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«Internauti e identità a rischio»

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Una crisi di identità che corre alla velocità della fibra ottica. Linguaggi liquidi che modificano il nostro modo di pensare e di agire senza che nemmeno ce ne accorgiamo. La cosiddetta Web society che prende in mano le redini del mondo, ma che non sempre riesce a guidarlo su strade giuste. Per questo Fausto Pagnotta si è di nuovo cimentato, come curatore, con un volume impegnativo, dal titolo «Linguaggi in Rete. Conoscere, comprendere, comunicare nella Web society» edito da Le Monnier Università-Mondadori Education, nel tentativo di comprendere e fare comprendere anche ai lettori un nuovo ambiente di vita quotidiana con i suoi linguaggi: la rete. Pensieri, emozioni, disagi che passano attraverso una tastiera o un touch screen e che possono contenere insidie quando non si conosce a fondo il mezzo per esprimerli. Pagnotta, storico e sociologo, collabora con il Dipartimento di Giurisprudenza (Corsi Unificati in Servizio Sociale) dell’Università di Parma, dove insegna Storia dei diritti umani e Web society.  È dottorando di ricerca in Studi Politici presso l’Università di Roma «La Sapienza». Tra le sue pubblicazioni, nel 2013 è uscito per la collana Studi di Le Monnier Università-Mondadori Education il volume «L’Età di Internet. Umanità, cultura, educazione». Un’Età che l’autore continua a esplorare come un archeologo informatico.

Professor Pagnotta, abbiamo i mezzi culturali per comprendere la rete e i suoi linguaggi?

Per comprendere bisogna innanzitutto avere la curiosità di conoscere e senza questa non c’è mezzo culturale che possa dirsi efficace. In particolare dobbiamo sviluppare un atteggiamento di ascolto delle forme e dei contenuti con cui giovani e adulti utilizzano il web quale strumento e ambiente per comunicare sentimenti ed esperienze di vita, in modo da limitare il divario comunicativo tra generazioni.

Lei e altri studiosi avvertite di stare in guardia dai pericoli del web: la prevenzione è il miglior antidoto, ma voi quale rimedio proponete?

Se ci riferiamo alle forme di abuso delle nuove tecnologie digitali e del web da noi trattate nel libro, tra cui il cyberbullismo e le net-dipendenze, il primo problema da affrontare nella società è quello di colmare un vuoto di informazione e di educazione sulle nuove tecnologie digitali: «Linguaggi in rete» vuole contribuire a questo.

Intravede un’etica nella rete?

La rete in quanto strumento non ha in sé un’etica, mentre in quanto ambiente di relazione può favorire il prodursi di comportamenti etici, ma pure di comportamenti devianti e criminali. Eric Schmidt e Jared Cohen, presidente esecutivo di Google e direttore di Google Ideas, all’inizio del libro “L’era digitale” affermano che la rete “rappresenta una fonte di bene inesauribile, ma anche di male potenzialmente terrificante”; sta quindi ai governi nazionali e sovranazionali assumersi delle responsabilità normative rispetto al web e sta a ciascuno di noi acquisire le conoscenze per un utilizzo consapevole delle tecnologie digitali. L’idea del web come di uno spazio utopico “al di là del bene e del male” è la più pericolosa illusione da evitare.

Il libro pubblica un’interessante intervista col professor Giacomo Rizzolatti. Com’è nata la collaborazione col famoso neuroscienziato?

Uno degli elementi più interessanti nello studio del web come ambiente di relazione è la percezione che ogni essere umano può avere dell’altro nella relazione mediata da un display. Cosa si guadagna, cosa si perde a livello empatico quando l’incontro con l’altro è mediato dalla tecnologia? Di qui è stato naturale contattare il professor Rizzolatti, che alla ricerca dei processi neurobiologici che presiedono alla capacità empatica tra esseri umani ha dedicato la sua vita.

Insieme al professor Rizzolatti hanno partecipato al libro numerosi studiosi sia dell’Università di Parma sia di altri atenei italiani.

