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Il Battistero senza segreti

Il Battistero senza segreti
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Entrando nel Battistero di Parma si resta folgorati dallo straordinario fascino dei dipinti che lo decorano in tutta la sua amplissima estensione, facendone un eccezionale monumento di fede e di arte in cui nell’immensa volta il dotto discorso teologico sulla storia della salvezza è stato mirabilmente tradotto in immagini dalle maestranze romaniche, con conoscenze bizantine, del XIII secolo mentre nei nicchioni artisti trecenteschi hanno interpretato lo slancio di fede di quei parmigiani che hanno voluto lasciarvi il segno votivo della loro commossa devozione.  «Il Battistero di Parma - ha scritto Jacques Le Goff - è il prodotto di una ricerca di globalità armoniosa. Globalità dottrinale, globalità estetica».
Una globalità che lega strettamente l’interno con l’esterno, la decorazione pittorica con quella scultorea e con l’innovativa architettura, progettata da Benedetto Antelami, geniale artefice del passaggio tra il classicismo del romanico e il nuovo spirito gotico, il quale è riuscito a imprimere all’edificio una delicata leggerezza: geometrico fiore di pietra, mutevole nel rosa che brilla seducente alla carezza dei raggi solari o si stempera castamente nella luce perlacea delle brume autunnali. Un «unicum» impareggiabile in cui l’elevatissima abilità dell’Antelami è riuscita a legare anche l’architettura e la scultura al raffinato programma iconografico di base, dettato da qualche canonico dello «studium» vescovile, aggiornato sugli studi parigini dei Vittorini. Una edificante enciclopedia di pietra e di colore che stordisce per la sua grandiosità e complessità e che è difficilissimo potere osservare in tutti i suoi preziosi particolari.
A chi è interessato a conoscere più a fondo le singolari caratteristiche del Battistero viene ora offerta una eccezionale opportunità, quella della visione ravvicinata di tutte le immagini pittoriche e plastiche dell’interno così da poterne cogliere sfumature e peculiarità: una visita virtuale che si realizza mediante una sofisticata tecnologia consistente in una apposita «macchina» che su uno schermo rende consultabili tutte le immagini attuali e del passato, ossia prima degli interventi eseguiti negli ultimi due decenni del secolo scorso, sponsorizzati dalla Cassa di Risparmio di Parma, che hanno consentito il recupero alla piena visibilità di tutto l’apparato decorativo e lapideo.
 Il Battistero, iniziato da Benedetto Antelami nel 1196 e consacrato solennemente nel 1270, ha subito l’inevitabile degrado dovuto alle aggressioni atmosferiche e acuitosi nel Novecento con l’aumento dello smog; la pellicola pittorica inoltre presentava evidenti e pericolosissimi distacchi che rischiavano di lacerare il delicatissimo tessuto cromatico. E’ partita così una globale azione di recupero affiancata da una parallela campagna fotografica che ha fissato la situazione del monumento nelle sue varie parti prima, durante e dopo la pulitura e i restauri: 2900 fotografie che sono state digitalizzate e consentono di ripercorrere tutto il paziente e faticoso lavoro dei restauratori; le immagini ad altissima definizione si possono vedere nitidamente attraverso questa straordinaria apparecchiatura tecnologica, voluta dalla Diocesi e dalla Fondazione Cariparma, che l’ha finanziata. La postazione informatica - che sarà collocata nel Museo Diocesano ed è gestita con la fattiva collaborazione della Fabbriceria della Cattedrale - verrà presentata domani alle 11 in Battistero dal vescovo di Parma Enrico Solmi e dal presidente della Fondazione Cariparma Carlo Gabbi.
L'uso della postazione informatica - dotata di un grande schermo e di un software appositamente creato dalla Fotoscientifica, autrice delle foto - è piuttosto semplice e consente di vedere le incantevoli immagini sia nella loro successione orizzontale che in quella verticale così da agevolare le diverse possibili chiavi di lettura, nonché di osservarle tutte singolarmente e frontalmente per un approfondito studio tecnico, storico e iconografico.
Il Battistero, infatti, per la sua complessità può essere letto da molteplici angolazioni: religiosa, storica, artistica, simbolica, tecnica, urbanistica, economica. Si può esaminare, ad esempio, la produzione scultorea di Benedetto Antelami e del suo cantiere, che ha abbandonato improvvisamente Parma per motivi ancora ignoti, forse dopo il primo Battesimo avvenuto nel 1216, lasciando le statue dei mesi non finite né collocate.
Oppure «visitare» la vastissima superficie della volta (515 metri quadrati) dove è proclamato il trionfo di Cristo, signore del mondo e della storia, con immagini del Vecchio e Nuovo Testamento dipinte verso il 1230-35 con un contrasto tra le azioni sceniche di una dinamicità romanica e la ieraticità bizantina delle figure singole. Oppure si può ripercorrere l’articolato messaggio globale in positivo (e non per la paura del castigo) della salvezza tramite le opere buone, la misericordia di Dio e il sacrificio di Cristo la cui figura è dominante in tutto l’edificio. Oppure anche soddisfare semplici curiosità di stupendi incontri ravvicinati con santi e patriarchi, cogliendone fascino ed emozione.

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