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Piero, porta dorata del Rinascimento

Reggio, a Palazzo Magnani opere fino al 14 giugno. In esposizione anche disegni che attestano il rapporto arte-scienza. Accanto ai suoi capolavori, opere di Bellini, Durer e altri maestri

Piero, porta dorata del Rinascimento

San Ludovico da Tolosa di Piero Della Francesca

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Il disegno nel Rinascimento ma anche le architetture, la scienza, le idee che resero l’uomo ricercatore eccelso, artista a tutto tondo. «Piero della Francesca. Il disegno tra arte e scienza» è la mostra aperta a Palazzo Magnani di Reggio Emilia, fino al 14 giugno. Un appuntamento molto particolare che consente di comprendere il linguaggio espressivo di Piero della Francesca – «Monarca a li dì nostri della pictura e architectura» come lo definì Luca Pacioli nella Divina proportione (1509) –, e di decifrare i codici di lettura della sua opera, gettando nuova luce su un artista che ha tramutato la scienza in arte e che ha saputo influenzare, a distanza di tempo, le Avanguardie del primo Novecento e la pittura Metafisica. A cura di Filippo Camerota, Francesco Paolo Di Teodoro e Luigi Grasselli il percorso trova riferimento nella doppia veste di disegnatore e grande matematico del Maestro di Sansepolcro e nel suo intero corpus grafico e teorico: i sette esemplari, tra latini e volgari, del De Prospectiva Pingendi (conservati a Bordeaux, Londra, Milano, Parigi, Parma, Reggio Emilia) i due codici dell’Abaco (Firenze), il Libellus de quinque corporibus regularibus (Città del Vaticano) e Archimede (Firenze), per la prima volta da mezzo millennio riuniti insieme, offrendo le suggestioni di un viaggio straordinario nel Rinascimento. Le sale di Palazzo Magnani si aprono, così, su di uno scenario unico, in primo luogo per gli studiosi, a partire dal ritratto di Piero, attribuito a Santi di Tito (fine XVI secolo inizio XVII) e dal magnifico affresco staccato del «San Ludovico da Tolosa» di Piero della Francesca, del Museo di Sansepolcro, per passare poi tra le opere, principalmente grafiche, di altri maestri del XV e XVI secolo da Lorenzo Ghiberti, a Domenico Ghirlandaio, Giovanni Bellini, Albrecht Dürer, Antonio da Sangallo il Giovane, Michelangelo. Fulcro dell’esposizione è l’esemplare del De Prospectiva Pingendi della Biblioteca Panizzi di Reggio Emilia, uno dei più importanti testimoni della fondamentale opera prospettica di Piero della Francesca. Il manoscritto, opera di un copista, reca numerose correzioni, note marginali ed estese aggiunte di mano di Piero. Esso fa fede del lavoro di continua revisione del testo e ospita nei suoi 110 fogli numerosi disegni di mano dell’artista: linee sottilissime che solcano le pagine del codice a illustrazione del testo, manifestando la straordinaria perizia grafica dell’autore.
Emerge il legame con i «maestri della prospettiva», ossia gli intarsiatori, che fondarono la propria arte sul repertorio di temi e di immagini contenuto nel trattato e l’amicizia fraterna che legava Piero ai fratelli Lorenzo e Cristoforo Canozi da Lendinara, intarsiatori per eccellenza, amicizia degna della menzione di Luca Pacioli. Anche Albrect Dürer dimostrò in più luoghi dei suoi scritti la conoscenza del trattato di Piero, mentre Daniele Barbaro compilò addirittura gran parte del suo celebre trattato prospettico (1569) seguendo il De Prospectiva Pingendi. Le opere presenti in mostra – un centinaio tra dipinti, disegni, manoscritti, opere a stampa, incisioni, sculture, tarsie, maioliche e medaglie – accompagnano il visitatore in un percorso che segue a grandi linee le tematiche affrontate nei capitoli del De Prospectiva Pingendi e attraversare le sale è un po’ come sfogliarne le pagine. Si inizia dai principi geometrici e si prosegue con le figure piane, i corpi geometrici, l’architettura, la figura umana, la proiezione delle ombre e l’anamorfosi. La mostra è inoltre concepita come una «macchina didattica» che consente di entrare nell’arte e nella creatività di questo singolarissimo artista. I disegni del trattato sono trasformati in modelli tridimensionali per illustrare al meglio la logica delle loro costruzioni geometriche, mentre una serie di macchine matematiche dell’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia riproducono scientificamente gli strumenti della bottega dell’artista rinascimentale, permettendo al visitatore di toccare con mano e comprendere gli accorgimenti tecnici adottati dai pittori per sfruttare creativamente gli inganni della visione.

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