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Arte-Cultura

Natura e intimità d'affetti

Natura e intimità d'affetti
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di Gianni Cavazzini

Parma avrà il Museo Renato Vernizzi. Domani, alle 17, nel salone delle Feste di palazzo Sanvitale, avrà luogo la presentazione ufficiale della donazione di 200 opere dell'artista da parte dei figli Luca Vernizzi e Isabella Vernizzi Benedetti alla Fondazione Monte Parma. Interverranno alla cerimonia: Gilberto Greci, presidente della Fondazione Monte Parma e il critico d'arte Alberto Agazzani.
I dipinti e i disegni che formano la donazione andranno a far parte del Museo Renato Vernizzi che sarà costituito nelle restaurate sale di palazzo Sanvitale accanto a quello dedicato ad Amedeo Bocchi. La nostra città renderà così un omaggio duraturo a due pittori d'origine parmigiana che in due distinti periodi della storia artistica italiana hanno trovato successo nei due centri più importanti della moderna storia del nostro Paese: Bocchi, prima, a Roma e Vernizzi, poi, a Milano. Con i due musei a loro dedicati Parma aggiungerà un altro capitolo significativo al contesto del suo patrimonio artistico. I consensi raccolti, in questo primo decennio di apertura, dal Museo Bocchi, specie da parte dei visitatori stranieri,  stanno a dimostrare, oggi, quanto sia diffuso l'interesse per l'arte contemporanea e come sia efficace la risposta se viene data da strutture agili e funzionali quali sono queste proposte in un contesto storico qual è l'antico palazzo Sanvitale.

Primogenito di Ettore Vernizzi e di Aida Calzamiglia, Renato Vernizzi nasce a Parma il primo di luglio del 1904, in una casa dell'Oltretorrente, in borgo Santo Spirito. La conoscenza con i colori avviene nella bottega del padre, decoratore, in borgo Santa Caterina, ma il suo primo maestro è il vecchio pittore locale Icilio Bianchi, amico di famiglia. Nel 1920 gli muore la madre e resta con il padre e le tre sorelle. Frequenta la scuola di Figura all'Accademia della città e per alcuni anni esegue lavori di decorazione murale per la bottega paterna. Si trasferisce a Milano nel 1930, dove conosce Angelo Del Bon ed entra in contatto con i fermenti culturali milanesi. Con i suoi nuovi lavori contribuisce a costituire quello che verrà definito il gruppo dei «chiaristi» dove, oltre a Del Bon, ci sono Lilloni, De Amicis, De Rocchi, Spilimbergo. Per molti anni collabora alla «Lettura» diretta da Emilio Radius e poi da Renato Simoni e da Filippo Sacchi. Nel 1941 sposa a Milano la pittrice Maria Teresa Cavalli e allestisce la sua prima mostra personale presso la galleria Gian Ferrari; gli nasce il primogenito, Luca, e, a conclusione di un anno ricco di eventi felici, vince con «Carrozzella al mare» il Premio Bergamo per il paesaggio. Nel 1943 muore la secondogenita Clotilde, mentre, nel 1946, nasce la terzogenita Isabella. Sono gli anni operosi del primo dopoguerra e del ritorno alla democrazia.

A Renato Vernizzi viene assegnato un premio molto ambìto, quello del Fondo Matteotti. Negli anni a seguire altri importanti premi accompagnano l'esperienza creativa del pittore. Vernizzi espone alla Biennale di Venezia, alla Quadriennale di Roma, alle edizioni del Premio Fiorino di Firenze e a tutte le mostre nazionali di maggior rilievo. Nel 1953 esegue tre ritratti di Arturo Toscanini. Nel 1955 gli viene assegnata la cattedra di Figura all'Istituto d'arte di Parma, incarico che manterrà fino al 1971.  Renato Vernizzi muore a Milano il 18 gennaio 1972. Le 200 opere donate da Luca e Isabella alla Fondazione Monte Parma ripercorrono l'intero viaggio figurativo dell'artista che possiamo chiamare, certo, «parmigiano». Nei dipinti e nei disegni che andranno a formare il Museo Renato Vernizzi, nelle splendide sale, appena restaurate, di palazzo Sanvitale, si specchierà una vita dedicata, tutta, alla  pittura. E' il paesaggio, in primo luogo, a calamitare l'attenzione del pittore lungo l'intero arco della sua attività espressiva. Lo fa con il precipitato veridico di una visione che porta in luce le verità segrete di un mondo, quello della natura, che avvolge la presenza dell'uomo con la bellezza delle sue sorprese. E poi, ma in sintonia con la spazialità aperta del reale, il mondo degli affetti famigliari, toccati con l'intimità castigata, e al tempo stesso poeticamente commossa, degli incontri privati: così vibranti di sensazioni, così ricchi di esperienze emotive. Quindi i ritratti: questi temi complessi e affascinanti anche in questa nostra epoca impervia che Vernizzi declina, nel corso degli anni, con la felicità sommessa di un mestiere, quello di pittore, che si fa interprete delle attese sul mondo: dei bambini e dei grandi, essi lì a testimoniare il valore di una presenza, preziosa e rara, nella storia. Sono immagini in cui si rifrange la personalità più segreta del pittore.

Vernizzi, a guardar bene, costruisce in ogni quadro un tema concluso d'espressione. Risolve, perciò, con maestria scrupolosa, tutti i problemi che esso presenta, senza rimandare al futuro, o al commento a margine, il significato delle sue indagini sull'uomo e sulla natura. Un apporto importante alla conoscenza profonda della pittura di Vernizzi viene dai disegni, dai bozzetti, dalle opere su carta. In questi studi si riconosce il senso profondo di un artista moderno che indaga i segreti dei maestri del passato: da Velázquez ad Hals, a Manet va la sua lettura personalissima, mirata a dare un senso unitario al suo mondo compiuto. Il Museo Renato Vernizzi si annuncia così come un luogo d'incontro per la città con i valori di una chiamata alla cultura.
 

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  • Francesco Terzi

    28 Ottobre @ 22.45

    Iniziativa importante ed apprezzata, per la quale si devono ringraziare, oltre alla Fondazione Monte Parma, Luca ed Isabella per la generosità e l'impegno profuso nel collocare il Museo a Parma: spero di visitarlo alla sua apertura.

    Rispondi

  • Pumelli Maria Pia

    28 Ottobre @ 08.06

    felice di poter godere delle opere del pittore Vernizzi a Parma in una così ampia collezione e nel contempo potere rivedere le stanze della scuola nella quale ho studiato.

    Rispondi

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