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Tra storia, neologismi e gastronomia le parole del Gioânn hanno le ali

Tra storia, neologismi  e gastronomia le parole del Gioânn hanno le ali
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Pensavamo di conoscere ormai tutto di Gianni Brera, ma ogni volta che vengono pubblicati i «Quaderni dell'Arcimatto» - la rivista di studi breriani edita da Fuorionda - ci accorgiamo di quanto rimanga ancora da esplorare del pianeta legato al grande giornalista e scrittore.
Nuovi volti del Gioânn nel terzo volume dei «Quaderni» (in libreria dall'11 marzo), curato da Alberto Brambilla e Adalberto Scemma e dedicato alla memoria di Enrico Mattesini. Li scopriamo grazie a interventi che - scrivono i due curatori nella prefazione - «confermano la vastità degli interessi di Brera, indicando nel contempo sempre nuovi campi di indagine» e dimostrando che «il lavoro da fare su Brera e attorno a Brera è ancora molto e giustifica pienamente l'impegno e la presenza dei Quaderni dell'Arcimatto». E' il Brera degno di entrare tra i grandi italiani, meritevole di una voce del Dizionario biografico degli italiani della Treccani curata da Claudio Rinaldi, caporedattore della Gazzetta di Parma (la voce è disponibile all'indirizzo www.treccani.it/biografie). Recensisce Alberto Brambilla: «L'inserimento di Brera in un repertorio che raccoglie gli Italiani più illustri certifica del suo spessore non solo di giornalista sportivo ma di uomo di cultura tout court».
Quello stesso Brera che diventa «burattinaio di parole», per citare Guccini, capace di inventare neologismi entrati nell'uso comune, e non solo dello sport: secondo Montanelli, «piegava alle sue esigenze la lingua italiana come fa un giardiniere con i cespugli di rose».
Già Andrea Maietti aveva proposto con «Il calciolinguaggio di Gianni Brera» un dizionario breriano; nei «Quaderni dell'Arcimatto» Claudio Gregori, firma della Gazzetta dello Sport, lo arricchisce con un lemmario ricco di termini usati dal Gioânn nei suoi articoli, dal calcio al ciclismo, dall'atletica alla gastronomia: da acciaccapesta a acculàre, da anfanàre a cacacavìlli, da cursore a Eupalla, da gibigiannàre a incatenacciare, da ingroppire a intramontabile. Lasciamo al lettore il piacere di scoprirne il significato e anche di aspettare il quarto volume, nel quale Gregori completerà il lemmario, che qui si ferma alla lettera i: adesso preme sottolineare il lavoro di ricerca filologica compiuto da Gregori, che indica per ogni termine quando Brera lo usa e ne cita l'origine, passando dalla Gazzetta dello Sport a Repubblica, dal Guerino al Giorno, fino ai romanzi come «Naso bugiardo», come «L'Avocatt in bicicletta», come «Il mio vescovo e le animalesse».
«Per mezzo secolo - scrive Gregori - Brera ha costruito la lingua italiana. Ha regalato lemmi musicali, come glugluare, il singhiozzare del vino rovesciato da mano maldestra. Scomparso Brera, i suoi neologismi continuano a volare. Le parole di Brera hanno davvero le ali»: anche quando si cimenta nella gastronomia, un altro dei suoi grandi campi di interesse.
Ben conosciuto, certo: basti pensare a «La pacciada. Mangiarebere in Pianura Padana», uno dei suoi più grandi successi. Ma nei «Quaderni» Claudio Rinaldi ci offre una diversa rilettura di questo «angolo che nel cuore gli stava» analizzando una rubrica («L'angolo del vizio») curata da Brera su «Leadership medica», rivista inviata solamente in abbonamento ai medici. Per questo, svela Rinaldi, «prima di mettersi al carrello della macchina per scrivere indossava il robone di velluto rosso, come Ser Niccolò Macchiavelli nel momento in cui si accingeva a commentare la prima Deca di Tito Livio». E componeva recensioni di pacciade con amici. Rinaldi le definisce un «diario parolibero come l'Arcimatto, ma con il cibo e il vino come protagonisti». Brera compone un Giro d'Italia dell'enogastronomia «che tocca la caccia alle allodole e il lavoro delle mondine»; passa idealmente anche dalle nostre terre «quando descrive (toccante) l'uccisione del maiale»; ci porta in cari luoghi del mangiare che meriterebbero (ci permettiamo il suggerimento) ognuno un saggio su uno dei prossimi numeri dei «Quaderni», dal ristorante «Pino» in Oltrepò al «Sole» di Maleo, «dove Brera e i suoi amici cenarono quella sera maledetta di 23 anni fa; trasforma le ricette in revival storici, come la zuppa alla pavese, che venne preparata quando Francesco I, prigioniero dopo la battaglia di Pavia del 1525, venne portato in una cascina e la castalda improvvisò per lui una zuppa alla pavese avendo solo brodo, uova e pan secco; descrive le cene con gli amici e trasforma «L'angolo del vizio» in un inno all'amicizia. Sempre andando alla riscoperta del Brera poco conosciuto, ecco il Gioânn narrato da Sandro Mazzola nell'intervista rilasciata a Adriano Ancona. Ecco il Brera che incontra Berlinguer a Trastevere e si toglie il cappello in segno di omaggio: da qui Roberto Borroni, vice ministro dell'agricoltura nei dicasteri Prodi, Amato e D'Alema, imbastisce un dialogo tra i due mai avvenuto nella realtà ma verosimile perché molti dei ricordi calcistici del segretario comunista appartengono alla sua biografia,
Ecco il Brera «universitario» riscoperto da Giorgio Gandolfi grazie a un articolo scritto 63 anni fa sulla prima pagina di «Sport Universitario», allora diretto da Aldo De Martino. «Allora - scrive Gandolfi - i Campionati nazionali universitari erano seguiti anche dalla rosea che mandava inviati come Brera. E ai Campionati Alta Italia di Torino del '45 un giovane studente, Longinotti, componente della staffetta 4x400 parmigiana che vinse i campionati, fu la causa di una polemica a distanza tra lo stesso Brera e Francesco Franceschi, poi divenuto importante cattedratico».
Ecco il Brera anima della redazione sportiva del Giorno narrato da Beppe Maseri, suo gregario di fiducia. Ecco il Brera amante del sigaro raccontato da Adalberto Scemma: «Intesseva con il sigaro un rapporto di ineffabili magie lungo la rotta letteraria tracciata da Francois de La Rochefoucauld, diplomatico francese che alla fine del Settecento tessé per primo l'elogio del sigaro»,
Ecco infine il Brera che racconta lo scudetto del Verona vinto nel 1985: rileggerlo a trent'anni di distanza ci fa riscoprire un calcio ruspante di provincia.

Quaderni dell'Arcimatto. Studi  e testimonianze per Gianni Brera. Volume 3

A cura di Alberto Brambilla
e Adalberto Scemma
Fuorionda, pag. 250, 18,00

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