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Mattioli, lo studio del maestro

In borgo Retto 2 il suggestivo atelier chiuso dal giorno della morte del pittore

Mattioli, lo studio del maestro
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Al piano terreno del seicentesco Palazzo Smeraldi nel cuore di Parma in borgo Retto 2, tutto è rimasto com’era quel 12 luglio del 1994, giorno della scomparsa di Carlo Mattioli. Nonostante i suoi ottant’anni passati, come ogni artista profondamente legato al proprio lavoro, Mattioli aveva sempre continuato a frequentare quelle stanze, a dipingere, ad incontrare le persone che stimava, intellettuali, uomini d’arte e di lettere che con lui condividevano la passione per una cultura viva, fatta di scambi e di idee.
Da quel giorno le porte e le finestre dello studio erano rimaste chiuse, i tubetti aperti, gli oli appena stemperati, la giacca di lino bianca intrisa di mille colori appoggiata accanto al cavalletto, la sigaretta ridotta a mozzicone e i fogli appena abbozzati. A chi era passato da quel luogo in compagnia della nipote Anna per parlare delle mostre che l’Archivio Carlo Mattioli organizzava o per vedere le opere qui conservate era rimasta forte l’impressione non solo di una «terra» di memoria ma anche di vita, dove poter riscoprire attimi ed idee, dove poter avviare un dibattito, davanti ai quadri appesi, alle sculture allineate con un pò di umano disordine nelle scansie, agli oggetti appoggiati sui tavoli pronti per l’uso, ai libri «aperti» alla lettura.
Da queste stanze sono passati molti dei grandi intellettuali di un secolo della nostra cultura, scrittori, poeti, registi, fotografi, giornalisti, storici e critici dell’arte, attratti dal carisma del solitario artista di Parma. «Sono andato a trovare Carlo Mattioli a Parma - raccontava Enzo Biagi -. Ho visto il suo studio raccolto e antico, oltre il cortile del palazzo, con le antiche pietre annerite dal tempo e dalle nebbie. Non lo conoscevo e davanti a lui ho ritrovato una sensazione dell’adolescenza, quando per la prima volta, al Caffè della Borsa, in Bologna, vidi Morandi. Il profumo della pulizia, del rigore morale e, nella figura alta e severa, qualcosa di monacale».
«Mattioli mi guida nell’appartamento che gli fa da studio, stanze fresche, soffitti alti... uno studio che pare sul punto di mutarsi in pinacoteca tanti sono i dipinti recenti e meno che hanno trovato una collocazione lungo le pareti. Il solo soggetto irregolare è la giacca da lavoro dell’artista, un’imbrattata casualità, quasi un riflesso della tavolozza» ricordava il poeta Vittorio Sereni.
Ora, a vent’anni dalla scomparsa, quelle grandi stanze rinnovano il soffio vitale che ancora le impregnava durante il lavoro del Maestro. Da martedì (venerdì si terrà la vernice per le autorità, alla presenza della nipote dell’artista Anna Zaniboni Mattioli e dello storico dell’arte Luca Massimo Barbero) lo studio di Palazzo Smeraldi diverrà studio museo aperto al pubblico su prenotazione, luogo d’incontro, di visite guidate e di eventi culturali, per far rivivere il periodo legato all’attività dell’artista ma anche per vivere la cultura della contemporaneità.
Il percorso artistico che sarà possibile ammirare è dedicato a tematiche diverse: i ritratti di famiglia, le nature morte, i grandi paesaggi dei primi anni Ottanta, distribuiti nelle stanze; la biblioteca in particolare ospiterà una serie di ritratti donati da Mattioli allo Csac dell’Università di Parma e prestati per l’occasione: sono i ritratti di Guttuso, Longhi e Carrà, personalità che avevano fatto parte del mondo culturale dell’artista e che l’artista aveva immortalato ad olio su tela.
Dopo la scomparsa di Carlo Mattioli l’archivio, nato per tutelare e far conoscerela sua opera, ha organizzato importanti mostre ed ha provveduto a catalogare non solo le opere ma anche il prezioso materiale documentario conservato nello studio, senza disperdere nulla, semmai acquisendo dal mercato opere che venivano ritenute indispensabili per documentare il percorso artistico del pittore.
Le migliaia di carte e di documenti, i libri, disegni e gli oli sono stati fotografati e studiati, per essere poi rimessi nell’ordine che il Maestro aveva scelto, così da costituire oggi uno degli archivi più completi tra quelli di grandi artisti del nostro Novecento. Si pensa per il futuro alla costituzione di una Fondazione Carlo Mattioli con il fine di tutelare, valorizzare e promuovere l’opera del Maestro.
La Fondazione porterà a compimento la catalogazione e archiviazione, la pubblicazione del catalogo generale dei dipinti, delle opere su carta e delle sculture, promuoverà l’attività di ricerca sul pittore nonché edizioni, mostre temporanee e convegni.
Contestualmente è in programma la pubblicazione di un’importante, esaustiva monografia che andrà a comporre anche il catalogo dei dipinti di Mattioli, insieme ad una antologia critica di approfondimento, affidataalla cura allo storico dell’arte Luca Massimo Barbero.

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