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Il Toschi e i suoi splendori

Il Toschi e i suoi splendori
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Erede della prestigiosa Accademia Reale di Belle Arti, fondata a metà del Settecento dal duca Filippo di Borbone con statuti innovativi largamente apprezzati in Italia e all’estero, il Liceo artistico Paolo Toschi ha promosso un’iniziativa di ampio respiro culturale: la catalogazione scientifica del proprio patrimonio artistico, partendo dai dipinti ottocenteschi. Un’operazione nella quale sono stati coinvolti docenti interni, professionisti esterni e allievi e che ha portato pure alla creazione della collana «Quaderni del Liceo», edita da Mup, il cui primo numero è dedicato appunto agli «Accademici al Toschi. La collezione dei dipinti ottocenteschi» con progetto grafico di Nunzio Garulli, testi di Rossella Cattani, Isabella Leoni e Francesca De Vita e le introduzioni del dirigente scolastico Roberto Pettenati e di Mariangela Giusto del Polo Museale Emilia Romagna: la presentazione al pubblico avverrà sabato alle 10,30 nell’Aula Magna del Liceo Toschi con la partecipazione degli autori e del presidente della Mup Marzio Dall’Acqua. Il lavoro è nato in collaborazione con la Soprintendenza ai Beni artistici di Parma e con l’Accademia Nazionale di Belle Arti che ha reso possibili le ricerche della Cattani e della Leoni. Contemporaneamente si è proceduto al restauro del dipinto di Emilio Scherer «Giovinetta al ballo» condotto da Francesca De Vita e al riordino dell’archivio e delle didascalie delle opere. Sono una trentina i dipinti conservati al Toschi, alcuni noti, altri inediti, che ripercorrono sinteticamente la storia di un secolo che ha visto grandi mutamenti nel campo della pittura sia nella scelta dei soggetti (dal quadro storico al realismo naturalistico) che negli stili (dal neoclassicismo ai macchiaioli e impressionisti). E riflettono pure le vicende storiche e didattiche dell’Accademia, sospesa nel periodo francese, riaperta dalla duchessa Maria Luigia che l’ha sostenuta con concorsi e premi, sdoppiata dopo l’unità d’Italia in due enti: il Collegio degli accademici con funzioni storico-culturali e l’Istituto di Belle Arti con fini didattici – poi Paolo Toschi e ora Liceo artistico –presso il quale trova sede il Collegio che ha assunto (1973) il nome di Accademia nazionale di Belle Arti.Callani, Drugman, Pasini, Bandini, Giorgio Scherer sono noti a tutti gli appassionati della pittura parmigiana ottocentesca, ma qui emergono anche altri artisti di cui Rossella Cattani ha ricostruito con acribia il profilo e le vicende delle opere presentate, iniziando il percorso cronologico col misterioso Mugnarini che nel 1773 ha ritratto il capitano Pietro Guareschi «in età di sessant’anni» come ha scritto nel retro della tela con una rima balbuziente come l‘immagine. Alza il tono Gaetano Callani con una grande tela, ultimata solo nella parte centrale, rappresentante il «Compianto di Cristo morto»: un dipinto incompiuto che costituisce una specie di testamento dove il celebre artista rielabora in chiave personale e moderna antiche suggestioni correggesche e vandikiane. Antonio Pasini, l’ultimo di questi pittori nato nel Settecento, segue i dettami del neoclassicismo nel ritrarre in posa imperiale di comando Napoleone paludato d’ermellino e carico d’oro (collana, corona, spada, guarnizioni). Negli stessi anni (1810-11) ha ritratto Maria Luigia nelle vesti di imperatrice.A metà degli anni Trenta si impone Giuseppe Drugman che vince il Gran Premio con un’innovativa «Caccia al cervo» che privilegia la descrizione del paesaggio.Una delle prove più impegnative è quella di copiare opere di autori celebri: e Giovanni Gaibazzi dimostra tutta la sua abilità nel riprendere a Roma la figura del San Girolamo dal quadro del Domenichino in Vaticano. Sempre a Roma Enrico Bandinicopia un brano della «Scuola d’Atene» di Raffaello, Bernardino Riccardi l’«Amor Sacro» di Tiziano, Enrico Barbieri un particolare della «Disputa del SS. Sacramento» di Raffaello, Isacco Levi il «Tarquinio e Lucrezia» del Ficarelli, Giorgio Scherer «La Poesia» di Raffaello, Cletofonte Preti il «Trionfo di Mardocheo» del Veronese e la «Venere d’Urbino» di Tiziano, Sidonio Centenari «Il Parnaso» di Raffaello. La maggiore sorpresa della catalogazione viene dalla definitiva assegnazione dell’elegante e raffinata «Giovanetta dopo il ballo» ad Emilio Scherer (1845 – 1924), fratello minore del più noto Giorgio e di cui Isabella Leoni ha ricostruito la vita segnata dal soggiorno di studio a Napoli nel 1871 pagato dall’Accademia – di quel periodo c’è «Da Friso a S. Lucia» - e dal successivo trasferimento in Sardegna a Bosa, dove resterà definitivamente riecheggiando nelle opere ecclesiastiche elementi correggeschi. Dopo l’esemplare, scientifico restauro di Francesca De Vita, il dipinto ha recuperato tutta la delicatezza sognante del volto della giovane, la soffice leggerezza dell’abito, il brillante realismo dei gioielli, delle tazze di Sèvres. Rossella Cattani ha meticolosamente ripercorso la storia del dipinto sia nella parte espositiva (iniziata nel 1867) sia in quella attributiva coi fraintendimenti che ora sono stati chiariti. Altre attribuzioni documentate riguardano «Adamo ed Eva trovano Abele estinto» di Enrico Bandini, che l’ha spedito a Parma da Roma nel 1839, e «Renzo che ritrova Lucia» di Sidonio Centenari (1864). Dall’ombra della storia è stato riportato alla luce Oreste Frugoniche rivela il suo talento nella casta ragazza in preghiera. Non poteva mancare infine un omaggio a colui che per trent’anni ha diretto con intelligenza l’Accademia, potandola a posizioni di prestigio, Paolo Toschi: è un ritratto postumo, realizzato nel 1858, quattro anni dopo la morte, da Enrico Cantoni, riprendendolo da un dagherrotipo. Testimonia pure come anche allora l’Accademia fosse attenta alle novità espressive.

Accademici al Toschi. La collezione dei dipinti ottocenteschi

di autori vari

Mup, pag. 141, euro 15,00

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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