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Cultura

Storia d'Italia Spoon River di casa nostra

"Dormono sulla collina", monumentale volume di Giacomo Di Girolamo. Ritratti di italiani dal '69 al 2014: celebrità e persone non famose eppure grandi

Alberto Bevilacqua
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Questo è un romanzo che parla, nonostante i suoi protagonisti non siano più tra noi. In «Dormono sulla collina» i morti
di ieri rispecchiano e parlano dell'oggi. Il lavoro mastodontico di Giacomo Di Girolamo, giornalista di Marsala con la letteratura sulla punta delle dita, ricorda intenzionalmente la «Spoon River Anthology» di Edgar Lee Masters. Spoon River, però, è un paese immaginario. L’Italia, invece, è un Paese reale: è qui, ed ha avuto le sue tante salme (non tutte «famose», come vedremo), soprattutto nel periodo affrontato con estrema serietà dall’autore, dal 1969 al 2014, cioè dalla Strage di piazza Fontana, all’agonia - per sgretolamento - di Pompei e del resto dello Stivale, tra macerie e decadenza diffusa.
Politici, partigiani, musicisti, scrittori, mafiosi, attrici e attori, organizzazioni segrete, operai, giornalisti, partiti, giudici, terroristi, carabinieri e poliziotti, studenti, movimenti, bombe, trasmissioni radiofoniche e televisive, incidenti misteriosi, bambini. Tanti bambini e ragazzi. Siamo tutti rappresentati.
C’è chi è morto sparato, chi «è stato suicidato», chi sciolto nell’acido e chi esploso, chi avvelenato e chi perché passava di lì. Un cratere della memoria in cui sono precitati sia personaggi illustri, sia uomini e donne dei quali, però, si erano persi il nome e la circostanza. Tutti si raccontano in prima persona e in prosa. Il lavoro di Di Girolamo si basa sulla sua immaginazione al servizio nostro e di chi, nel bene o nel male, ha fatto la nostra Storia.
Un giusto e doveroso tentativo di caricare il lettore - gli italiani! - di una responsabilità che negli ultimi quarant’anni è troppo spesso venuta a mancare, perché non ci si può (più) permettere di girarsi dall’altra parte preferendo l’indifferenza. Per questo, secondo Di Girolamo, l’epitaffio di Pier Paolo Pasolini potrebbe essere: «Io sapevo. Ma non avevo le prove. Non avevo nemmeno indizi. Voi adesso sapete. E avete anche le prove. Eppure state muti». E allora, chi era Angelo Campanella? E Vincenzo Curigliano? Carmelo Rolandi? Chi erano Edgardo Ginosta, Alfredo Paolella, Emanuele Iurilli, Melissa Bassi, Hina Saleem? Certo, i morti cosiddetti eccellenti ci sono tutti. Ad esempio c’è Giuseppe Ungaretti che spiega cos’è la poesia e che riassume il nostro tempo.
Chiediamoci quindi se esiste una scala di valori tra coloro a cui è stato fatto un monumento, o dedicato un parco, una strada o un teatro, e coloro, invece, come i nomi appena ricordati, di cui è rimasta solo la foto sul comodino di una mamma; tra i vari metodi di lettura e di riflessione, Di Girolamo inserisce anche questo stimolo. E ancora un altro: sia i morti ammazzati, sia i loro sicari, o le bombe usate nelle stragi, hanno la loro epigrafe scritta dall’autore siciliano per risolvere quella necessità, non più prorogabile, di sapere il perché. Così la prospettiva è completa e ognuno può mettersi al lavoro sfidando la propria coscienza civile. Un libro scandito dalle date di chi e di cosa non c’è più da «quel» momento. Pagine sintetiche, riempite solo con una riga, altre con descrizioni minuziose. Nel primo come nel secondo caso, una narrazione perfetta, rara, pronta per un check-in Palermo-Stoccolma. «Dormono sulla collina» sorvola tutta Italia e ha pure una valenza geografica. Parma è tra le città più riportate e spesso tragicamente coinvolte: Mariano Lupo, Mirella Silocchi, Paola Borboni, la famiglia Carretta, Attilio e Giuseppe Bertolucci, Alessandro Bassi (crac Parmalat), il piccolo Tommy e il suo papà Paolo Onofri, Gianmario Roveraro, Luigi Malerba, Emanuele Pirella, Alberto Bevilacqua. Più altre occasioni in cui morirono parmigiani, come la valanga di fango a Stava, in Val di Fiemme, nell’estate ’85, o l’incidente all’aeroporto di Linate l’8 ottobre 2001. Pagine legate una dopo l’altra da un interessante filo comune.
Ciliegie amare come paradigma tra morti lontani tra loro, in un continuum stilistico e temporale che fa di Giacomo Di Girolamo un ammirevole scrittore e giornalista, e di «Dormono sulla collina» un libro di importante valore storico, politico e sociale.
Dormono sulla collina. 1969-2014 di Giacomo Di Girolamo - Il Saggiatore, pag. 1263, euro 24,00

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