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Un pianeta da aiutare

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di Christian Stocchi

La politica - sosteneva provocatoriamente Charles De Gaulle - è una faccenda troppo seria per essere lasciata ai politici». La battuta è, oggi più che mai, fondata. L’orizzonte dei parlamenti e dei governi occidentali spesso non va oltre la successiva scadenza elettorale. Sono rare le proiezioni sul lungo e sul medio periodo. Il consenso si costruisce sull'hic et nunc, mentre il futuro fa paura e viene esorcizzato. Ma, come spiega, a partire dal titolo del suo ultimo libro, il manager e docente universitario Giancarlo Elia Valori, «Il futuro è già qui» (Rizzoli, 19,50 euro). E noi dobbiamo imparare da subito a fare i conti con questo dato di fatto.  Dopo vari saggi di successo, Valori, che ha di recente vinto la trentesima edizione del Premio Ischia Mediterraneo, ci consegna un’altra analisi lucida e stimolante, che si gioca all’incrocio di diversi campi: in particolare, geopolitica, economia, demografia e scienze delle comunicazioni. L’obiettivo? Delineare «gli scenari che determineranno le vicende del nostro pianeta».
Gli scenari 
 Prima del merito dei problemi, è fondamentale il metodo dell’analisi: e ragionare per scenari è la via più efficace per costruire ipotesi concrete e, quindi, soluzioni utili. Il nostro futuro dipende, dunque, dalle fonti energetiche, dalla demografia, dalle materie prime non-oil, dalle tecnologie. Esistono, poi, altre tre condizioni fondamentali: la crescita dei sistemi di conflitto asimmetrici (è prevedibile un aumento delle guerre), la trasformazione dei meccanismi politici di rappresentanza e il nuovo sistema di integrazione economica tra Stati. Da considerare, infine, le «sottoaree» del clima, delle trasformazioni finanziarie e culturali, oltre che naturalmente il ridefinirsi della geopolitica.
Le questioni chiave 
 La demografia è, come sottolinea l’autore, «lo scenario di tutti gli scenari». Sapere, insomma, come cambierà il mondo significa avere indicatori fondamentali per le strategie future. Si prevede che nel 2050 saranno 9,2 miliardi gli abitanti del pianeta; i Paesi in via di sviluppo (compresa l’area islamica) sono in espansione, l’Occidente sempre più vecchio e in contrazione. Ne derivano vari rischi: si pensi solo alla sostenibilità dei sistemi pensionistici o alle conseguenze sugli equilibri geopolitici. Tra i temi più rilevanti affrontati nel saggio, vanno inoltre ricordati il terrorismo islamico, il commercio delle armi, l’industria e l’economia del futuro, l’evoluzione della comunicazione di massa, che avrà ripercussioni sulla politica e, più in generale, sulla percezione dei cittadini rispetto a valori e comportamenti. Tutte questioni che si intrecciano e vanno lette in modo combinato.
Realtà emergenti
 E’ evidente: gli equilibri del pianeta stanno cambiando. La Cina, la cui crescita è fondata sull'export, è un esempio del nuovo modello di multipolarità economica mondiale: si può, tra l’altro, prevedere che questo Paese «continuerà a essere un finanziatore netto del deficit pubblico Usa, ma porterà avanti la sua penetrazione finanziaria anche nei mercati europei». Quanto all’India, entro il 2010 dovrebbe avere 83 milioni di lavoratori in più e potrebbe registrare una crescita costante del Pil del 7% per i dieci anni dal 2007 al 2017. L’India e la Cina dovrebbero continuare a espandere il loro ruolo «nei settori ad alta intensità di lavoro e ad alta professionalità diffusa». Importante anche lo sviluppo economico della Federazione Russa, oggi in gran parte dipendente da gas naturale e petrolio: la sfida sarà la diversificazione produttiva e la capacità di attrarre investimenti esteri. Qui entrano in gioco ulteriori elementi di carattere politico, che l’autore analizza in profondità.
L'Italia nel panorama internazionale 
 Valori non dimentica il nostro Paese. E, numeri alla mano, sottolinea che «un calo dei consumi derivato dalla struttura demografica dell’Italia causerà un sostanziale blocco della crescita del Pil». Circa le questioni internazionali, l’autore analizza la posizione italiana «nel quadro dei sistemi-Paese mediterranei». E sostiene che «l'Italia ha bisogno di trasformare il suo impegno economico e produttivo nell’area mediterranea in un piano strategico che congiunga e riequilibri l’asse superiore orizzontale Ue Est, che va dall’Asia centrale verso il Bosforo e i Balcani, e l’asse orizzontale inferiore, che va dal Golfo Persico [...] fino al Medio Oriente e al Maghreb». Alla luce dei dati relativi al commercio, è possibile ipotizzare una «Nuova Via della seta», che permetta, sul piano della sicurezza e dell’economia, un’integrazione dei sistemi tra Asia, area turca e Paesi euromediterranei. 
Prospettive
 Il libro di Valori è certamente una solida base per valutare strategie e politiche internazionali. Occorre perciò cogliere i tanti spunti  proposti, per discuterne fin da ora. Perché il mondo sta cambiando rapidamente e, come spiega Tarak Ben Ammar nell’introduzione, un fatto è certo: «Niente sarà più come prima».
Il futuro è già qui Rizzoli, pag. 282, 19,50

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