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Letteratura

Nobel: vince la Alexievich, voce degli oppressi

L'autrice bielorussa ha scritto libri sulla tragedia di Cernobyl e sulla guerra sovietica in Afghanistan. La scrittrice proviene dal giornalismo. Impegno civile e coraggio politico nelle sue dure ma accorate pagine

Nobel vince la Alexievich, voce degli oppressi
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Le voci di chi è stato toccato dalla tragedia. Le parole di chi ha vissuto la guerra. I sentimenti di chi ha sofferto e vissuto sulla propria pelle il crollo dell’Urss. Il Premio Nobel per la Letteratura 2015, la bielorussa Svetlana Alexievich, nei suoi libri entra nel cuore delle persone più che degli avvenimenti, come mostra il suo più famoso «Preghiera per Cernobyl», pubblicato nel 2004 dalle Edizioni E/O che hanno fatto conoscere la scrittrice e giornalista in Italia e per cui arriva la prossima settimana una nuova edizione.

«Grazie alla Svezia perché capisce il dolore russo» ha detto la scrittrice bielorussa alla notizia del premio che la ha raggiunta mentre stirava, nella sua casa di Minsk.

«Non me l’aspettavo, se n’era parlato molto ma io cercavo di tenere le distanze» ha aggiunto. Il suo ultimo libro uscito nel nostro Paese è «Tempo di seconda mano. La vita in Russia dopo il crollo del comunismo» pubblicato da Bompiani nel 2014 che annuncia per novembre 2015 l’uscita dell’inedito in Italia «La guerra non ha un volto di donna» dedicato all’epopea delle donne sovietiche nella seconda guerra mondiale. Pubblicato per la prima volta nel 1985, il libro è stato completamente riscritto dall’autrice per questa nuova edizione ampliata, reintegrando le ampie parti di testo su cui si era abbattuta la censura e aggiungendo nuovi materiali. In una delle rare volte in cui non sono stati smentiti i pronostici e le scommesse della vigilia, l’ambito riconoscimento dell’Accademia Reale Svedese è stato dato alla Alexievich, 57 anni, proprio «per la sua opera polifonica, un monumento alla sofferenza e al coraggio del nostro tempo». La stessa scrittrice Premio Nobel 2015 nella sua recente visita in Italia, lo scorso settembre al Festivaletteratura di Mantova, aveva sottolineato: «Da noi la gente vuole parlare, siamo abituati a sfogarci. La nostra è la cultura del racconto. Raccontare il dolore fa parte della tradizione russa». Così in «Preghiera per Cernobyl», con cui ha vinto il prestigioso U.S. National Book Critics Circle Nonfiction Award, ha dato voce a bambini, soldati, contadini, intellettuali, credenti e atei toccati dal disastro nucleare. «Cernobyl è il principale contenuto del loro mondo. Esso ha avvelenato ogni cosa che hanno dentro, e anche attorno, e non solo l’acqua e la terra. Tutto il loro tempo. Questi uomini e queste donne sono stati i primi a vedere ciò che noi possiamo soltanto supporre» ha scritto l’autrice sottolineando: «Questa è la ricostruzione non degli avvenimenti, ma dei sentimenti. Per tre anni ho viaggiato e fatto domande a persone di professioni, destini, generazioni e temperamenti diversi». In «Ragazzi di Zinco» (E/O 2003), che torna in libreria in nuova edizione, la guerra russa in Afghanistan ha gli occhi dei reduci sovietici, delle madri dei caduti e le parole degli afgancy, i ragazzi che quel conflitto ha trasformato in assassini. Mentre in «Incantati dalla morte» (E/O 2005), fuori catalogo, sono in scena i suicidi dopo il crollo dell’Urss. Originaria di Stanislav, in Ucraina, dove è nata nel 1948 da padre bielorusso e madre ucraina, entrambi insegnanti, la Alexievich ha studiato giornalismo all’Università di Minsk dove è tornata a vivere nel 2011 dopo undici anni passati lontano dal suo paese, per la maggior parte a Parigi. Critica nei confronti del governo dittatoriale in Bielorussia è stata perseguitata dal regime del presidente Aleksandr Lukasenko, i suoi libri sono stati banditi dal suo paese che ha lasciato nel 2000. E oggi dice: «non mi piace questo 84% dei russi che incita ad uccidere gli ucraini, mi piace il mondo russo della letteratura e della scienza ma non rispetto il mondo russo di Putin e di Stalin».

Definita scrittrice di «reportage letterarì, in odore di Nobel dal 2013, la Alexievich ha vinto numerosi premi internazionali fra cui il Premio per la pace degli editori tedeschi alla Fiera di Francoforte 2013, il Prix Medicis essai e il Premio Masi Grosso d’Oro Veneziano ed è stata cronista dei principali eventi dell’Unione Sovietica della seconda metà del XX secolo da cui viene, forse, la sua scrittura corale.

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