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Gli anni Sessanta raccontati come una foto di gruppo

Gli anni Sessanta raccontati come una foto di gruppo
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l calcio come metafora della vita. E gli anni Sessanta, come recitava un famoso spot con Ernesto Calindri, «contro il logorio della vita moderna». Intesa, appunto, come gli anni Duemila. I colori sono il nero e l'azzurro, quelli dell'Inter. E il libro si chiama «Vinceremo di sicuro»: l'autore, Michele Brambilla - prossimo direttore della Gazzetta di Parma -, gli anni Sessanta li ha vissuti intensamente, anche se era bambino. Tutto comincia con la semifinale di Coppa dei Campioni tra Inter e Liverpool del 12 maggio 1965 e di quella magica e grande squadra che seppe fare un miracolo, calcistico, sovvertendo i pronostici. Era l'Inter della formazione che si legge tutta d'un fiato: Sarti, Burgnich, Facchetti, Bedin, Guarneri, Picchi, Jair, Mazzola, Peirò, Suarez, Corso. Del mago Helenio Herrera e del presidente Angelo Moratti. Che dominava in campionato, in Europa e nel mondo.
E Brambilla comincia il suo «viaggio» nella storia e nella memoria da quella sera: racconta gli anni Sessanta sul filo del ricordo e della nostalgia senza, però, cadere nella retorica di «come era bello il passato». Certo per chi, come me, ha vissuto da bambino quegli anni, è stato bello «rivivere» certe emozioni, ricordare, come ha fatto lui, avvenimenti che hanno segnato la Storia come la notte del 20 luglio 1969 quando l'uomo pose il primo piede sulla Luna.
Gli anni Sessanta, però, sono stati segnati anche da eventi tragici come la tragedia del Vajont, il 9 ottobre 1963, o l'alluvione di Firenze, avvenuta il 4 novembre 1966. Ma «Vinceremo di sicuro» non è un almanacco di storia, ma un libro anche di costume. E, allora, non possono mancare i riferimenti alla musica leggera: a due emergenti di quegli anni, Gianni Morandi e Caterina Caselli. «Fatti mandare dalla mamma a prendere il latte» e «Nessuno mi può giudicare» sono canzoni rimaste nella memoria collettiva degli italiani. Molto yéyé. A proposito della Caselli, divertente l'episodio che ha visto protagonista lo stesso autore, nel 1966 a Milano Marittima, quando a otto anni ha ricevuto un bacio sulla guancia dal «Casco d'oro». E, rimanendo in tema di mare, limpido il ricordo delle vacanze a Milano Marittima, dei bomboloni, dei canditi e dei pedalò: «E' stata, soprattutto, il paradiso dei bambini degli anni Sessanta: e quello che ci ha sedotti da bambini - scrive - non l'abbandoniamo più, perlomeno nel cuore».
Il calcio, comunque, è il protagonista indiscusso: sia quando Brambilla racconta di personaggi, come l'avvocato Peppino Prisco o il capitano prima e presidente nerazzurro poi Giacinto Facchetti, sia quando si sofferma sulle sconfitte della sua amata Inter, come il ko contro il Celtic nella finale di Coppa dei Campioni e il tonfo a Mantova quando perse lo scudetto, avvenuti nel giro di una settimana nel 1967. Arrivando fino al «triplete» di Mourinho.
I colori, nero e azzurro, appaiono e scompaiono dalle pagine di «Vinceremo di sicuro». Il nero della tragedia affiora con la strage di piazza Fontana e il toccante ritratto del commissario Calabresi. Ma il sorriso, in questo caso l'azzurro, ritorna con gli incontri: a cominciare da Franca Valeri, passando per Renzo Arbore e arrivando a Pupi Avati.
Strappa più di un sorriso il «faccia a faccia» tra Helenio Herrera, il mago dell'Inter, e Nereo Rocco, il «paròn» del Milan: le due anime della Milano calcistica degli anni Sessanta che, seppure rivali, erano legate da un profondo rispetto.
E, come non dimenticare, le perplessità del piccolo Michele guardando, qualche anno dopo, una foto di Livio Berruti, medaglia d'oro sui 200 metri a Roma: «Ma come ha fatto uno con gli occhiali a vincere le Olimpiadi?». Uno dei tanti «misteri» positivi degli anni Sessanta.
«Ho scritto queste pagine - puntualizza Michele Brambilla - non solo per ricordare il tempo in cui i nostri sogni erano ancora intatti, ma soprattutto per scacciare il pessimismo che oggi ci impedisce di cogliere quelle piccole e grandi cose, tutte irripetibili, che saranno domani la nostra nostalgia. Le ho scritte, in fondo, per ricordare, ai ragazzi di ieri e di oggi, l'importanza di riconoscere, in qualunque circostanza, la straordinaria bellezza del vivere».
Vinceremo di sicuro
di Michele Brambilla
Piemme, pag. 196, 17,50

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