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Grandi foto, grande giornalismo

L'Italia narrata dai maestri dello scatto dalla seconda metà dell'800 ad oggi

Grandi foto, grande giornalismo
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Dalle prime rare fotografie scattate nella seconda metà dell'Ottocento alle ultime immagini digitali riprese con gli smartphone più moderni. Un secolo e mezzo di fotogiornalismo italiano: i personaggi e le tendenze che lo hanno caratterizzato sono ricostruiti nel saggio la «Realtà e lo sguardo» pubblicato nella prestigiosa collana dei Saggi Einaudi. Mancava una storia del fotogiornalismo in Italia. Ci sono diversi studi sul giornalismo, quello scritto, realizzati da storici come Valerio Castronovo e Nicola Tranfaglia, o da giornalisti, come Paolo Murialdi. Ci sono studi e libri su questo o quel fotografo, in alcuni casi anche molto interessanti, ma quasi sempre si occupano dell’estetica della sua fotografia. Non c’era finora uno studio completo sul fotogiornalismo e sul suo ruolo nella storia dell’editoria italiana, sullo spazio e l’uso che le immagini si sono conquistate sulla stampa.

A colmare il vuoto è arrivato questo ricco saggio che nasce dalla collaborazione fra Uliano Lucas e Tatiana Agliani. Lucas è uno dei più noti fotoreporter italiani, autore di indimenticabili scatti sulla vita nelle città e nelle fabbriche degli anni Settanta. La Agliani è invece una studiosa formatasi a Ca’ Foscari e che ha già all’attivo alcuni lavori sul sistema dell’informazione.

«Un’indagine - spiegano gli stessi autori - su come la carta stampata ha usato le immagini, ma anche un saggio sulle molteplici possibilità di comunicare e informare attraverso la fotografia che restituisce un importante e trascurato aspetto della storia d’Italia e spinge a riflettere su prospettive, funzioni , forme di un fotogiornalismo consapevole e responsabile nel nuovo millennio».

Quella del fotogiornalismo italiano è una storia particolare. Una storia caratterizzata da un forte ritardo nella prima metà dello scorso secolo, rispetto soprattutto ai paesi anglosassoni o alla Francia. Ritardo dovuto in parte, sottolineano gli autori, alla mancanza di libertà del periodo fascista ma ancor più a quella «cultura alta, di matrice crociana che ha sempre considerato con diffidenza e sufficienza un linguaggio strettamente legato a un mezzo tecnico come la fotografia».

E’ innegabile che dall’immediato dopoguerra, la fotografia è diventata poi una presenza importante sulle pagine dei quotidiani e dei periodici italiani. Anche se, sostengono gli autori, il «giornalismo italiano ha conferito all’immagine soprattutto una funzione illustrativa piuttosto che informativa». In questo clima si sono però registrati alcuni fenomeni interessanti come tutto il filone della foto d’inchiesta sociale che ha caratterizzato una parte importante del lavoro di numerosi fotoreporter.

Nel libro le storie dei singoli professionisti si intrecciano con quelle di alcune delle testate più famose dell’editoria italiana e di alcune agenzie storiche. Impossibile citare tutti i casi, ma alcuni nomi hanno segnato la storia del fotogiornalismo, non solo quello italiano. Ci sono gli scatti che hanno fatto la storia del nostro paese: le immagini simbolo della contestazione e del terrorismo (basti pensare al corpo di Aldo Moro nella R4 in via Caetani) e, insieme ad esse, quelle che hanno raccontato, più e meglio di decine di articoli, i cambiamenti di costume, le grandi emergenze sociali e le grandi tragedie in Italia e in giro per il Mondo.

Qualche esempio? La Sicilia delle guerre di mafia fotografata da Letizia Battaglia, o i reportage sulla guerra del Vietnam realizzati per l’Europeo da Gianfranco Moroldo che nel Sud Est asiatico si muoveva spesso in copia con Oriana Fallaci. E poi le immagini «in soggettiva», come le definiscono i due autori, di quello straordinario personaggio che fu Mario Dondero (scomparso proprio nei giorni scorsi) o i magnifici reportage di Epoca con la sua squadra di fotografi di prim’ordine.

Bei tempi passati, verrebbe da dire leggendo le conclusioni del libro di Lucas e Agliani, che sembrano non avere grande fiducia nel destino del fotogiornalismo al tempo di Internet e dei social network. Le possibilità offerte dalle tecnologie sono infinite. Però il tradizionale sistema della notizia è messo in discussione insieme con la sua filiera di verifica. Ma soprattutto, secondo i due autori, sembra venire meno la voglia di conoscere e saper, la voglia di vedere la realtà: «Si guarda sempre con maggior scandalo a quella fotografia che si avvicina troppo al soggetto, che mostra l'evidenza del dolore, la nuda cronaca che racconta dure vite».

La realtà e lo sguardo - Storia del fotogiornalismo italiano di Uliano Lucas e Tatiana Agliani - Einaudi pag. 570 euro 42

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