E' stato un lavoro di équipe entusiasmante, con studiosi di primo piano, che si è giovato del clima interdisciplinare promosso su questi temi dai professori dell’Università di Parma Chiara Scivoletto, Alessandro Bosi, Mario Tesini.

Attraverso il web, tanti affermano la propria identità. Quale processo bisogna intraprendere per fermare questa deriva?

Molte persone nel web, che si configura sempre più come spazio dell’ambiguità e del trasformismo, cercano di plasmare la propria identità di formarsene una nuova e in certi casi più di una. Da sempre l’essere umano ha cercato occasioni per uscire dalla propria identità socialmente riconosciuta. Pensiamo a una festa come il Carnevale, ma il web non è il Carnevale che finisce in uno spazio e in un tempo delimitati. Nel web il rischio è quello di diventare prigionieri dell’identità che uno si è dato o che gli hanno attribuito in rete. Non è semplice dire quale processo intraprendere in senso opposto in una società impaurita, alla ricerca di continui filtri mediatici con il reale, che ha perso molti spazi e tempi dedicati alla relazione vis à vis. Intraprendere un’altra direzione si può, ma richiede il desiderio di relazionarsi con l’altro senza trincerarsi dietro un display.

Linguaggi in Rete. Conoscere, comprendere, comunicare nella Web Society a cura di Fausto Pagnotta - Collana Studi, Le Monnier
Università-Mondadori Education, pag. 382, euro 28,00

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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  • Antonino

    30 Dicembre @ 07.36

    Salve Professor Pagnotta, mi chiamo Antonino Risalvato, molto piacere di conoscerla. Dopo 15 anni, provo di nuovo a mettermi in contatto con qualcuno sperando di essere preso in serio. Ho 37 anni, ed è da quando avevo 20 anni che ho un grandissimo sogno e cioè quello di contribuire a cambiare il mondo. In che modo..... Una sera del 2005, mi ricordo che nella mia mente cercavo risposte riguardo al perchè di questa situazione di crisi intellettuale che incombeva nel nostro pianeta e improvvisamente, girando su un canale televisivo, sento una persona parlare che mi illumina....non sapevo chi fosse.....ma dopo aver ascoltato quella magica frase che aveva soddisfatto il mio quesito, scopri che questo personaggio in realtá era una grandissima persona(prof.Franco Ferrarotti), aveva detto che dall'epoca degli antichi Romani si era andato perdendo il "Culto dell'Intelletto" In quel periodo ero ancora in convalescenza per un'operazione ad un piede, prendo il treno e mi dirigo a Roma al Ministero della Pubblica Istruzione, riesco ad entrare in un modo particolare che mi piacerebbe raccontarle di persona e mi rivolgo al sig. Caratozzolo riferendogli ciò che aveva detto il Professore, aggiungendo : lo possiamo far ritornare questo culto dell'intelletto!! Lui mi risponde con un sorriso: e come?A quel punto rimango scioccato e intuisco che questa persona non aveva nessuna intenzione di ascoltare un ragazzo che veniva zoppicando, solo dal Piemonte per parlare di cose serie. Professor Pagnotta, mi rendo conto che forse avrei dovuto, tanto tempo fa, iscrivermi all'università e scelgliere sociologia ma sono nato in una famiglia di commercianti, musicisti e la mia vita a preso un'altra piega e arriva un punto che una persona deve assumersi le proprie responsabilità. Non mi pento assolutamente anzi, mi ritengo soddisfatto di ciò che faccio al momento ma questo non toglie il fatto che intento sempre a mettermi in contatto con qualcuno con cui parlare del tema. Io da commerciante, posso dire che bisogna sempre adeguarsi al momento, alla situazione, non arrendersi mai, escogitare, inventare. .........Leggendo sopra, riguardo ai social, io avrei delle idee, dicono interessanti e divertenti per sfruttare questo potente strumento, sviluppando inizialmente l'atteggiamento di ascolto, per far crescere di conseguenza la curiosità della conoscenza e finalmente far ritornare qualcosa di veramente utile per l'umanità. Cordiali saluti Artigia.nino@yahoo.it

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