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Pasolini inedito, è giallo

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Renato Cutri

 Non è più disponibile il dattiloscritto di un capitolo del libro postumo di Pier Paolo Pasolini, «Petrolio», che il senatore del Pdl e bibliofilo Marcello Dell’Utri, aveva preannunciato per la XXI Mostra del ibro antico. «Purtroppo quella sorpresa non ci sarà – ha spiegato Dell’Utri, arrivando al Palazzo della Permanente dove  si ieri si è aperta  la rassegna -. Chi ne è in possesso si è preoccupato per tutte le questioni scoppiate sui giornali e non me lo ha più voluto dare».  Dell’Utri aveva preannunciato che il dattiloscritto dal titolo «Lampi sull'Eni», che non è pubblicato nel libro, conteneva diverse argomentazioni legate all’Eni, Cefis e Mattei. «Ne ho lette poche pagine, avrei voluto leggerlo tutto – ha detto il senatore – ma confido che passata questa buriana, chi lo ha cambi idea». La Mostra del libro antico resterà aperta fino al 14 marzo in questa edizione dedica una retrospettiva con fotografie e le prime edizioni delle sue opere a Pier Paolo Pasolini, nel trentacinquesimo anniversario della sua morte.   Erano su veline dattiloscritte i fogli inediti di Pasolini, visti da Dell’Utri, che contava di avere il manoscritto per la mostra del libro antico.  «Erano fogli, veline – ha spiegato – io le ho avute tra le mani per pochi minuti». Alle insistenze dei giornalisti che gli hanno chiesto se ci siano in giro altri inediti di Pasolini, Dell’Utri ha risposto: «C'e una grande confusione». Alla domanda se ha avuto contatti con gli eredi dello scrittore morto 35 anni fa, Dell’Utri ha risposto di no. Pasolini, per scrivere il manoscritto «Lampi sull'Eni» secondo Dell’Utri si sarebbe in qualche modo basato sul libro«Questo è Cefis» uscito per la prima volta nel 1972 e di cui è esposta una delle poche copie di quegli anni. L’altro libro «L'uragano Cefis», scritto nella metà degli anni '70, era stato bloccato prima dell’uscita nelle librerie. Il libro esposto, ha spiegato Dell’Utri, ideatore della mostra, proviene dalla stessa fonte che gli aveva promesso un manoscritto inedito di Pasolini, «Lampi sull'Eni».

