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Intervista

Giovani e responsabili

Luis Sepùlveda, autore della raccolta di racconti «L'avventurosa storia dell'uzbeko muto»: «I ragazzi che scelgono il razzismo o l'integralismo sono una minoranza: nella maggioranza dei casi hanno altre motivazioni. Papa Francesco? Ha una reale preoccupazione per i poveri e gli emarginati»

Giovani e responsabili

Luis Sepùlveda. Lo scrittore cileno è nato nel 1949

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Nove racconti concatenati dal flusso della memoria e della fantasia come capitoli di un romanzo in cui lo scrittore cileno Luis Sepùlveda torna indietro nel tempo, a una gioventù intrisa di tutti gli umori ideologici che rendevano impervio il cammino della riscossa politica e sociale, ma esaltante il traguardo. La sua vita e quella di altri giovani idealisti come lo studente protagonista de «L'avventurosa storia dell'uzbeko muto» (Guanda, 160 pp. 14,50 €) sono pagine movimentate da idealismi genuini quando il valore esaltava lo spirito ed ogni giorno era propizio a una rivolta, per affermare i principi di uguaglianza e libertà che uomini come Che Guevara hanno trasformato in eroismi mitizzati da decenni di favore popolare. In due dei nove racconti, rievoca proprio la cattura e la morte del guerrigliero in Bolivia, e Sepùlveda descrive con parole semplici ma profonde, la dignitosa ed eroica fine di un uomo che alla causa della rivoluzione aveva dedicato tutta la sua esistenza. Una figura di estremo coraggio destinata ad assumere le funzioni di trascinatore di folle, perché «un uomo chiamato Che può cadere mille volte ma si rialza mille volte, e altre mille, e vola, sempre, sempre, sempre». Luis Sepùlveda con i suoi libri tradotti in 48 lingue (in Italia tutti pubblicati da Guanda, da «Il vecchio che leggeva romanzi d’amore», fino a la «Trilogia dell’amicizia», la raccolta delle sue favole) ha incantato generazioni di lettori. Sepùlveda ha sessantasei anni, sin da giovanissimo è stato iscritto alla Gioventù Comunista cilena, e dopo la morte di Salvador Allende è stato arrestato per due volte, torturato e condannato all’ergastolo, pena commutata poi in otto anni di esilio grazie alle pressioni di Amnesty International. A partire dal 1977 viaggia in molti paesi dell’America Latina e nel 1980 si stabilisce in Europa, prima ad Amburgo, e poi in Francia. Dal 1996 vive con la famiglia a Gijón, in Spagna.

Quanta tragedia c’è nell’ironia delle novelle in cui racconta la morte del Che?
Ho pensato di raccontare queste storie sul Che e tutti gli altri racconti che compongono il libro da un punto di vista emotivo, mescolando amore e umori vari. Quando penso a cose successe anni fa anche dolorose, che sono parte della mia storia e del mio cammino esistenziale, ragiono con una sorta di nostalgia che non è una malinconia tragica, ma un senso vitale che mi accompagna per sempre.

Come vede oggi nelle nuove generazioni l’alleanza di classe cara al mondo della sinistra, la stessa che animava lei e le sue ideologie di giovane impegnato politicamente?
Non la vedo. O la vedo molto parzialmente. Essere di sinistra è un modo etico di confrontarsi con il mondo, con la realtà e la società. La sinistra attuale, in generale, non la vedo in linea con quelle che erano le mie prerogative. Qualche giorno fa ha lasciato il suo posto il presidente dell’Uruguay, un uomo che è arrivato al palazzo del Governo con la sua vecchia macchina, non ha voluto la macchina blindata, ed ha continuato ad abitare nella sua piccola casa con un giardino dove di notte andava a fare pipì, destinando i soldi che si dovevano spendere per lui ad una scuola. Questa per me è l’etica della sinistra. Ma non è la norma, e il presidente uruguayano è un’eccezione.

Neanche il governo greco di sinistra la convince?
Prima devono assolvere il compito per cui sono stati eletti. Si sa che la Grecia deve competere con un potere terribile, che non è il potere dell’Europa in astratto o il potere della Banca mondiale, ma di quelli che sono i veri poteri dell’Europa, le grandi banche e grandi gruppi finanziari, il corpo anonimo, invisibile che si chiama mercato. Quello che è successo alla Grecia può essere un esempio per tutta l’Europa del Sud per liberarsi di una dittatura non ufficiale che è la dittatura della troika: non si può lasciare tutto e sempre in mano alla tirannia dei mercati.

Perché i giovani del nostro tempo sembrano preferire l’integralismo islamico e il razzismo? Perché cercano la violenza?
Quelli che preferiscono l’integralismo religioso e il razzismo sono una minoranza. La maggioranza dei giovani ha altre motivazioni. In Spagna il 56% dei giovani sotto i 35 anni non ha un lavoro e non ha la possibilità di trovarlo. Ma i ragazzi non diventano xenofobi o integralisti. Militano in un partito di sinistra progressista che cerca una soluzione giusta. I giovani di oggi non sono degli irresponsabili. Hanno solo un modo diverso di confrontarsi con la realtà, come i 43 studenti uccisi barbaramente dal potere messicano che è caduto in mano ai narcotrafficanti e alla corruzione.

L’Europa e l’Italia sono in allarme per via degli sbarchi sempre più massicci di immigrati. Dobbiamo davvero avere paura?
E’ sbagliato presentare l’immigrazione come un problema: non è un problema, ma un dramma umano di una gravità enorme. Si crede che gli immigrati possano rubare il posto di lavoro ai nativi e violentare la normalità del paese, ma non è così. Un paio d’anni fa in Libia, con la quale l’Italia aveva intrattenuto lunghi rapporti, è stato fatto cadere Gheddafi, ed è stato un errore, perché anche se si trattava di un dittatore, era una sorta di muro contro l’espansione dell’integralismo religioso. Così sta succedendo in Siria. Manca una politica basata sul non intervento e sulla collaborazione dei paesi più sviluppati a quelli che necessitano di aiuti reali, la gente ha paura e per salvarsi scappa.

Cosa ne pensa del Papa sudamericano?
Mi sembra che Papa Francesco abbia una reale preoccupazione per i poveri e gli emarginati e sia sulla strada giusta per riportare il cristianesimo sulla strada primigenia della carità e della solidarietà umana. Il suo lavoro si vedrà soprattutto nei prossimi anni, perché Papa Francesco deve vedersela con i poteri del Vaticano.

L'avventurosa storia dell'uzbeko muto
di Luis Sepùlveda
Guanda, pag. 160, euro 14,50

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