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Tito Stagno, una vita in orbita

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 Roberto Longoni

 
La Luna lo illuminò, la Luna gli fece ombra. La Luna lo mandò in orbita, con la diretta di quasi 29 ore sul  viaggio dell'Apollo 11. E poi lo tenne lassù, perché  attraverso gli occhiali dalla montatura televisiva  di Tito Stagno per 40 anni la gente ha continuato a ricordare il primo piano dell'orma di Neil Armstrong o la prima volta della Terra vista da fuori.  Ma in quelle cornici di piccoli schermi  portate dal «vostro inviato da qualunque posto» come un marchio di fabbrica sotto la bandiera di un biondo ciuffo  ci sono stati grandi fatti di cronaca, i reportage in Medio Oriente, la visita in Italia di John Fitzgerald Kennedy, i viaggi del presidente Saragat e quelli di Papa Giovanni XXIII, il calcio «letto» da Gianni Brera e Beppe Viola e «scritto» da Maradona. Di tutto e di più. Come vuole la Rai, la neonata nella quale Stagno entrò da studente a sei mesi dalla laurea in Medicina per uscire da quella lottizzata nel 1994, capo dello sport. Ora Mister Moonlight (così lo ribattezzò l'astronauta Frank Borman) indossa occhiali tondi, più piccoli. «Li ho cambiati andando in pensione». Anche per lui   è venuto il tempo di  togliersi la tuta dell'astronauta sempre sulla rampa di lancio e di mostrare la propria faccia nascosta, raccontando decenni della storia di tutti. Per farlo, Stagno  ha spento il video della tv e ha acceso il computer. Così è nato «Mister Moonlight. Confessioni di un telecronista lunatico», il libro di cui si parlerà oggi alle 18 alla libreria Fiaccadori di strada al Duomo. Volume a quattro mani e due voci, scritto con la prima persona singolare del protagonista e il «tu» del nipote Sergio Benoni, per 17 anni inviato dell'Unione Sarda, fondatore di Radio X, la prima emittente europea sul web. Parma è più di una tappa nel tour de force delle presentazioni («Oggi qui, domani a Chivasso, poi a Perugia, quindi alla biblioteca del Senato...»). Parma è la «mia Parma, dove vissi dal 1936 al 1939, perché mio padre fu chiamato come vicedirettore dell'Unione industriali. Qui ho tanti amici. Ed è qui che ho trovato moglie». L'Edda Lavezzini, a sua volta giornalista, grazie alla quale l'inviato «spaziale» ha potuto sopravvivere agli  ostacoli che la vita pone ad altezza d'uomo e non d'astronave. Edda madre di Brigida e Caterina («I nomi me li suggerì Papa Giovanni XXIII» scrive lui), madri a loro volta di Andrea, Carolina, Claudia e Angela. Caterina (che lavora con Giovanni Minoli a «La storia siamo noi»), è anche l'ispiratrice del libro. «Fu lei a “obbligarmi” a farlo - ricorda Mister Moonlight -. Mi è servito a liberarmi, a sfogarmi. Ma è stata anche una fatica. Era aprile: io ero già preso con interviste, articoli, rievocazioni dei 40 anni della Luna...». E questo oltre i vari impegni. «Insegno comunicazione verbale. A Milano ho appena partecipato a un congresso di numismatica, presto ne farò uno di medicina a Roma». Insomma, lo stress di sempre. Quello che si aggiunge agli «interessi» lasciati da decenni di vita da inviato e che ancora adesso costringe a misurare il sonno con il contagocce dei calmanti. «Ero impegnato a rincorrere papi e presidenti con centinaia di metri di pellicola, facevo salti mortali per spedire i servizi. Potevo essere responsabile di 60 persone. La Luna, alla fine, fu più facile dei funerali di Adenauer». Magari quella dello sbarco e non l'orbita della Gemini 10, nel luglio del 1966, quando ci fu da commentare in diretta un servizio preso a scatola chiusa dalla tv americana. Per minuti interminabili nient'altro che uno schermo nero. «E io che parlavo senza sapere che cosa stesse accadendo. Un salto nel buio, fino all'apparizione  del satellite bersaglio Agena colpito dal sole. Poi, comparve la Terra illuminata». E l'emozione di milioni di telespettatori ebbe la sua voce inconfondibile, che riaccende la memoria anche di chi allora era solo un bambino. Anche il tempo da capo dello sport Rai non fu clemente. «Per 17 anni pendolare tra Roma e Milano, collezionista di riposi saltati, di aerei dirottati per nebbia su Genova o Trieste». Un ritorno alle origini. «Perché a Radio Cagliari di sport parlavo, dopo averlo sempre praticato: campione di pattinaggio a 13 anni, poi pallanuotista e pallavolista. Ho partecipato agli Universitari di basket, contro Calebotta, gigante di 2 e 04, segnando 16 punti in contropiede. Ho fatto ginnastica artistica con l'olimpionico Urbani». Ora, a 79 anni, il filiforme Mister Moonlight si «accontenta» della camminata veloce. Se l'era  promesso da ragazzino, di andare sempre più forte dei geni di famiglia propensi ad accumular lipidi. «Anche un'altra promessa mi feci, mentre a Cagliari dopo la guerra eravamo senza servizi e con l'acqua razionata: di avere bagni belli e spaziosi come quelli dei film americani che vedevo negli anni Trenta al cinema Edison a Parma. In bagno trascorro un paio d'ore al giorno. E' quando una cosa ti manca che ne capisci il valore». Narciso, Stagno. E sincero, pronto a confessare anche un'altra passione, a sua volta nata da una carenza. «Mia madre - sorride - mi allattò solo per due mesi. Forse per questo sono così attratto dal seno femminile». Dietro le quinte di una vita da terrestre, illuminate dalla Luna come attraverso uno specchio. 
Mister Moonlight. Confessioni di un telecronista lunatico
Minimum Fax, pag. 258,  19,00
 

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