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E gli affreschi di Bocchi «tornano» in città

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Cariparma Crédit Agricole, che già possiede un’opera d’arte importante del pittore Amedeo Bocchi – gli affreschi della Sala del Consiglio di amministrazione - sta per acquisire un altro gruppo di dipinti dello stesso artista, provenienti da affreschi murari.
Dieci anni dopo l’esecuzione della decorazione della Sala della Cassa di Risparmio di Parma, Bocchi ebbe l’incarico di eseguire una serie di affreschi in una villa di Roma ubicata in un bellissimo quartiere romano, a due passi da Porta Pia, di proprietà dell’attrice polacca Helena Wnorowska: Gli interventi pittorici erano destinati ad un salotto nel quale era collocato un tavolo da gioco.
Come per l’opera di Parma, il progetto di Bocchi, oltre agli affreschi, riguardò anche il tavolo e le poltroncine per i giocatori, nonché un paio di divani alle pareti. Il tema degli affreschi era demandato alla fantasia dell’artista e Bocchi ha raccontato che, trattandosi di una stanza per giochi, si è ispirato alla narrazione del Boccaccio con gruppi di persone prevalentemente femminili, che si appartavano per sfuggire al pericolo della pestilenza.
Dopo l’esecuzione del lavoro, il pittore non ebbe ulteriori contatti con la sua cliente. Ma l’argomento del lavoro nella villa Wnorowska tornava spesso nelle sue conversazioni con gli amici, anche perché nello studio del pittore erano conservati degli schizzi e dei disegni preparatori nonchè una delle poltroncine.
Del suo lavoro del 1927 Bocchi parlava spesso finché uno dei suoi frequentatori, il dottor Mario Bommezzadri, parmigiano trasferito a Roma come Bocchi, si lasciò vincere dalla curiosità e volle sincerarsi se di questo passato dell’artista esisteva ancora qualche cosa. La Wnorowska era deceduta da parecchi anni ed era morto pure Tullio Tamberlani che aveva sposato e col quale aveva adottato un figlio, Eugenio, erede ed in quel tempo proprietario della villa.
Il piano terra era stato affittato ad un ristorante. Proprio il titolare del ristorante fornì al dottor Bommezzadri interessanti notizie, mostrandogli altresì gli affreschi del primo piano di cui possedeva le chiavi. Diede pure una notizia bomba: l’accordo con Eugenio era quello di estendere il ristorante anche al primo piano, facendone un salone per ricevimenti importanti, pranzi per anniversari, matrimoni e cose del genere. La necessità di abbattere tutte le pareti, comprese quelle degli affreschi era sottintesa. Se ne parlò con Bocchi e con tutta sollecitudine si cercò il proprietario Eugenio col quale vennero immediatamente avviate trattative. Fu trovato rapidamente un accordo anche economico tale da soddisfare entrambe le parti. Bocchi e Bommezzadri, infatti, non potevano consentire che tali affreschi venissero distrutti. Naturalmente quell’accordo prevedeva anche il diritto di staccare gli affreschi, riportandoli su tela secondo una tecnica già sperimentata da anni. Bocchi conosceva lo studio che poteva dare affidamento per l’esecuzione del lavoro che egli seguì personalmente e quando, sul tavolo degli operatori, furono stese le tele con gli ex affreschi, fu lui stesso che con il gesso stabilì quali quadri se ne dovessero ricavare.
In quello stesso periodo la Cassa di Risparmio di Parma, oggi Cariparma Crédit Agricole, in occasione del novantesimo compleanno di Bocchi, al quale il Ministro della pubblica istruzione Scalfaro aveva attribuito la medaglia d’oro al valore artistico, colse l’occasione per completare la propria Sala del Consiglio con gli affreschi romani e, quando questa fu mostrata alle autorità della città (primavera 1976), i quadri della Wnowroska si trovavano già a loro volta nella sede della Banca cui erano stati affidati in comodato.
Ora tale contratto sta per essere sostituito dalla donazione all’Istituto di Credito, e per essa a tutta la città di Parma. Un rapporto del tutto culturale che non prevede il versamento di un solo euro, come sarebbe piaciuto a Bocchi.

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