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Montalbano, tutti i volti del reato

«Morte in mare aperto e altre indagini del giovane commissario»: otto racconti lunghi in cui l'investigatore indaga su diversi omicidi, strani furti, sequestri e altre azioni nelle quali la natura umana smarrisce il buon senso

Andrea Camilleri

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Che tipo d’uomo veramente è il commissario Montalbano? Otto nuove versioni del suo essere un poliziotto umano e straordinariamente intuitivo, ci sono offerte ora da Andrea Camilleri con «Morte in mare aperto e altre indagini del giovane commissario» (ed. Sellerio). Si tratta di otto racconti lunghi paragonabili ad altrettanti romanzi brevi in cui il celebre commissario indaga su diversi omicidi, strani furti, sequestri e azioni poco comprensibili in cui la natura umana si sbizzarrisce inquietando il buon senso. In queste prove narrative le mosse strategiche sono altrettante variazioni investigative attraverso le quali il commissario arriva a sbrogliare vicende apparentemente inestricabili dove l’umanità sembra coalizzata per esprimere se stessa nel peggiore dei modi. Otto racconti, otto momenti di tensione che si propaga per tutto il libro come una marea, un gioco funambolico di mimetismi eroici nei quali il giovane Montalbano appare ancora più intraprendente di quello maturo, anche se penso che l’età poco c’entri con le capacità del personaggio. Quello che ormai si muove sulla scena della narrativa italiana è un eroe senza età destinato a durare nel tempo. Un uomo, prima ancora che un poliziotto che, mai derogando alle leggi che sono una sorta di scorta evangelica per la sua morale, cerca sempre di giustificare e appianare; di trovare al fondo dell’apparente perfidia la ragione dei sentimenti e anche nell’intreccio più oscuro del malaffare una piccola luce di pietà e di speranza. Il racconto che dà il titolo alla raccolta, «Morte in mare aperto» è uno dei più densi e attanaglianti. Dietro la morte di un marinaio ucciso per errore da un suo collega a bordo di un peschereccio, si cela uno dei più grossi traffici internazionali, e Montalbano non perderà tempo a decifrare i complessi meccanismi dei malavitosi.
Otto racconti che potevano essere otto splendidi romanzi: ha così tante idee per la testa da permettersi di «sprecare» materiale prezioso?
Grazie davvero per il complimento ma sa, non sono io a scegliere se una storia deve diventare un romanzo o un racconto. Il respiro della scrittura è spesso modulato da qualcosa d’involontario, le idee s’intrecciano e si dipanano con un ritmo tutto loro che io devo rispettare.
In questi otto racconti gialli lei riesce a raccontare una Sicilia sempre nuova nonostante la descriva da svariati anni. Quale segreta forza, quale affetto o altro le detta un trasporto continuo verso la sua terra?
Semplicemente perché sono siciliano. Sono cresciuto respirando quell’aria e ascoltando quelle voci. D’altronde mi capita anche abbastanza spesso di scrivere in italiano di storie non necessariamente siciliane. Ma pare non se ne accorga nessuno...
Cos’è per lei la sicilianità?
La sicilianità è un’appartenenza a un insieme ancora più grande. Io dico sempre che vesto volentieri un bell’abito confezionato da un sarto europeo, ma preferirei che la camicia fosse italiana e la biancheria intima siciliana...
Il giovane Montalbano di questi racconti ha già le idee ben chiare anche se sono portato a pensare che il commissario non abbia età. É tale e quale quello che abbiamo conosciuto col primo romanzo. O sbaglio?
Sì, non sbaglia. La vecchiaia di Montalbano si manifesta più nei suoi pensieri che nelle sue azioni. Anche se in qualche romanzo pensa di essere diventato vecchio, reagisce spesso e volentieri alla sua condizione come se non lo fosse. Essendo un uomo di lunga esperienza in questo campo, per un poliziotto come lui, conta molto l’immediatezza e l’istintività.
La cosa che più sorprende leggendola, è che Montalbano, Fazi e Augello, non sono più personaggi di fantasia, ma persone vere che uno frequenta abitualmente o che magari incontra per strada. Questo solo perché ha infuso ai suoi personaggi una naturalezza spontanea? O c’è dell’altro?
No, non c’è niente altro. Forse a furia di leggerne sono diventati personaggi familiari.
A volte nelle storie che racconta sembra di risentire echi di fatti realmente accaduti. La cronaca reale, in che misura la contagia?
Tantissimo. Come ho detto spesso, non sono in grado di inventare nulla, tutto quello che scrivo nasce da una curiosità che poi rielaboro e distorco nella scrittura.
La mafia entra sempre di straforo nei suoi romanzi e racconti. Ma perché ne registra la presenza ma raramente ne approfondisce l’importanza, magari alla Sciascia tanto per intenderci?
Perché ritengo che della mafia se ne debbano occupare i rapporti dei carabinieri e non la letteratura. Poi io probabilmente non sarei bravo come Sciascia a scriverne. Non credo però che ci siano molte differenze, perché la Sicilia che vedo io è indubbiamente quella di Sciascia, anche paesaggisticamente parlando. Credo che ci siano pochi chilometri di distanza fra il paese di Sciascia e il mio, perciò come fatto logistico – geografico, siamo in assoluta armonia. Il punto di vista di Sciascia e quello mio per ciò che riguarda la Sicilia, molto spesso coincidono. Ma questo coincidere, non è la passiva accettazione di certi caratteri della Sicilia. Tutt’altro: è una posizione critica nei riguardi dei siciliani, e questo mi sta molto bene.
I film di Montalbano andati in onda recentemente, anche se si trattava di repliche, hanno avuto indici d’ascolto altissimi. Lo stesso non può dirsi dei film con protagonista Maigret andati in onda su altro canale nello stesso periodo. Il suo personaggio ha superato quello di Simenon perché più vicino allo «spirito» italiano?
A parte che sia io che Simenon poco ci entriamo come autori dei nostri commissari con la trasposizione tv, ci tengo a dire che i nostri romanzi non sono in nessun modo “con tagiati” dalla riduzione filmica e restano felicemente intatti nelle librerie. Per quanto riguarda i Maigret, non so che dire: della fiction di Montalbano voglio dire che è fatta benissimo e questo mi fa molto piacere.
Morte in mare aperto e altre indagini del giovane commissario
di Andrea Camilleri - Sellerio, pag. 320,14,00

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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