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La vita dei primi «parmenses»

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 Maria Giovanna Arrigoni Bertini è stata docente di Epigrafia Latina all’Università degli Studi di Parma. Ha collaborato alla "Storia di Parma" edita da Mup con un contributo intitolato "I parmenses: società, religione, costume. Le fonti epigrafiche". Mercoledì 31 marzo, alle  17, Maria Arrigoni Bertini, autrice del saggio che segue, terrà una conferenza a Palazzo Sanvitale (piazzale  Sanvitale 1, a Parma) sul tema «I parmenses. Gli abitanti di Parma romana».

Le tracce dell’antico giunte fino a noi permettono, per quanto limitate, di comporre un quadro della società parmense in età romana. Le opere degli storici e i ritrovamenti archeologici consentono di conoscere le linee essenziali della storia della città e la sua realtà urbana e territoriale; i documenti epigrafici in particolare ne documentano il modo di vivere, dalla organizzazione politica, economica e sociale, ai rapporti familiari e alla vita quotidiana nei suoi più vari aspetti.
 Parma, colonia di diritto romano, e quindi composta da cittadini romani, si amministrava con magistrati propri. Le epigrafi documentano la presenza di: duoviri, supremi magistrati in carica per un anno, decurioni, membri del senato locale nominati a vita, questori a capo dell’amministrazione finanziaria, edili cui era affidata la cura delle strade, degli edifici pubblici e sacri, dell’organizzazione dei mercati - era previsto, ad esempio, un affitto dell’area ove collocare i banchi - e dell’approvvigionamento della città.
 L’ambizione per le cariche pubbliche, nel periodo repubblicano e nei primi secoli dell’Impero, doveva essere notevole anche a Parma: analogamente alla vicina Bologna, dove resta un manifesto elettorale dipinto su muro, le campagne elettorali dovevano prevedere una partecipazione diretta del popolo a sostegno dei candidati. Questi ultimi promettevano protezione e vantaggi agli elettori, tra cui l’allestimento di combattimenti con le fiere e di giochi gladiatori, come testimonia un’epigrafe ritrovata nella zona in cui sorgeva l’anfiteatro, nei pressi dell’attuale Convitto Nazionale Maria Luigia, che documenta l’esistenza di una scuola gladiatoria.
Non tutti i Parmenses avevano tuttavia la "idoneità" a presentarsi sulla scena politica: i liberti, divenuti liberi, anche se in possesso dei requisiti finanziari necessari, non potevano ambire alle più alte cariche cittadine. Per ottenere un ruolo onorevole nella società e acquisire prestigio in ambito cittadino, potevano promuovere opere pubbliche, con le quali assicurare vantaggi ai concittadini e, per se stessi, una ricaduta favorevole in termini di promozione politica e sociale.
Emblematico è il caso di Munatius Apsyrtus, il cui cognome grecanico suggerisce un’origine libertina, che promuove una grande opera di riqualificazione cittadina con la lastricatura di una strada, la realizzazione di marciapiedi e fontane, e la monumentalizzazione di una porta urbana con marmi, statue e zampilli. Una donazione pubblica con ritorno positivo e di grande visibilità per il donatore che riesce così, come testimonia una iscrizione dedicata ad August e con ogni probabilità da lui stesso commissionata, a divenire seviro ed Augustale, cariche accessibili ai liberti. 
Dei "subalterni", liberti, donne, bambini, schiavi comunemente il racconto storico non parla. Le testimonianze epigrafiche ne documentano la presenza a Parma e la attiva partecipazione alla vita cittadina. Sono liberti il purpurarius, tintore di lane particolarmente pregiate nel parmense, e i tonsores, i barbieri. Schiavi pubblici, Kalocaerus ed Helaenus, attendenti (apparitores) che affiancavano con varie funzioni i magistrati cittadini, ed Eucharistus, cassiere pubblico. 
Pelops, pure di condizione servile, figura come garante dell’autenticità di sacchi di monete (nummularius). Questo conferma il fatto che gli schiavi, pur privi di personalità giuridica, qualificati come "cose" dal diritto romano, e ignorati dagli storici antichi, erano in realtà presenti e partecipi alla vita cittadina, anche talvolta in ruoli di non trascurabile rilevanza. 
Per le donne, ricordate quasi essenzialmente nei rapporti familiari, è confermata la spesso prematura scomparsa e la precocità e brevità dei legami matrimoniali, come nel caso di Caerellia Veneria, morta a quindici anni dopo tre di matrimonio, o di Postumia Felicitas, scomparsa prematuramente dopo solo quattro anni di vita coniugale. La dedica del marito, un veterano della guardia imperiale, rivela il rimpianto per il lungo periodo vissuto lontano dalla giovane moglie. 
Militari originari di Parma sono documentati, in documenti epigrafici, in corpi speciali in servizio nella capitale o come legionari dell’Impero romano. Alcuni, ritornati al termine del servizio nella terra di origine, potevano ritirarsi negli "ozi" della campagna oppure, ottenuti ruoli adeguati, partecipare alla vita pubblica della città. 
MARIA GIOVANNA ARRIGONI BERTINI
 

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