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«Il mistero del corpo femminile»

«Il mistero del corpo femminile»
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 Francesca Avanzini

Miriam Mafai, giornalista, saggista, editorialista di La Repubblica, si occupa da sempre di questioni femminili. Del corpo delle donne, della sua liberazione, uso e abuso parlerà sabato 5 settembre nell’ambito del Festival della Mente di Sarzana. 
L’argomento è di quelli che non passano di moda, forse perché del suo corpo la donna non è mai stata totalmente padrona. 
Costretto nel burka in certi paesi islamici, in corsetti che impedivano la respirazione nell’Ottocento, mutilato o represso altrove, è come se avesse sempre fatto paura. 
«Il corpo femminile è un luogo misterioso -  dice Miriam Mafai - destinato, una volta fecondato, a farsi doppio, a contenere in sé un altro corpo. Non a caso è stato definito per secoli il  recipiente del seme maschile, e solo chi vi ha deposto il seme può averne accesso. Proprio per questa loro capacità di contenere in sé un altro, le donne per secoli non hanno potuto disporre liberamente del proprio corpo, nemmeno nelle società e nei periodi in cui pure potevano disporre dei propri beni materiali. Alla fine, ma solo nel nostro mondo, ne acquisteranno piena disponibilità quando, ed è un fatto assai recente, avranno pieno controllo della propria capacità riproduttiva. Un cambiamento che non è, e non poteva essere, privo di conseguenze nel rapporto uomo/donna, causa anche di disagi e sofferenze».  
A volte autoinflitte perché, tra diete, anoressia, chirurgia estetica, le donne sono le peggiori nemiche di se stesse. Ma non si tratta solo del condizionamento dello sguardo maschile: «Il corpo - osserva la giornalista - è ormai, nelle nostre società, un capitale su cui investire tempo, fatica e denaro. A questa regola non sfuggono nemmeno gli uomini che affollano palestre o ricorrono alla chirurgia plastica. Il corpo - è scoperta recente - si può, si deve modificare. Il fenomeno non è solo italiano, ma nel nostro paese sembra più diffuso: altro segno, direi, di una nostra non raggiunta autonomia, e di una nostra persistente soggezione ai modelli che ci vengono proposti dalla televisione». 
Concedere il proprio corpo per fare carriera sembra rientrare nella routine di donne giovani e meno giovani. Sembra «normale» al punto che se critichi vieni considerata bacchettona. Si può parlare di ribaltamento etico? 
«In ogni epoca e in ogni società ci sono state donne che hanno usato il proprio corpo per fare carriera. Può darsi che oggi la pratica sia più diffusa anche perché sono più numerose le donne che vogliono fare carriera, soprattutto nel settore dello spettacolo. Certamente è più esibita, tranquillamente esibita. Credo che da questo punto di vista ci sia una grave responsabilità della nostra TV - parlo di quella pubblica, naturalmente - che alimenta dissennate ambizioni e speranze. Le italiane in realtà non ambiscono tutte a fare le veline. L’Italia è piena di giovani donne che fanno, o che ambiscono fare, le ricercatrici, le scienziate, le economiste, e così via. Ma in TV io non le vedo mai».  
Possono oggi le italiane dirsi padrone del proprio corpo? 
«Lo sono quelle che lo vogliono, quelle che hanno scelto di non essere soggette al modello dominante della escort o della velina. Non credo che, anche nel nostro paese, siano una minoranza».
 

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