la stesura della tesi e lui rispose (la sua lettera è in mostra, all'ingresso) e questo fu l'inizio di un rapporto che iniziò con le mostre (già negli anni 70) e poi continuò per altri 20 anni, fino alla morte di Munari nel 98. Anni dopo furono recuperati alcuni dei libri di quella collana storica, che nel frattempo erano diventati introvabili ( non ebbero una vita commerciale facile) che avevano fatto parte della collana Tanti bambini: non solo I Cappuccetti di Munari, ma anche di Pino Tovaglia, Giancarlo Iliprando, Aoi Kono, destinati ad essere inseriti nella collana 22 che raccoglie alcuni di quei classici ma anche libri di giovani autori, come Fausto Gilberti, Oscar Bolton Green, Harriet Russell, i cui libri hanno lo stesso spirito. Perchè la favola continua.

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