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Picasso e Gaudì, geni dell'innovazione

"La rosa di fuoco", la pittura catalana in mostra a Ferrara nel Palazzo dei Diamanti fino al 19 luglio

Picasso e Gaudì, geni dell'innovazione
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L’arte racconta la vita. L’arte racconta la storia. Tra l’ultimo Ottocento e l’inizio del Novecento l’Europa è stata scossa da quelle scoperte tecnologiche che hanno prodotto una veloce crescita ed espansione dell’industria con pesanti conseguenze sul tessuto economico e sociale. Le città dove sono sorte le industrie si sono gonfiate senza i relativi servizi: è migliorato il tenore di vita della media borghesia ma è spesso peggiorato quello delle classi più deboli, arrivate dalla campagna dove almeno il cibo lo trovavano mentre qui era a rischio. Una simile situazione aveva riflessi anche sulla vita culturale.
In campo artistico c’era chi partecipava a questo fervore vitale sperimentando nuovi linguaggi e chi denunciava l’ambiguità di una situazione sociale in cui persone facoltose ostentavano sfacciatamente le proprie ricchezze e altre mostravano i segni dei loro stenti. La fantasia creativa, tesa a superare antichi e sclerotizzati modelli accademici, ha dato vita a nuovi movimenti che sono stati chiamati Art Nouveau, Jugendstil, Liberty, Sezession e in Spagna Modernismo che a Barcellona ha avuto praticamente origine con l’Esposizione Universale del 1888 in un’atmosfera di generale entusiasmo e si è concluso in un «clima di generale depressione» con la tragica settimana del 1909, segnata da un’imponente sciopero generale rivoluzionario che ha provocato l’abbattimento di decine di chiese e conventi e l’uccisione di un centinaio di civili.
Era la fine di un sogno che aveva provocato importanti cambiamenti sociali anche nel ruolo della donna, nel mondo del lavoro, nell’economia, nella politica, nella vita quotidiana. In campo culturale e artistico il desiderio di sperimentazione del modernismo ha toccato sia l’architettura che le arti figurative e sono apparsi sulla scena catalana due grandiosi protagonisti Antoni Gaudì (1852 – 1926) e Pablo Picasso (1881 – 1973). Barcellona veniva chiamata dagli anarchici «Rosa di fuoco» per la particolare violenza dei conflitti sociali e per la vivacità della vita quotidiana, che continuava di notte nei caffè, nei locali notturni delle Ramblas e del Barrio Gotico. Questi anni inquieti ma anche molto fertili di ingegni e creatività vengono presentati a Ferrara in una mostra a Palazzo dei Diamanti (fino al 19 luglio) realizzata in collaborazione col Museu Nacional d’Art de Catalugna e intitolata «La Rosa di fuoco. La Barcellona di Picasso e Gaudì» a cura di Tomàs Llorens e Boye Llorens, cui si deve pure il catalogo contenente significativi saggi sulle varie sfaccettature storiche e artistiche di quel periodo, documentato da oltre 120 opere tra cui dipinti (una trentina), sculture, acquerelli, disegni, incisioni. La rassegna, suddivisa per temi, evidenzia «i molti legami – ha scritto Maria Luisa Pacelli, direttrice della Galleria d’arte moderna e contemporanea di Ferrara - tra la scena artistica e l’evoluzione della società barcellonese, da una parte enfatizzando come l’arte e l’architettura modernista incarnino e rispecchino i valori e i simboli con i quali la borghesia catalana legittima la propria crescente egemonia e dall’altra mettendo in luce le contraddizioni che emergono in questi anni assieme alla vertiginosa ascesa della città». E insieme agli artisti più conosciuti se ne scoprono altri di rilevante interesse ma poco noti in Italia in quanto sono rimasti sempre in Spagna, come ad esempio Isidre Nonell, straordinario disegnatore, Santiago Rusinol, Ramon Casas, Joaquin Mir, tutti barcellonesi. Il segno più forte in quel periodo a Barcellona l’ha impresso l’architettura e la mostra si apre proprio con le immagini d’epoca di Adolf Mas delle opere di Gaudì: la Sagrada Famila, Casa Batllò, Casa Gueil, La Pedrera e coi disegni dello stesso architetto che ha progettato edifici con forme ispirate alla natura, che talvolta sembrano liquefarsi. Ramon Casas, Santiago Rusinol, MiquelUtrillo e Pere Romeu nel 1897 hanno fondato Els Quatre Gats, locale che è diventato un punto di riferimento per gli artisti. Lì è nata una cartellonistica che si rifà ai manifesti parigini. Nei dipinti Rusinol coglie l’atmosfera dei caffè, Casas descrive realisticamente le esecuzioni capitali (La garrota) e i balli nei cabaret. Il diciannovenne Picasso col carboncino «incide» con profondità espressiva giovanotti e attempati borghesi e lui si ritrae con occhi grandi, sguardo penetrante e zigomi accentuati. Le case private della ricca borghesia sono piene di luce mentre quelle più modeste sono ombreggiate di tristezza. Le donne si abbandonano ai sogni, si truccano vistosamente e indossano spille in oro, smalto, ferro a forma di rosa, gelsomino, libellula. Joaquim Mir dipinge una natura palpitante di forme organiche e di colori caldi e avvolgenti che creano atmosfere oniriche. Per Camarasa, invece, la natura riflette la sensualità della «femme fatale» languida di seduzioni.
Picasso coglie singoli spettatori su sfondi teatrali come Gustave Coquiot. Contrapposta alla società opulenta c’è quella che vive in una umiliante povertà di cui Isidre Nonell ha lasciato personaggi indimenticabili per intensità emotiva come fa Picasso con la «Povertà dei miserabili», il noto «Pasto frugale» e due straordinarie opere del periodo blu «I tetti di Barcellona» e quella «Ragazza in camicia», capolavoro di giovanile fragranza.

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