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Arte-Cultura

Il cuore della terra, la luce della memoria

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Camillo Bacchini

In attesa delle prossime nebbie, s'apre, nelle stanze della Rocca dei Terzi, a Sissa, la mostra di Rino Ragazzini, una sessantina di acquerelli, tutti paesaggi dagli anni Settanta ai primi Novanta, ad eccezione d’un autoritratto da giovane, e d’una serie, raccolta in pagine da sfogliare, di studi, disegni, prove, che Stefania Provinciali - curatrice accorta dell’esposizione - ha scelto per far conoscere il pittore, scomparso lo scorso anno e pressoché sconosciuto al grande pubblico; amato invece dalla cerchia di chi ha vissuto presso di lui, e di chi ha avuto occasione d’incontrare i suoi dipinti.

La mostra, «Il vero di Rino Ragazzini», lo raccoglie prelevandolo proprio dal cuore della sua terra, la Bassa Padana, che le opere esposte ritraggono con una perseveranza metodica che diremmo appassionata più che ossessiva, innamorata più che insistente. Rubando una definizione che appartiene già, con le dovute clausole, a quell'altro nostro pittore di paesaggi, penso ad Oreste Emanuelli, lo potremmo chiamare, come già Stefania Provinciali quando scoprì Ragazzini, «pittore contadino», perché l’artista coltivava quella terra così amata. Pittore contadino, consapevoli che la sua è una pittura colta, forte di un tratto che, nello sfondo, cita sottovoce le strutture geologiche di Leonardo, ma subito le cancella con gli acquerelli del Dürer, cuocendo ciò che rimane ai fumi e ai vapori della memoria nebbiosa di Turner. Guardando bene, quei brani di terra rigogliosa e acquifera dipinti da Ragazzini, condotti con colori chiari negli anni Settanta e via via accoglienti nel tempo angoli scuri, dove nasce la notte, ritraggono paesi che offrono allo sguardo dei viaggi diversi. La Bassa, specie intorno a Sissa, certo, offre quei momenti, quelle cromie rubate al tempo, al vero, all’attimo, ma sulla carta si mescola ai ricordi e alle reminescenze d’un paesaggio esotico, quello dell’Africa, dove Rino è stato a combattere, durante il sogno dell’Impero, nel '35. Per questo Stefania, dando il titolo alla mostra, intende un vero che dal contingente si trasforma in vero interiore. Pretesto e stimolo insieme, il vero accoglie visioni e respiri più ampi, più caldi, serenamente spopolati, senza uomo, senza fiere, senza morte. Paesaggi della solitudine, popolati forse soltanto dal pittore, come un Eden immaginario e privato. Paesaggi che sfociano nell’onirico, e come dipinti da una creatura che vive altrove e in tempi diversi, nei tempi della memoria e del desiderio.

La mostra, organizzata dal Comune di Sissa con il patrocinio della Provincia e sostenuta dalla Cassa Padana, dalla Zacmi e dalla famiglia,  è accompagnata da un catalogo che accoglie gli scritti affettuosi della nipote Silvia, Assessore alla Cultura di Sissa e Mara Ragazzini, figlia dell’artista, quelli responsabili del Sindaco, Grazia Cavanna e Davide Gibellini della Cassa Padana e quello critico di Stefania Provinciali.

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