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Arte-Cultura

Pietre dure di dolore

Pietre dure di dolore
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 di Giovanna Bragadini

Il muro è una costruzione eretta per difendere, fortificare, chiudere e circondarsi. Il muro può essere anche un simbolo con il quale confrontarsi, una misura invalicabile o, al contrario, un ostacolo da superare per scoprire significati altri. Ci sono muri che raccontano storie, e alcuni di questi saranno ricordati proprio nel 2010: vent'anni dalla caduta del muro di Berlino, cinquanta dai fatti del 7 luglio 1960 a Reggio Emilia, trenta dalla strage alla stazione di Bologna. Su questo filo conduttore l’Istituto Cervi di Gattatico ha costruito una mostra fotografica, grandi pannelli sui quali otto muri, immortalati nella loro quotidianità o presi da archivi storici, raccontano la «dialettica del confine». Presentata al Museo Cervi di Gattatico nei giorni scorsi in occasione del 66° anniversario del sacrificio dei fratelli Cervi e di Quarto Camurri, la mostra parte da una posizione scomoda: con le spalle al muro. Il visitatore è invitato a osservare l’esterno della stalla di Casa Cervi, e prosegue confrontandosi con immagini scelte per il loro significato nella storia collettiva: da una sezione del muro di Berlino piena di date da interpretare si va al poligono di tiro di Reggio Emilia, dove i sette fratelli e in seguito altri antifascisti vennero fucilati; la fotografia è stampata su una simbolica tenda, e l’oltrepassarla fisicamente allude al passaggio a una nuova epoca, portatrice di valori da trasferire alle future generazioni: la missione di tutti i luoghi di memoria. Il filo narrativo arriva quindi alla chiesa di San Francesco di Reggio Emilia, crivellata dai colpi sparati contro i giovani manifestanti il 7 luglio 1960, alla ferita ancora aperta di Bologna, al muro fra la Palestina e Gaza con uno dei famosi «graffiti» di Bansky inneggiante alla libertà, fino ai muri di Belfast, vivi e attivi nella loro opera di divisione. Il percorso termina con un inno all’armonia, alla vita, al superamento delle chiusure, concetti riassunti nel murales dipinto a Pisa da Keith Haring un anno prima della sua morte. A fare da intermezzo, un pannello di citazioni letterarie dove spicca un brano tratto da «The Wall» dei Pink Floyd, film che sarà oggetto di una proiezione commentata insieme a tanti altri appuntamenti in programma fino al 2 agosto. Ma ad apparire significativa è soprattutto la citazione che fa quasi da slogan alla mostra, tratta da «Il muro» di Jean-Paul Sartre: «Il muro dinanzi al quale i condannati troveranno la morte, le pareti delle stanze che chiudono tragici misteri». La mostra-installazione, dal titolo «Muri che parlano», è integrata nel percorso museale e collegata a un percorso di riflessione dove il piano storico/narrativo s'intreccia con il piano evocativo. Un articolato cartellone di eventi accompagnerà  dunque la mostra (per informazioni wwwfratellicervi.it o tel. 0522/678356): una serie di date significative per il calendario civile e appuntamenti ad hoc approfondiranno i temi suggeriti dal filo conduttore del progetto, come la storiografia italiana dopo la caduta del muro, la memoria delle divisioni abbattute, la rimodulazione dell’identità antifascista di fronte al crollo delle ideologie. La lunga rassegna di eventi, incontri, seminari e presentazioni stimolate dal tema dei muri parlanti si fa portatrice d’importanti valenze interpretative, storiche, sociologiche, iconografiche, linguistiche e filosofiche: si pone perciò, specialmente nei confronti dei giovani, come una valida palestra per stimolare un atteggiamento attivo e responsabile. I primi appuntamenti dell’anno sono sabato con David Bidussa, in occasione della giornata della Memoria, e il 10 febbraio con Francesco Maria Feltri, in occasione della giornata del Ricordo. L'installazione «Muri che parlano» è stata ideata da Morena Vannini e Mirco Zanoni, su idea dell’Istituto Alcide Cervi e con la collaborazione della Provincia di Reggio Emilia, Istoreco, Fototeca Biblioteca Panizzi, VIS, Telereggio, Associazione familiari delle vittime della strage alla stazione di Bologna 2 Agosto 1980. La mostra resterà aperta fino al 2 agosto 2010 negli stessi orari del Museo Cervi. L’ingresso è a offerta libera. 

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