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Arte-Cultura

Lichtenstein, ricerca inquieta

Lichtenstein, ricerca inquieta
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 Se digitiamo sul noto motore di ricerca Google il nome Roy Lichtenstein, oltre naturalmente alle pagine relative alla vita dell’artista, vediamo apparire esclusivamente immagini dove il mondo dei fumetti e le sue icone sono i protagonisti. L’artista statunitense infatti deve prevalentemente la sua notorietà presso il grande pubblico alle vignette tratteggianti giovani volti di donna, le cui voci vengono raffigurate per mezzo delle famose «nuvolette». Chi tuttavia non vuole uniformarsi a questa opinione, o meglio tenta di documentare come l’opera di Lichtestein non si esaurisca con i comics, è Gianni Mercurio, curatore della mostra «Meditations on Air», attualmente visibile presso la Triennale di Milano fino al 30 maggio (chiusa il lunedì). La rassegna realizzata in collaborazione con The Roy Lichtenstein Foundation di New York sottolinea come la formazione e soprattutto la ricerca del maestro americano scaturisca da una costante e attenta ricerca, che spazia all’interno della storia dell’arte. 

Il percorso espositivo include oltre cento opere, più numerosi disegni, collages e sculture, articolandosi in sezioni tematiche, partendo dai lavori degli anni '50, poco conosciuti e molti di essi qui esposti per la prima volta. È significativo come Lichtenstein precorra i tempi e coniughi i linguaggi modernisti provenienti dall’Europa con una rilettura dei temi appartenenti ai nativi americani e della cultura della grande frontiera. I primi lavori davanti ai quali il visitatore si trova al cospetto sono immagini realizzate prendendo come fonte d’ispirazione opere molto note di artisti degli anni '50, come nel caso del quadro Washington crossing the Delawere realizzato da Emanuel Leutze: un omaggio all’attraversata del fiume Delawere da parte di George Washington durante la prima guerra d’Indipendenza americana. Si prosegue con alcune opere attinenti alle conquiste terriere da parte dei pionieri, passando per la tela Untiteled, di chiaro rimando all’Espressionismo Astratto. Sono gli anni '60 quando Lichtenstein apporta all’interno dei suoi lavori la tecnica del Benday, il risultato di un processo di stampa che armonizza due o più piccoli punti colorati per ottenere un terzo colore. Il Benday, che Lichtenstein realizza con l’aiutato dello stencil, diviene un segno distintivo di tutta l’opera del maestro americano. Nascono anche da questo assiduo desiderio di sperimentazione le famose reinterpretazioni dei grandi maestri della storia dell’arte come: Mondrian Matisse, Monet e Picasso. L’indagine si dirige verso una destrutturazione a cui segue una personale e alternativa ricostruzione, anche grazie a mezzi di comunicazione come la stampa. Le fonti sono prevalentemente i testi di storia dell’arte o riviste dove sono riprodotte opere divenute icone, che Lichtenstein a sua volta copia, apportando alcune sostanziali modifiche, per poi proiettare tale disegno su tela. 
L’opera finale è quindi realizzata con una tecnica che ricorda i procedimenti tipici della stampa tipografica, che possiamo definire volutamente impersonale per la sua bidimensionalità e assenza di chiaroscuri. Gli anni '70 si aprono con l’interesse per le nature morte; il ciclo delle Still Life, ancora una volta stimolato dalla lezione di Matisse e Picasso. Eccoci giunti alle opere nate grazie all’osservazione degli artisti tedeschi appartenenti a quella grande «espressione emozionale» che è l’Espressionismo, per poi giungere a lasciarsi affascinare dallo studio sul movimento, che così intensamente contraddistingue il Futurismo.
 Il movimento produce spesso velocità, che a sua volta inevitabilmente traduce in astrazione tutto ciò che la circonda; il gesto si fa astratto e diviene protagonista nella serie Brushstroke, dove la pennellata si dilata nella dimensione, fino a divenire l’unico elemento ritratto sulla tela.A rriviamo infine agli ultimi anni '70 e agli anni '80 e '90, nei quali l’artista americano si lascia avvolgere dal fascino psichico del Surrealismo e dai paesaggi cinesi o quelli a pastello raccontati da Edgar Degas, spingendo poi la riflessione sulle armonie e le difformità esistenti tra l’arte concettuale e quella geometrica.
 

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