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Carlo II, meteora del Ducato

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di Antonio Battei

Quest’anno ricorrono due significativi anniversari legati ad un curioso personaggio della storia di Parma, il quale, benché abbia retto il governo del nostro ducato per un solo anno, nella memoria storica della città ha lasciato indiscutibile traccia: ci riferiamo a Carlo Ludovico di Borbone, re d’Etruria dal 1803 al 1807; duca di Lucca dal 1815 al 1847, con il nome di Carlo I; quindi, dalla fine del 1847 al 1848, duca di Parma con il nome di Carlo II, fino all’abdicazione a favore del figlio nel 1849.  Interessa ricordare quel breve periodo nel quale il duca ha retto le sorti del nostro Stato, e brevemente riflettere sugli aspetti, così controversi e anomali, della sua poliedrica e complessa personalità: una personalità che, proprio per la sua discussa eccentricità, gli ha guadagnato l’interesse e la simpatia degli storici. 

Carlo Ludovico nasce a Madrid il 22 (o, per altri, il 27) dicembre del 1799, esattamente 210 anni fa. Suo padre, Ludovico di Borbone (1773-1803), il primo re d’Etruria, è a sua volta figlio di Ferdinando di Borbone (1751-1802), duca di Parma dal 1765 al 1801, e di Maria Amalia d’Asburgo-Lorena; sua madre, invece, è Maria Luisa di Borbone, infanta di Spagna per nascita. 
Ludovico governa per breve durata: cagionevole di salute, forse affetto da una grave forma di epilessia, muore nel 1803, a soli 30 anni. Le circostanze richiedono così al figlio primogenito Carlo Ludovico di salire al trono d’Etruria, sotto la reggenza della madre Maria Luisa: il bimbo ha soltanto 3 anni. Tuttavia quel piccolo regno non godrà di grande fortuna: nel 1807 viene soppresso da Napoleone, il quale allontana la madre del piccolo Carlo Ludovico e la relega a Nizza, quasi fosse prigioniera. 
Nel 1815, con la caduta di Napoleone e con l’avvio della restaurazione europea, Maria Luisa, spera nuovamente di far valere i diritti del figlio e ambisce al Ducato di Parma, oppure al Regno d’Etruria; ma al Congresso di Vienna il ministro dell’Austria, il principe Metternich, personalità molto influente ed autorevole, favorisce gli interessi degli Asburgo e assegna il Ducato di Parma, Piacenza e Guastalla alla «sfortunata» e infelice sposa di Napoleone, la giovane Maria Luisa (la futura duchessa Maria Luigia), figlia dell’imperatore d’Austria Francesco I, mentre ai Borbone viene affidato il Ducato di Lucca. 
Ma la madre di Carlo Ludovico non si dà pace per una decisione che, a tutti gli effetti, li priva d’uno Stato, quello di Parma e Piacenza, il quale, in base a precedenti accordi universalmente accettati, appartiene già alla loro casata. Le sue obiezioni e lagnanze portano ad una successiva «rettifica» degli esiti del Congresso di Vienna: il Trattato di Parigi del 10 giugno del 1817 ridefinisce gli assetti e stabilisce che Parma, Piacenza e Guastalla, dopo la morte di Maria Luigia, passino in piena sovranità «all’Infanta di Spagna Maria Luisa e all’Infante Don Carlo Ludovico suo figlio e discendenti maschi in linea retta...». E così accade. 
Nel 1847, con la morte della duchessa Maria Luigia d’Austria, i Borbone tornano a governare il Ducato di Parma e Piacenza, se non che, nel frattempo, con il trattato di Firenze, viene ceduta Guastalla e incamerata Pontremoli. Carlo Lodovico, già duca di Lucca, prende possesso del ducato con il nome di Carlo II, affermando, con il proclama del 26 dicembre 1847, di voler proseguire la felice linea di governo inaugurata dalla tanto amata Maria Luigia: «Il rispetto e venerazione che nutriamo per la memoria della nostra gloriosa preceditrice, testè defunta, e la convinzione in cui siamo che le istituzioni da essa stabilite, tal quali noi le troviamo, siano utili al presente vostro bene, ci muove a dichiararvi che noi non intendiamo apportarvi cambiamenti, ma seguire bensì le sue orme, come vie di pietà, d’amore, di religione, di giustizia e di fermezza». 
Poco più di un anno dopo, tuttavia, in seguito alla sommossa popolare del marzo del 1848, infrange l’alleanza difensiva con l’Austria e, soprattutto, garantisce, obtorto collo, una costituzione. Ma presto cambia avviso, lascia il governo di Parma e vi crea una reggenza, che perdura fino a quando, il 14 marzo del 1849 (quindi esattamente 160 anni fa), abdica a favore del figlio Ferdinando Carlo. Ha inizio, così, il breve governo di Carlo III, bruscamente interrotto, cinque anni dopo, dall’uccisione del duca: infatti, il 26 marzo del 1854, passeggiando lungo strada Cavour, sarà colpito a morte con una grossa lima dal sellaio Antonio Carra. 
Nel frattempo, dopo l’abdicazione a favore del figlio, Carlo II trascorre lunghi anni di vita privata sotto il nome di Carlo di Bourbon conte di Villafranca: morirà a Nizza il 16 aprile del 1883, all’età di 84 anni. Ricordato per la sua personalità vivace ed imprevedibile, per le sue condotte mutevoli e «sconcertanti», come ricorda Giuliano Lucarelli nella sua pubblicazione a riguardo, «non gli mancava l’arguzia e la sua conversazione era sempre interessante. Aveva l’abitudine di passare con rapidità da un argomento ad un altro e si perdeva facilmente in aneddoti, in cui spesso fioriva il vernacolo lucchese».
 
 

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