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Una rete, mille incognite

Una rete, mille incognite
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 Christian Stocchi

 

La storia insegna: quando si parla di tecnologie, le previsioni sono come il gioco d’azzardo. E, siccome pochi hanno la sfera di cristallo, il consiglio è semplice: astenersi. Semmai è più importante capire. Lo spiega bene un esperto del Cnr, Francesco Antinucci, che nel saggio «L'algoritmo al potere» (Laterza) racconta la «vita quotidiana ai tempi di Google», sfatando anche alcuni luoghi comuni.

Contro i falsi miti

Innanzitutto va rivista l’idea del «determinismo tecnologico», secondo cui «la forza guida dello sviluppo, e in generale del progresso» è la tecnologia. Dalla radio a internet, le tecnologie sono spesso state concepite per scopi diversi da quelli per cui si sono poi imposte: la radio doveva sostituire il telefono dove non si potevano stendere fili; internet è stata ideata come sistema di comunicazione militare. Come poi siano andate le cose, è noto. Applicare sistemi tradizionali alle nuove tecnologie significa perdere la sfida: è un po' come versare «vino vecchio in botti nuove»... Il segreto è allora innovare (a volte capovolgere) logiche consolidate. Insomma, è l’idea, la creatività a fare la differenza, non la macchina. Alcuni casi sono tanto paradossali quanto significativi.

Da Netflix a Youtube

Come si noleggia un film? Vai in un negozio e affitti il dvd, pagandolo in base a quanto tempo lo tieni. Se tardi a riconsegnarlo, scatta la penale. L’idea più semplice è ovviamente quella di applicare le regole del negozio reale al negozio virtuale, ossia all’acquisto on line. Ma una società statunitense, Netflix, ha deciso di ribaltare questa logica: tu fai un abbonamento e paghi un canone mensile; poi ricevi via posta quanti film vuoi (uno, due o tre alla volta) e puoi tenerli senza limiti di tempo. Quando li restituisci, puoi averne altri. Ecco dunque capovolte le regole del gioco. Una rivoluzione a vantaggio del consumatore? Solo in apparenza. Perché più tieni il film, meno costi ci sono per chi te lo noleggia. Netflix, poi, ha messo a disposizione dei suoi abbonati i film anche sul web: tutto subito, gratis, senza limiti. Un errore? No, la società ha risparmiato sulle spese, contando anche sul fatto che il tempo dell’abbonato per guardare i film non è illimitato. Alla fine Netflix ha vinto la sua sfida, mentre Blockbuster, leader del noleggio dei film, ha chiuso quasi mille negozi. Paradossale anche il caso di Google: lavorava per il motore di ricerca di Yahoo, ma, a differenza di Yahoo (e di altri giganti come Microsoft), aveva capito che la crescita esponenziale di internet imponeva ai motori di ricerca criteri esclusivamente matematici, senza selezioni fatte da uomini. Meno qualità forse, ma più efficienza: l’algoritmo di Google si basa sulla forma delle parole e prescinde dal significato; ma sa offrire una ricerca tanto più precisa quanti più dati assimila. E Yahoo, fornendo a questa piccola società un’ampia base di dati, le ha di fatto consegnato l’arma con cui è stata freddata: così le entrate di Google dal 2001 al 2008 sono aumentate mediamente del 190% all’anno, mentre Yahoo colava a picco. Nel frattempo, però, Google ha puntato anche sui video, senza capire che non si possono applicare i criteri della ricerca testuale alle immagini. E così ha ceduto il passo a YouTube, che ha invece saputo investire sulla fruibilità e sull'accessibilità, comprendendo che chi cerca video non vuole informazioni. Vuole intrattenimento. Morale: non riuscendo a competere, nel 2006 Google ha comprato YouTube per 1,65 miliardi di dollari...

Wikipedia: più democrazia?

 Internet uguale democrazia? Spesso è solo un’illusione. Perché, in questo caso, più informazioni e più facilità d’accesso non significano più opportunità per tutti. Anzi, chi più sa, più è avvantaggiato. Chi ha pochi strumenti culturali, si perde in un mare magnum nel quale tutte le informazioni hanno lo stesso valore. Si pensi a Wikipedia: un’enciclopedia a cui tutti possono contribuire. Il criterio? La verificabilità delle informazioni, non l’attendibilità. Ma su che base, se non quella dell’attendibilità di una fonte, si può dire che un dato è verificabile? Del resto, lo ammette la stessa Wikipedia...

I rischi

Si comprende dunque come i principi della democrazia non possano essere applicati meccanicamente alle conoscenze specialistiche. Siete sicuri di poter accettare informazioni di carattere medico, condivise a maggioranza da una giuria di internauti, che magari nella loro vita si occupano di finanza o di cucina? Internet nasconde poi altri rischi: ad esempio, i social network rendono pubblici dati, gusti e preferenze personali, che espongono alla manipolazione della pubblicità o della comunicazione politica. Insomma, la rete può diventare un’autentica prigione. Coraggio, però, alcuni dati ci rassicurano, se è vero che «l'attività pubblicitaria di Facebook a fine 2008, a un anno dalla sua apertura, è stata un mezzo fallimento». Le vie dell’innovazione, insomma, sono davvero infinite. E imprevedibili. 

L'algoritmo del potere

Laterza, pag. 124, euro 14,00

 

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