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Cultura

Il Museo cinese guarda all'Expo

Con il progetto della mostra temporanea 2015 simboleggiata da una statuetta dell'antica cultura messicana Il tema sul cibo proposto dal grande evento milanese si colloca nel solco della tradizione saveriana

Il Museo cinese guarda all'Expo

Museo Cinese

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Una statuetta di terracotta di poco più di 16 cm. di altezza è divenuta il simbolo della mostra aperta negli spazi del Museo d’Arte Cinese ed Etnografico. La statuetta, testimonianza dell’antica cultura messicana Colima o Nayarit, databile tra il II sec. a.C. ed il IV d.C., rappresenta una madre con bambino ed il suo uso funerario fa pensare al ritratto di un defunto ed accompagnante: una mamma che tiene in braccio il figlioletto e lo accompagna nel suo viaggio nel regno delle ombre. La madre presenta orecchie, forse deformate artificialmente, così come sono evidenti sulle sue spalle, vistose «cicatrici ornamentali» colorate in bianco. La statuetta è arrivata al Museo, portata dai padri Saveriani del Messico con una brevissima annotazione: «Donna con bambino proviene da tomba di Tonalà, zona Guadalajara (Jalisco)». Da come si presenta, è sembrato che potesse divenire una icona-simbolo della mostra «Exponiamo anche noi», realizzata al Museo in occasione di Expo 2015.
La statuetta può raffigurare la Madre Terra che si prende cura dei suoi figli e, oltre a ciò, le orecchie deformate e le cicatrici che la adornano illustrano, plasticamente, le ferite che noi, coi nostri comportamenti insensati, infliggiamo a questa nostra Madre Terra, come spiega padre Emilio Iurman del Museo d’Arte Cinese ed Etnografico. Accanto alla propagazione del Vangelo, scopo primario dell’Istituto, il Museo nasceva con la mission di far conoscere le culture con le quali i Missionari venivano in contatto nel loro lavoro. «Il Progetto della Mostra Temporanea 2015 che qui presentiamo – prosegue padre Iurman - si colloca su questa linea di approccio multiculturale ed avendo come target privilegiato le Scuole di ogni genere e grado, mira ad ampliare la risonanza che il grande evento di Expo 2015 è destinato a produrre.
Peraltro, il tema di Expo: «Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita», si colloca, senza forzature, nel solco della tradizione dei Saveriani, da sempre impegnati ad aiutare popolazioni scandalosamente affamate, a promuovere la salute e l’educazione scolastica, a diffondere il Vangelo, ovvero impegnati nel promuovere un welfare a tutto tondo che assicuri a tutti gli uomini il diritto ad una vita degna di essere vissuta». L’assoluta originalità dell’evento di Milano 2015 consiste nel fatto che non si limita a focalizzare l’attenzione sul cibo materiale, aspetto per il quale la stessa Parma si sta attrezzando per esibire le sue eccellenze in campo alimentare. La Mostra vi affianca l’opportunità di riflettere sugli ulteriori e non meno cruciali risvolti antropologici che il tema del cibo chiama in causa. «Col nostro Progetto intendiamo dare un taglio particolare, coerente con la natura del nostro Museo, a qualcuna delle tante possibili suggestioni che emanano dal tema di Expo. In particolare intendiamo sottolineare i seguenti temi: Nutrire il Pianeta. Non solo pane. Parliamo di superfluo». conclude Iurman.
Il percorso espositivo presenta oggetti materiali e fotografici provenienti da svariati Paesi del mondo: Cina, Giappone, Bangladesh, Indonesia, Messico, Africa e proprio dall’Africa arriva la favola africana Kita, il cacciatore buono, predisposta per un percorso didattico il cui tema/insegnamento è: «Se ami e rispetti la Natura, questa ti sarà amica e ti ricompenserà». Una favola animata e narrata in maniera multimediale, della durata di una decina di minuti. Per un pubblico adulto e gradi più alti della scuola è stato adattato a questo specifico uso museale, un vero documentario in edizione ridotta (circa 30 minuti). Partendo dall’esperienza vissuta dal Saveriano padre Tonino Melis in un villaggio del Cameroun, L’uomo che cerca parole - in cui si racconta di come egli, per tanti anni, abbia incontrato gente e girato i mercati dei villaggi del popolo Masa, al fine di raccogliere - simbolicamente - in un vero granaio, come si fa con gli approvvigionamenti alimentari, le parole della loro cultura, prima che la globalizzazione la spazzi via. Un popolo, per vivere, non ha bisogno solo di pane. Anche un «Vocabolario Masa» appaga una fame vera. La tenace ricerca svolta dal Padre Tonino, svela poi un risvolto sorprendente e adatto a mille riflessioni in tema di stili di vita: nell’esperienza e nell’immaginario Masa non esisteva alcuna parola che esprimesse il concetto di «superfluo», di una cosa cioè che si può gettare via perché non serve o che è privilegio di qualcuno che ha troppo, in contrapposizione a chi vive nell’indigenza.
In continuità con un allestimento utilizzato lo scorso anno, è stato ripreso un espediente didattico in uso presso il popolo Lega della Repubblica Democratica del Congo: «la corda della saggezza», mediante la quale gli anziani insegnavano ai giovani a conoscere tutti gli elementi del mondo che li circondava (animali, piante, utensili..) ed a memorizzarne insegnamenti, proverbi ed altre tradizioni, tutti legati a questi stessi oggetti. La Mostra offre suggerimenti perché anche noi, oggi, sviluppiamo una nostra «corda della saggezza» al passo con i tempi e le sfide che affrontiamo: suggerimenti per l’adozione di attitudini e stili di vita virtuosi di condivisione, di sobrietà e di convivialità attorno al tema del cibo, per promuovere uno sviluppo sostenibile, una vita degna di essere vissuta per tutti. Per i più curiosi c’è poi la possibilità di «studiare» un «dazebao» con il «Vocabolario del cibo» e «Cibo e religioni», in funzione di brain storming; nonché due allestimenti minori riguardanti il tema “Non solo pane“, ovvero la cultura come nutrimento dello spirito, non meno importante di quello del corpo; inoltre il tema del «cibo: incontro - condivisione - per tutti», riferito agli uomini dell’intero Pianeta.

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