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Coppi, un uomo solo al comando. E nella vita

Coppi, un uomo solo al comando. E nella vita
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 Claudio Rinaldi

Un uomo solo è al comando, la sua maglia è bianco-celeste, il suo nome è Fausto Coppi. Le parole di Mario Ferretti, per anni «voce» del ciclismo alla radio, sono entrate nella leggenda. Un uomo solo in gara – quando, a tutti garretti, sfiancava gli avversari e vinceva trionfalmente in fuga – e un uomo solo nella vita, Fausto Coppi, il campionissimo. 
A poche settimane dal cinquantesimo anniversario della morte (2 gennaio 1960), Gabriele Moroni gli dedica un libro, «Fausto Coppi. Solitudine di un campione», che non è l'ennesima biografia, né una carrellata dei successi, delle imprese, dei record. E' un'analisi, umana e non tecnica, della parabola discendente dell'ineguagliabile fuoriclasse, perché «gli anni del disfacimento sportivo sono quelli umanamente più interessanti  e significativi».
Giornalista di razza (è inviato speciale del «Giorno» e cronista per vocazione), Moroni affronta il «mondo» di Coppi con lo spirito e lo scrupolo professionale di uno abituato alle grandi inchieste. Pochi voli pindarici e molte notizie, molta concretezza. Testimonianze – dell'epoca e di oggi – che fanno capire l'uomo Coppi. E anche il campione, nel senso della sua straordinaria passione per la bicicletta, per esempio: tale da non fargli pensare nemmeno per un istante a smettere di correre, nemmeno quando gli anni passano e il fisico non lo sorregge più come una volta. «Continuerò a correre finché riuscirò a stare diritto – disse una volta a Camillo Campi, medico del Giro tra gli anni Quaranta e Cinquanta –. Voglio correre fino ai cinquant'anni».
Ampio spazio al «caso» della separazione dalla moglie Bruna e della relazione con la dama bianca, ovviamente. Caso noto e arcinoto, ma solo in superficie: solo per quanto riguarda il pettegolezzo, che all'epoca fece il giro del mondo. Moroni  ripercorre le tappe dello scandalo «carte» alla mano. Gli articoli dei giornali di quegli anni, le testimonianze dei protagonisti (tra gli altri, il giudice Dell'Aquila, che scrisse il dispositivo della sentenza di condanna), la sentenza stessa, il racconto degli amici di Coppi.  Ne esce un riepilogo documentatissimo. Che non si ferma alla condanna del tribunale: per la cronaca, tre mesi a Giulia Occhini e due a Coppi (e il giudice spiega, a tanti anni di distanza, perché la donna fu considerata «più colpevole» dell'uomo). Ma analizza anche un rapporto che, dopo la «passione grande e divorante» dei primi tempi, peggiora ogni giorno che passa. E lascia Coppi solo, sempre più solo. 
Liti e discussioni all'ordine del giorno. Lui che cerca ogni scusa per dormire fuori («Negli ultimi anni, correva anche per stare via di casa», dice Ettore Milano, il gregario più fedele di Coppi). Lei che, accecata dalla gelosia, arriva perfino a costringerlo a dei tour de force a luci rosse, «per sfiancarlo – garantisce ancora Milano –. “Così”, gli diceva, “non vai con altre donne”».
Un giallo che neanche il segugio-Moroni riesce a chiarire è quello della confessione-pentimento sul letto di morte. Monsignor Lorenzo Ferrarazzo, cappellano dell'ospedale di Tortona e amico di lunga data di Coppi, assicura che Coppi si pentì. «Voglio sapere una cosa – racconta di avergli detto il sacerdote –. So che sei separato in casa. So che non la puoi mandare via perché c'è di mezzo un bambino. So che tu lo vorresti. Se tutto questo è vero, dimmi solo di sì. La sua risposta è stata: “E' vero. Da tempo”. Non posso aggiungere altro. E' seguita la confessione». Versione sempre negata dalla dama bianca e da altri testimoni dell'agonia delle ultime ore di Coppi: non era cosciente e quindi non in grado di affrontare la confessione.
E poi, il mistero della morte assurda di Coppi e della leggerezza dei medici, gli aneddoti degli amici, il racconto del figlio Faustino. Da ogni angolo lo osservi, Moroni lo vede come un uomo solo. «Solo, eppure uomo, vir. La dignità nella sofferenza, il silenzio nel dolore. Fausto Coppi è stato anche questo».
Fausto Coppi. Solitudine di un campione   Mursia, pag. 152,  14
 

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