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Una fede alleata della ricerca

Una fede alleata della ricerca
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Umberto Squarcia
 
E’ lecito alla mia età patire in ribellione perché vedo la cultura in evoluzione più veloce del prudente passo della Chiesa ufficiale, sia sul piano della ricerca scientifico-biologica che su quello filosofico ed etico? Lei non soffre che la Chiesa rimanga ai margini, mentre l’umanità avanza?». E’ questa  la domanda iniziale, ed è anche il motivo in sottofondo di tutta la  loro conversazione, che Don Luigi Verzè, fondatore dell’ospedale e dell’università San Raffaele di Milano  pone al cardinale Carlo Maria Martini, arcivescovo emerito di Milano. Dai loro incontri tra il febbraio e l’aprile 2009 è nato il volume  «Siamo tutti nella stessa barca» (Editrice San Raffaele , maggio 2009, pp. 92, euro 14.50). Il dialogo e il  confronto tra le due personalità parte e si sviluppa dai temi della ricerca scientifica e medica. Don Verzè espone il Progetto  San Raffaele di una medicina nuova che mira al superamento del concetto di medicina come «remedium», di medicina curativa, per diventare una medicina «predittiva».
 
Partendo dalla sequenza del genoma, dalle informazioni sulle varianti dei nostri circa 30.000 geni e proteine (da cui i nuovi filoni di ricerca della genomica e proteomica) si potrà arrivare a conoscere predittivamente il rischio di malattia, prevenirlo e curarlo nel modo più mirato.  Tutto questo grazie al lavoro appassionato e intelligente di tanti ricercatori.  «Niente può fermare la ricerca biologica!» afferma con forza Don Verzè, che poi chiede: «Perché misconoscere la scienza e i suoi rischi quando poi si è costretti a usarne i benefici, chiedendo perdono tardivamente degli errori passati?». «La ricerca biologica è molto importante - è la risposta del cardinale –. Ricercare è qualcosa che completa la nostra natura e la nostra vocazione.  Le speranze dell’umanità sono riposte nella ricerca e nelle risposte che essa  sa conseguire.  E tuttavia  occorre distinguere tra oggetto della ricerca e i metodi della ricerca, alcuni dei quali possono essere offensivi della dignità umana». Dai temi della ricerca biologica e medica la conversazione passa poi ad altri temi sempre di ricerca.  La ricerca è il desiderio insito nell’uomo di approfondire la verità, di andare avanti nel cammino di libertà e di giustizia.  Ricerca della verità, in dialogo tra credenti e non credenti, secondo l’esperienza fatta dal cardinal Martini con la «Cattedra dei non credenti».  Ed ora anche il dialogo tra credenti di Fedi diverse, che puo’ portare a frutti di maggiore tolleranza, comprensione, accettazione.

Le riflessioni giungono poi a toccare uno dei misteri centrali della vita umana, che tuttavia la nostra società tende a nascondere quasi fosse cosa estranea all’uomo, la sofferenza.  «La sofferenza è un mistero – osserva il cardinale - e bisogna accettarla come tale. Conosco molti la cui situazione è più difficile della mia e non posso far altro che stare loro vicino.  Non trovo delle ragioni per spiegare il loro stato, ma so come credente che le loro condizioni non sono la manifestazione del male ma fanno parte , come insegna Giobbe ,del disegno di Dio». Don Verzè pone poi alcuni quesiti specifici in tema di morale pratica come la negazione dei sacramenti ai divorziati, l’obbligo del celibato per i sacerdoti e poi la questione della nomina dei Vescovi  per acclamazione del popolo.  Infine i rapporti tra Chiesa e politica. Sul tema dei sacramenti ai divorziati il cardinale espone la sua posizione: «Oggi ci sono prescrizioni e norme che non vengono capite dal semplice fedele e la Chiesa pare un po’ troppo lontana dalla realtà.  Ci sono moltissime persone nella Chiesa che  soffrono perché si sentono emarginate.  Mi riferisco ai divorziati risposati.  Alcuni in stato irreversibile e incolpevole.  Ritengo che la Chiesa debba trovare soluzioni per queste persone».  E a proposito del celibato «Io credo che il celibato sia un grande valore.  Non per questo è necessario imporlo a tutti». Nelle ultime battute delle loro riflessioni entrambi ribadiscono con forza la loro fiducia nella scienza.  «Credo appassionatamente  nella scienza» afferma Don Verzè. «Credo appassionatamente anch’io nella scienza e nella positività dell’intelligenza - sottolinea Martini -, ma credo che superiore a tutto sia l’amore e che l’amore debba sempre essere il fine di tutto e di tutti. L’incarnazione del Verbo è stato considerato a lungo soprattutto in relazione al peccato. Oggi si tende sempre più a riconoscerlo come il centro di tutta la storia, il frutto principale dell’azione di Dio». 
Infine sul tema dei rapporti tra Chiesa e politica il cardinale Martini ha parole chiarissime: «Certamente la Chiesa non può ignorare la politica ma deve rimanervi estranea il più possibile. La Chiesa ha il compito di proclamare il Vangelo e di promuovere la salvezza della gente e il miglioramento dei cuori. Tocca ai laici cristiani nell’ambito della democrazia perseguire il maggior bene che si può ottenere».

 Quanto alla prima domanda posta da Don Verzè, che è rimasta come sottofondo per tutto l’incontro, il cardinale Martini risponde: «Forse sarei ancora più critico, più pessimista su certe pagine della Storia della Chiesa che non sono state molto edificanti. Però ha fatto anche cose mirabili e dobbiamo sapere che la Chiesa dipende da noi e dobbiamo amarla e cercare di contribuire con il nostro impegno giorno dopo giorno». Alla fine della lunga conversazione il cardinale e il sacerdote si sono come sciolti in un lungo abbraccio che ha suggellato le parole dei loro incontri.  E del libro che le ha raccolte. 
Siamo tutti nella stessa barca
 San Raffaele, pp. 92, euro 14,50
 

 

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