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Letti per voi

Torna «Dopo il pescecane», dirompente saggezza nei racconti di Malerba

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Quando, nel '79, Luigi Malerba pubblicò «Dopo il pescecane», diciassette racconti «sul mondo e sull'uomo», aveva compiuto da poco i cinquant'anni ed era al colmo della propria esperienza di scrittore. Nel '78 era uscito «il pataffio» e l'anno precedente «Le parole abbandonate»: i racconti del «Pescecane», dunque, portavano nuova linfa al suo modo di narrare, d'inventare storie e sceneggiature, mentre andava tramontando in lui l'illusione dell'avanguardia del Gruppo '63. La sua avanguardia, invece, era questa: il suo surrealismo truccato da normalità, da buon senso, da calma natura di incendiario. Ben se ne ritrovano le tracce ora che Mondadori ristampa negli Oscar la raccolta e noi possiamo (dobbiamo) rileggerla alla luce degli anni recenti e con tanta letteratura passata sotto i ponti di quel Novecento che la nostra frettolosità sistematoria ha relegato tra le prove del racconto e dell'apologo, generi nei quali peraltro Malerba si trova a proprio agio al di là e al di sopra di ogni altro nostro consenso o dissenso. «Dopo il pescecane» è un libro scritto all'ombra di un sorriso: non un sorriso di compatimento, bensì d'internazionalità addirittura eversiva. È un libro di pagine felici, alludenti ad una realtà piena e per nulla sconfitta: quella realtà che si nasconde tra «Gli avvoltoi», il professore svizzero Bakarak, «Il gioco dello scippo», «Il gorilla di mestiere», «L'ufologo», la frittura di «pesce alla Kokoschka» e «Il favoloso Andersen». Introducendo la raccolta, Paolo Mauri scrive che Malerba «si diverte ad entrare nella testa di svariati personaggi-protagonisti e a raccontare cosa fanno e pensano, avvertendo il lettore in un corsivo di presentazione che il narrare in prima persona serve a facilitare la comprensione di situazioni e storie e personaggi che spesso esultano dalla comune esperienza». Qui il discorso di Malerba diventa complicato? Per nulla. Egli è sempre dietro il sipario, spinge in primo piano i propri personaggi, li stimola, li interroga, li fa parlare, e il suono delle loro voci diventa la nostra coscienza, come se fossimo noi stessi a confessarci, pieni di errori e di contraddizioni come siamo e come è quel caposervizio della televisione di Viale Mazzini che non ha nessuno alle sue dipendenze e quindi è caposervizio di sé stesso. Costui ride perché ridere fa bene e campa per l'interesse dell'Azienda. Si può pensare ad una satira più feroce? Ecco Malerba, e la sua dirompente saggezza.

Dopo il pescecane
di Luigi Malerba
Mondadori, pag. 117, euro 12,00

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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