CULTURA

Addio a Doctorow coscienza degli Usa

Lo scrittore aveva 84 anni. Tra i suoi amori la letteratura italiana

E.L. Doctorow

E.L. Doctorow

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Cercare di capire l’idea che l’America ha di se stessa e del suo passato, per poter meglio comprendere il presente era l’intenzione di quasi tutta l’opera di E.L. Doctorow, scomparso a 84 anni per un cancro ai polmoni. Esemplare in questo senso il romanzo cui deve la sua grande popolarità, «Ragtime» (1975), successo internazionale con anche una fortunatissima versione cinematografica firmata da Milos Forman (che lo scrittore comunque trovava semplicistica, rispetto la suo libro).
Si trattava di un ritratto caleidoscopico dell’America in fieri del primo Novecento (si va dal 1902 allo scoppio in Europa della prima guerra mondiale), giocato su ritmi sincopati (e il titolo non è casuale) tra personaggi inventati (la storia di una famiglia) e tanti personaggi storici in un gioco di rimandi, citazioni, avvenimenti esemplari, da Freud in viaggio con Jung ai magnati Morgan e Ford, sino all’anarchica Emma Goldman e all’incredibile mago Houdini, con i suoi tentativi e trucchi forse la figura più simbolica, «divo del varietà... tale perchè dominato da un desiderio di morte... e perché non sa distinguere tra la sua vita e i suoi esperimenti». Una radiografia dell’America andando a pescare nella sua cultura popolare, nella sua mitologia, con un intrecciarsi di storie leggere e inquietanti, di sogni, ideali, disillusioni, violenze, in un balletto che finisce sull’orlo del baratro, della Grande guerra.
Si capisce quindi che, sebbene i suoi libri spesso siano ambientati in epoche diverse, non gli corrisponde la facile etichetta di romanziere storico, che anzi è uno dei più attuali e provocatori su questi anni del suo paese, di euforie e drammi, di sviluppo e guerre, pronto, anche come individuo e artista, a prendere posizione, a non nascondere la sua visione progressista. E per entrare in contatto col lettore, per riuscire più coinvolgente, affidava spesso il racconto ad una voce che parlasse in prima persona, come il Ragazzo della prima parte di «Ragtime», come il figlio che testimonia in un processo la vicenda dei genitori (che ricalca quella tragica dei Rosenberg) in quel gran romanzo di umanità, psicologia e denuncia storica che è «Il libro di Daniele» (1971 - poi anche film di Sidney Lumet) che lo impone all’attenzione della critica (prima aveva pubblicato romanzi western e di fantascienza), per arrivare sino all’io narrante di «La coscienza di Andrew» (2014), ultima sua opera, di gran livello, da poco tradotta in italiano, delirio-confessione di un assassino scienziato cognitivo a un imprecisato Doc (uno psicanalista?), che finisce per essere una sorta di esame di coscienza dell’odierna America tecnologica in preda a illusioni e paure del dopo 11 settembre.
Di famiglia ebrea di origine russa Edgar Lawrence Doctorow era nato a New York nel 1931. Lettore fine e onnivoro, amante della grande letteratura europea, da Dante e i nostri classici delle origini sino ai Russi dell’Ottocento, dopo aver lavorato in una casa editrice, aveva insegnato a lungo all’università, principalmente Scrittura creativa, anche alla New York University, dove ha ottenuto nel 1982 la cattedra di Letteratura americana. Dopo un inizio come sceneggiatore, ha pubblicato molti libri, pagine di saggistica, varie raccolte di racconti, una dozzina di romanzi per i quali ha ricevuto premi importanti, il National Book, due volte il Pen/Faulkner e tre volte il National Book Critics Circle. Per lui, oggi, anche il cordoglio di Obama, che in un tweet lo ha salutato come «uno dei più grandi romanzieri d’America». I suoi libri «mi hanno toccato così tanto, e mi mancherà», ha scritto il presidente Usa.
Tra gli altri suoi romanzi, spesso ispirati a personaggi storici e pubblici che per questo, sosteneva Doctorow, avevano in sè già un elemento di fiction e testimoniano la precarietà del sottile confine tra realtà e mito che è una delle caratteristiche dell’anima americana, sono da ricordare «La fiera mondiale» (1985); «Billy Bathgate» (1989) storia al tempo del Proibizionismo di un povero giovane che cerca un riscatto inseguendo il suo mito, diventare un fuorilegge imitando il gangster Dutch Schultz; «L’acquedotto di New York» (1995) visione noir e quasi fantascientifica dello sviluppo enorme e incontrollato della citta alla fine del Novecentoe; «La marcia» (2005) sulla celebre campagna del generale William Sherman durante la Guerra di secessione americana lungo il Sud, da Atlanta fino al Nord Carolina, traversata esemplare e rivelatrice. E tutta l’opera di Doctorow in fondo è proprio una traversata dell’America negli anni della sua formazione come società moderna sino da oggi, alla crisi e la coscienza di una nuova vulnerabilità, in cui tutto sembra frutto del caso ed invece rivela radici precise e fili rossi che legano e spiegano.

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