Insieme a «Questo è Cefis» è esposto anche un altro libro «L'uragano Cefis», scritto da Fabrizio De Masi. «Sono due libri rarissimi e particolari – ha detto Dell’Utri spiegando ancora una volta il giallo della mancata presenza del dattiloscritto più atteso -. È un giallo anche per me il motivo per cui questa persona non mi ha più voluto dare il dattiloscritto. Io l'ho avuto per le mani per pochi secondi, ma ho avuto modo di capire che potrebbe contenere davvero delle cose interessanti». Alle insistenze dei giornalisti su chi sia questa persona che ha il manoscritto, Dell’Utri ha risposto: «E' un cristiano, non posso dire altro». «E' stato lui a contattarmi – ha aggiunto - ma del resto capita spesso che qualcuno mi cerchi conoscendo questa mia passione». «Questo è Cefis. L’altra faccia dell’onorato presidente»,  è una sorta di mito bibliografico. Inghiottito subito nel nulla e riemerso quasi come un fantasma sull'onda del libro postumo «Petrolio» di Pier Paolo Pasolini che trasse da questa biografia, durissima, svillaneggiante, sarcastica, notizie ed elementi per il capitolo «Lampi sull'Eni». Un capitolo a cui lo stesso Pasolini fa un rinvio interno in «Petrolio» accreditando così l’idea che esistesse effettivamente nel dattiloscritto anche perchè una sorta di schema grafico dello stesso compare nel testo pubblicato a 17 anni dalla morte dello scrittore. Per molti studiosi e per il magistrato Vincenzo Calia, che ha indagato sulla uccisione del presidente dell’Eni Enrico Mattei nel 1962 –  questo il risultato delle sue indagini - proprio la biografia scomparsa di Cefis è alla base delle informazioni utilizzate dallo scrittore per questo romanzo politico sul potere in Italia e in particolare per il capitolo «Lampi sull'Eni» . Il volume su Cefis dopo anni di evocazioni arriverà a settembre in libreria, edito nuovamente da Giovanni Giovanetti, gran patron delle edizioni Effigie che hanno svelato con due libri di Gianni D’Elia il giallo del capitolo scomparso di «Petrolio». Rubato secondo Guido Mazzon, cugino di Pasolini, dopo la morte dello scrittore, mai steso per la cugina Graziella Chiarcossi. Una diatriba che si trascina, immobile, da anni. La novità è che dell’Utri, grande bibliofilo, è sulle tracce del libro di Steimezt, che altro non è che lo pseudonimo di Guglielmo Ragozzino. Il senatore ha chiuso, almeno per ora la partita del capitolo mancante. Alla mostra di Milano non ci sarà: «Confido che passata questa buriana, chi lo ha cambi idea». Quel capitolo, secondo Dell’Utri sarebbe di 78 pagine e il senatore ne avrebbe, secondo quanto ha inizialmente detto e confermato ieri, letto solo alcune.  Certo è che il libro di Steimetz compare già da un anno su internet, pubblicato a puntate da Giovanetti, ed è stato riproposto su alcuni siti dopo l’annuncio del bibliofilo e senatore del Pdl. Messaggi cifrati? Incroci che rinviano a trattative ben più importanti? Vecchi scheletri che vengono evocati in passaggi delicati,anche processualmente? Tutte le interpretazioni sono aperte. Giovanetti è ben convinto che quel capitolo esista e che una delle fonti sia proprio il libro «desaparecido» che fornì a Pasolini il retroterra documentale per spiegare la feroce lotta tra capitalismo petrolifero di Stato e privato (Fanfani-Cefis e Monti-Andreotti). 

 

 

 

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  • Silvano

    17 Marzo @ 23.12

    Esisteva invidia e voglia di soppiantarlo! Enrico Mattei non ha accumulato capitali per la sua famiglia oppure per il suo partito oppure per i suoi amici! Era nato povero e povero era quando è stato ucciso! Per dare una pensione a sua moglie si è dovuto fare l’impossibile! Questo fatto la dice lunga sul suo essere uomo sensibilissimo ai bisogni degli altri, sacrificando ogni slancio egoistico! Dell’appellativo di “corruttore-incorruttibile” lui stesso ne parlava quasi fosse una giustificazione per dimostrare quanto difficoltosa ed incompresa era la strada da percorrere nel raggiungere quegli obiettivi relativi allo sviluppo energetico italiano, pur a tutti evidenti e sicuramente ritenuti estremamente positivi negli anni della ricostruzione post bellica! Il poco tempo trascorso dalla sua scomparsa ha già cancellato la sua figura, come se la morte debba essere attribuita ad una sua colpa! Invece Enrico Mattei ha versato lacrime, nell’ultimo periodo vissuto, a causa delle minacce ricevute! Sicuramente egli era coinvolgente e determinato nel perseguire risultati altruistici, il bene comune, la liberazione atavica dalla miseria nazionale! Questo apparentemente facile successo, raggiunto da un personaggio semplicissimo come era Enrico, suscitava invidia, spirito di emulazione ma anche voglia di soppiantarlo! E così è stato! Che Enrico Mattei è stato un corruttore lui stesso non ne ha fatto misteri ed apertamente lo ha ammesso, ma ammazzarlo è da invidiosi, oltre che da traditori! Chi ha usato la pena di morte non ha agito per legittima difesa ma per vigliaccheria e tornaconto! Negli anni millenovecentocinquanta per fortura abbiamo avuto l’opera di Mattei, diversamente la ricostruzione e lo sviluppo economico italiano sarebbe ancora da inventare! L’ingratitudine italiana regna sovrana e come di solito avviene nel nostro Paese in queste circostanze, chi si è visto si è visto . . . . !

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