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Il racconto della domenica - Un giorno di fine estate, al ristorante con figlio e nuora

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 di Isabella Spagnoli 

 E' appena finita la notte e già guardi fuori dalla piccola finestra per scorgere se la giornata sarà baciata dal sole. Osservi impaziente quelle nuvole che bucano il nero annunciando un’alba nuova.  Sarà una domenica diversa per te, sarà il giorno che da tempo aspettavi. Ti ridistendi un attimo sul letto, attendi che passino le ore che ti separano dall’incontro, lasciandoti trasportare dai pensieri e dai ricordi. 

Hai visto tuo figlio un anno fa, ma non lo immagini nel ruolo di padre, con una creatura di pochi mesi fra le braccia. 
«E' una bambina. Si chiama Assunta. Tutto andato per il meglio. Manda tue notizie».  Il telegramma era arrivato un giovedì, ti ricordi ancora quello che stavi facendo: lavoravi ad una piccola scultura in legno, un totem primitivo dalle forme sghembe. Dopo aver letto quelle poche righe ti era caduto il taglierino dalle mani nodose e le ginocchia avevano cominciato a tremare. Neppure immaginavi che tuo figlio e la sua giovane compagna aspettassero un bambino; neanche lontanamente ti saresti aspettato di ricevere quel foglio freddo e impersonale che ti annunciava di essere diventato nonno. 

«Nonno...proprio io che non sono mai stato capace di essere padre», avevi pensato con amarezza, sentendoti inadeguato a quella notizia, spaventato dalla piega che aveva preso il tuo destino. Il telegramma letto più volte durante le tue lunghe giornate era diventato «il motivo», la promessa di un incontro che non avveniva da tempo, un pegno da pagare per parentesi di vita migliori. 
E’ passato un anno da quel giovedì e oggi incontrerai Fabio e la sua famiglia, vedrai per la prima volta il profilo di quel piccolo essere che porta i tuoi geni nel suo sangue, in quel reticolo di vene azzurre che per sempre saranno la mappa dell’esistenza di Assunta. 

Se solo quelle nuvole volessero andarsene. «Oggi deve esserci la luce», decidi, avvicinandoti al tuo armadietto così misero e vuoto. 
Decidi di indossare il maglione «buono», quello con lo scollo a V, color cammello, di lanetta leggera. L’unico golfino ancora imbustato che non hai mai indossato. L’aveva acquistato tua moglie durante i saldi di fine stagione qualche anno fa. Te l’aveva visto indossato solo una volta, prima di morire, e si era commossa vedendoti così bello, così forte, con le braccia ancora muscolose nonostante l’età. E’ stato il primo golfino che ti sei fatto spedire una volta partito; il primo capo da custodire gelosamente in attesa di momenti migliori. Il giorno è arrivato e ora sei orgoglioso di poter fare bella figura davanti alla tua famiglia che ti aspetta in strada, proprio davanti al portone. La macchina di tuo figlio è parcheggiata davanti ad un albero e mentre avanzi lento ti sudano le mani, il momento tanto atteso ti rende più debole, fragile come una statuina di porcellana esposta in una vetrina polverosa. Tua nuora scende sorridente dalla vettura blu con un fagottino legato sulla pancia, è quel modo «moderno» di portare in giro i bambini e, immediatamente, nasce dentro di te l’istinto di protezione. 

Neppure guardi in faccia la tua nipotina e chiedi: «Siete sicuri che non cada? Si farà male»? Una risata stempera la tensione e l’abbraccio con tuo figlio è sciolto, quasi naturale. Il rancore rimane sulla macchina, fuori c'è solo vento e un mulinello di foglie rosse. L’autunno si rispecchia anche in un ristorante di periferia scelto per caso, le tovaglie a quadri rimandano all’estate svanita da settimane e il menù profuma di funghi, zucca e castagne. Siete a tavola, tu e la tua famiglia. Non si parla del passato, ma si commenta l’oggi, fatto dai gridolini di Assunta, dalle ninne nanne sussurrate da tua nuora e dagli sguardi malinconici di Fabio che ordina per te e ti versa pure da bere.  La giornata passa veloce come un lampo, come un treno in corsa che non riesci a fermare. E per te è ora di tornare. Loro devono partire. Ti riportano davanti al portone. Da lontano il carcere sembra una nave da crociera, imponente e luminosa, da vicino è la tua prigione. Torni in cella e riponi il maglione nell’armadietto. Il viso di Assunta prende forma nei tuoi sogni. Ora è lei il tuo motivo. 
 
 
 

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