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Tahar Ben Jelloun "E' questo l'islam che fa paura"

Tahar Ben Jelloun

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Lo scrittore marocchino naturalizzato francese Tahar Ben Jelloun scandisce le frasi con calma, ma ogni parola che dice ha il peso di un macigno: «I terroristi dell’Isis non sono dei veri credenti. Sono degli affaristi, venditori di armi e di droga. Vogliono dominare i popoli per sfruttarli. Quando sono arrivati a Mossul la prima cosa che hanno fatto è stata rubare nelle banche tutti i soldi che c’erano, e poi si sono impossessati dei pozzi di petrolio per poter vendere l’oro nero e acquistare altre armi. Sono dei gangster, che vogliono arricchirsi e usano l’Islam come pretesto per i loro crimini». Lo scrittore di origine marocchina naturalizzato francese parla del suo ultimo libro «E' questo l'Islam che fa paura» (Bompiani, pag. 224, euro 12,00). Dopo «Il razzismo spiegato a mia figlia» pubblicato nel 1997 e continuamente ristampato, e un’altra ventina di romanzi e saggi in cui non ha mai perso di vista le mutevoli prospettive del mondo islamico, in questo nuovo libro Tahar Ben Jelloun entra nel vivo del pericolo rappresentato dall’Isis, e spiega gli obiettivi, la crescita e il potere di suggestione che esercita sui giovani il fenomeno del terrorismo: «Quella dell’Isis non è una guerra di religione, ma economica. L'Isis è una fabbrica di morte che fornisce dei sogni facili a dei creduloni, i quali pensano che con il martirio possano andare in Paradiso circondati da legioni di fanciulle vergini. L’Isis dà moli soldi alle famiglie che lasciano partire i figli destinati alla morte o al martirio. L’Isis è un’azienda commerciale e criminale che porta alla distruzione dei valori non soltanto della religione dell’Islam ma di tutte le religioni. La barbarie che stanno perpetrando è un crimine per sporcare la religione islamica e insinuare la paura nel mondo intero». «Questi gangster - prosegue lo scrittore - sono sostenuti dai grandi trafficanti di droga. Altra fonte di ricchezza per l’Isis sono gli ostaggi. Quando sequestrano delle persone per rilasciarle chiedono riscatti ingenti. All’inizio hanno avuto anche molti finanziamenti da uomini privati del Qatar e dell’Arabia Saudita. Occorrerebbe un’inchiesta ad alto livello per capire gli intrecci di quello che sembra un complotto internazionale». Ma non è l’Islam ad essere responsabile di ciò che accade e delle azioni del terrorismo. «Tutte le religioni - precisa lo scrittore - hanno conosciuto nella loro storia dei periodi fatti di violenza. E adesso è l’Islam che sta attraversando questo periodo. In qualche modo c’è stato un capovolgimento della religione verso la politica. E i politici vogliono esercitare potere, dire al popolo cosa fare, come comportarsi. Molte persone hanno una comprensione un po’ stupida della religione e fanno grande violenza all’Islam. Addirittura uccidono dei musulmani perché ritengono che non siano sufficientemente religiosi ai loro occhi. E uccidono gli arabi cristiani. In Kenya hanno ucciso 150 studenti solo perché erano cristiani. Questa è violenza, razzismo, crimini commessi purtroppo in nome di una religione che è l’Islam. E l’Islam non si può difendere perché è interpretato diversamente da molte persone. Manca un’accurata lettura del testo religioso». Questa situazione rende difficile se non impossibile il dialogo tra Oriente e Occidente. Ma di chi è la responsabilità? «Tutti i problemi nascono dall’ignoranza, la cosa che pesa di più nel mondo - rurisponde Tahar Ben Jelloun -. L’Islam è l’ultima religione monoteista rivelata, e trae ispirazione dalle religioni ebraica e cristiana e arriva per dare alle persone una ragione di vita e di speranza. L’uomo ha sempre avuto bisogno della religione perché ha paura. Ha bisogno di rassicurazione per calmare la propria angoscia. Le religioni principali che sono la cristiana, la musulmana e l’ebraica, si assomigliano, difendono gli stessi valori, i principi sono gli stessi: non uccidere, non tradire, non rubare, rispettare i propri genitori, gli anziani, acquisire conoscenza e sapere».
Perché allora ci sono tanti problemi con l’Islam?
«Il principio fondamentale della religione è la tolleranza – afferma -, accettare che altri non la pensino come noi. Il contrario della tolleranza è il fanatismo. Il fanatico è una persona stupida che non accetta il contraddittorio con qualcuno diverso da lui. Gli attentati in Francia, Tunisia, Danimarca, Kenya, sono opere di fanatici estremisti addestrati a uccidere. Sono i terroristi dello stato islamico dell’Isis che seminano il panico colpendo delle persone scelte a caso. Il terrorismo sta ingaggiando una guerra che però è anche contro l’Islam, contro l’idea di modernità, le donne, l’arte e la cultura. Le persone che compiono questi attentati sono un’accozzaglia di barbari che stanno distruggendo la civiltà». Secondo lui occorrono metodi di lotta più efficaci, contro questa «banda di selvaggi», che ora uccide anche i bambini come sta avvenendo nei campi profughi. Forse dovrebbero intervenire gli Stati Uniti, ma l’America secondo Tahar Ben Jelloun, «non è mai intervenuta per salvare delle vittime. Lo dimostrano i sessant’anni della situazione israeliana -palestinese dovel’America ha sempre sostenuto il più forte, cioè Israele. Forse agli Stati Uniti interessa che la situazione sia così caotica». E conclude con la proposta che «tutti i media (giornali, televisioni, radio) per una settimana si astengano dal dare notizie dell’Isis o mettere in onda i loro video farneticanti e brutali con immagini di violenza che offendono tutta l’umanità. Se smettessimo di parlare di Isis forse le cose cambierebbero perché l’Isis si basa su una strategia di comunicazione per mettere paura».
E' questo l'Islam che fa paura
di Tahar Ben Jelloun - Bompiani, pag. 224, 12,00

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