Arte-Cultura

La ragione e l'impegno

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 di Giuseppe Marchetti

Ricordo d'aver tenuto per molto tempo sulla scrivania nel '97, l'«Autobiografia» di Norberto Bobbio (di cui domani ricorrerà il centesimo anniversario della nascita) che Laterza aveva pubblicato a cura di Alberto Pepuzzi. Non riuscivo a staccarmi da quelle pagine che mi portavano la voce autorevole e sincera di un vecchio Maestro di cultura e di vita. Era la voce di un uomo che, riconoscendo anche i propri errori (alcuni diventarono pubblici con ovvie e sconsiderate polemiche) li sapeva mettere al loro posto accanto a quelle specie di riconosciuta saggezza che la durezza dei rapporti umani gli aveva insegnato e che la storia poi aveva filtrato nelle «lezioni» che tutti dicono di conoscere pur non imparandone mai le regole. Diceva Bobbio: «Per la maggior parte della mia vita ho avuto due compiti difficilissimi da svolgere: insegnare e scrivere. E confesso di essere sempre stato perseguitato dal dubbio di non essere all'altezza di questi due ardui impegni». E dunque già in quelle pagine composte vicino ai novant'anni - si spegnerà nel 2004 - il filosofo sembrava raccogliere il senso della propria lunga e operosa esistenza, che ora al compimento del centenario viene illustrata dal Meridiano Mondadori «Etica e politica», curato da Marco Revelli, e che comprende cinque ampie sezioni di scritti, dopo il saggio del curatore, la Cronologia e la Nota all'edizione: Autobiografia intellettuale, Compagni e Maestri, Valori politici e dilemmi etici, le Forme della politica e Congedo. Le Notizie sui testi, la Bibliografia e gli indici completano il volume.
Non  v'è dubbio che questo contributo così bene personalizzato e costruito criticamente, costituisca una lettura di gran pregio negli anni presenti sui quali s'abbattono le più avvelenate ideologie delle religioni, dei contrasti politici ridotti a teatrini di case di tolleranza e d'intolleranza, le passioni degli utili idioti e gli slogan gridati da individui senza ideali, ignoranti e presuntuosi dentro e fuori le scuole, le cellule e le parrocchie. Questa voce della Ragione  ci appare alta, solenne, un poco rassegnata ma soprattutto sola.
Risentiamola nella sua estrema e consapevole fermezza: «Desidero funerali civili in comune accordo con mia moglie e i miei figli. In un appunto del 10 maggio 1968 (più di trenta anni fa) trovo scritto: Vorrei funerali civili. Credo di non essermi mai allontanato dalla religione dei padri, ma dalla Chiesa. Me ne sono allontanato ormai da troppo tempo per tornarvi di soppiatto all'ultima ora. Come uomo di ragione e non di fede, so di essere immerso nel mistero che la ragione non riesce a penetrare sino in fondo, e le varie religioni interpretano in vari modi».
Aveva anche scritto che la nostra ragione non è un lume, ma un lumicino, e che tuttavia non abbiamo altro per procedere in mezzo alle tenebre. Gli scritti d'impegno civile che il Meridiano contiene non sono dunque solo gli esiti di una pur determinata e coscienziosa interpretazione del vissuto, bensì l'esito di un rapporto con la storia che lo studioso interpreta dentro e attorno a se stesso, nel pubblico che lo circonda e nell'intimo delle interrogazioni interiori. Così, allora, come non mancano i ricordi e i trepidi profili dei compagni di strada e dei Maestri, si evidenziano anche i termini dei problemi che nutrono o feriscono la società italiana ed europea del Novecento. Sfilano tra le pagine tanti nomi che ci sono cari, Piero Gobetti, Carlo Cattaneo, Umberto Cosmo, Augusto Monti, Benedetto Croce, Massimo Mila, Franco Venturi, Primo Levi, Leone Ginzburg: nomi che rifanno la storia di un secolo di «Italia civile», come scrive Bobbio, di quell'Italia che si pone tra politica e cultura alla ricerca di una «difficile democrazia» ma anche di un comportamento sociale che non si esaurisca in se stesso ma sappia proiettarsi nel futuro per il quale comunque Bobbio formula una domanda fondamentale e a suo modo drammatica: «E' incredibile quanto grande si sia dimostrata l'incapacità della nostra classe politica di fare le riforme che contano. Se non è capace di riformare la scuola, possiamo avere fiducia che sia in grado di riformare la Costituzione?». Ha quindi ragione Revelli quando afferma che Bobbio «aveva, nettissima, la consapevolezza della fine di un ciclo» tra «dimensione politica» e «riflessione esistenziale» in nome dello «Stato come regno della ragione». 
Questi richiami così  semplici e così netti ci sembrano tanto lontani: ecco perché siamo abituati a perdonarci tutti gli errori e gli svisamenti, ecco perché tanti oggi credono che la vita sia solo un affare, un commercio tra furbi e un sistema di interessi e di favori. Il mite Bobbio scuote la testa e ci insegna a ragionare: non possiamo e non dobbiamo dimenticarlo.
Etica e politica,  
Mondadori, pp 1715, euro 55,00.

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