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Islam, convivenza più difficile?

Islam convivenza  più difficile?
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Dobbiamo vivere con gli islamici senza condividerne la cultura, anzi, addirittura dobbiamo modificare i nostri valori etici e religiosi per non «disturbare» l’ospite indesiderato? La presenza sempre più numerosa di musulmani in Italia e nel mondo sta creando problemi di diversa natura e ci impone una domanda molto seria: dobbiamo capitolare di fronte alle pretese di una parte di musulmani o dobbiamo resistere senza fare compromessi sulle nostre tradizioni? Perché noi dovremmo accettare il velo sul viso delle donne, se loro non accettano la croce e il presepio nelle scuole e altri segni della nostra cultura? Sarà possibile un qualunque tipo di integrazione senza un’intesa sui più elementari principi di libertà?
Su questo tema abbiamo raccolto le opinioni del grande poeta e saggista siriano Adonis (pseudonimo di Alī Ahmad SàīdIsbir) che in Italia pubblica con Guanda e che da sempre vive e opera a Parigi; dello storico Franco Cardini, autorevole studioso del mondo arabo; del giornalista e saggista Marcello Veneziani e dello scrittore e giornalista Carlo Panella autore di importanti saggi sull’argomento.
«Per convivere in pace - dice Adonis - dobbiamo tornare alle origini. Le due sponde del Mediterraneo erano un’unica sponda e anticamente l’Italia faceva parte della Siria: Palmira distrutta dai terroristi dell’Isis era di origine romana. Ci sono state anche delle imperatrici romane che venivano da quei paesi, come Giulia Domna, e la civiltà greca è stata influenzata dalla civiltà sumera, babilonese e poi egiziana, e all’epoca dell’Andalusia sono stati i filosofi arabi a trasmettere la filosofia agli europei. C’era una grande unità di civiltà. Ora le cose sono cambiate, ma perché? All’epoca - prosgue Adonis - non si parlava di Oriente o Occidente: si parlava di ricerca, di esplorazione del mondo attraverso il Mediterraneo. Con il capitalismo, l’industrializzazione e l’imperialismo, si è cominciata a creare una divisione tra Oriente e Occidente a mezzo di nozioni militari, politiche ed economiche. Ma non si parlava mai di una nozione di civiltà. Dobbiamo ripensare a tutto questo se l’Occidente vuole aiutare il mondo arabo a separare religione e stato, come ha fatto l’Europa, che nel mondo arabo dovrebbe operare con le forze del progresso. Ma quando mai l’Europa ha agito con le forze progressiste? Non dobbiamo dimenticare che la struttura delle società arabe è ancora di stampo medievale. Non si è superato lo stato feudale, e tutti i regimi arabi hanno la stessa impronta: dittatoriali di tipo religioso o teocratico addirittura. Quello che connota la situazione nei paesi arabi è il conflitto attorno al potere. Bisogna creare un altro concetto di pensiero: quello di cittadinanza dove il collegamento fra gli uomini è sancito dalla legge non dalla fede. La religione è da rispettare, ma la religione non ha nulla a che vedere con la società».
«Faccio una premessa indispensabile - dice Marcello Veneziani -: penso che la responsabilità della situazione in atto non sia degli arabi ma della cultura italiana che si scorda delle nostre origini. Quasi tutte le vicende che hanno fatto discutere in merito al crocifisso a scuola e nei luoghi pubblici, i presepi e le celebrazioni religiose contestate, sono tutte fatte da italiani per non offendere la sensibilità dell’Islam, ma non richieste direttamente dagli islamici. Dato che ci mostriamo così comprensivi e vergognosi delle nostre radici, è ovvio che loro si comportano di conseguenza. Dovremmo essere noi stessi a dare maggiore rilievo alle nostre tradizioni e accettare un principio elementare: rispettiamo tutte le tradizioni e le religioni a partire dalla nostra. In sostanza, siamo noi a dare l’alibi agli arabi, altrimenti loro non si sarebbero nemmeno posto il problema, perché sanno di essere in casa altrui e in una civiltà diversa. I musulmani colgono le nostre carenze e cercano di imporsi - sottolinea Veneziani - e il loro atteggiamento è tipico di chi si accorge di essere in un campo devastato, e ciò fa emergere la loro arroganza. Ciò riguarda l’islamico medio; poi c’è l’islamico fanatico che arriva con l’odio nei nostri confronti e il discorso assume un’altra piega. Vengono qui a cercare lavoro e fortuna con l’intento di sostituire le nostre tradizioni, sfruttano i vantaggi della nostra democrazia, il benessere sociale e tecnologico, ma rifiutano le premesse, ovvero le ragioni per cui siamo arrivati a questi vantaggi. Così non c’è, non ci sarà, né ci potrà essere integrazione».
«Ci sono musulmani che sono cittadini europei anche da più generazioni, per cui l’integrazione, è un dato di fatto – dice Franco Cardini -. Semmai è da valutare se e in che misura la religione islamica - che non è propriamente una fede e si dovrebbe parlare di legge - è compatibile con il tono medio della vita europea. Il vantaggio dell’Islam sulle chiese cristiane in sede di integrazione è che l’Islam non ha una disciplina ecclesiale, e le singole cellule che compongono il mondo islamico - le comunità e le pie associazioni di mutuo soccorso -, sono più aperte rispetto al mondo. C’è il rovescio della medaglia: molte di loro sono sensibili a forme varie di propaganda fondamentalista, che hanno dei pregiudizi sul mondo europeo, ma di per sé la natura dell’Islam è quella di una religione - come dice Tariq Ramadan fautore di un islam europeo, tacciato a torto di filo fondamentalismo - con un percorso da costruire. Ci sono infiniti punti d’incontro tra noi e i musulmani – prosegue Cardini -: stanno con noi, lavorano con noi e solo a causa di alcuni imbecilli non possono condurre una vita completamente libera perché tutte le volte che si deve aprire una moschea la gente protesta. Cosa che non avviene per la costruzione di una chiesa protestante o di una sinagoga. Per la moschea c’è il pregiudizio - mai provato da prove serie - che potrebbe diventare un centro di inquinamento terroristico. Bisogna persuadersi che l’unica ragione per cui l’integrazione non funziona è che ci sono delle centrali mediatiche che fanno un cattivo lavoro di controinformazione, perché organizzate anche da musulmani fondamentalisti che bisogna fronteggiare con misure adeguate. Punto e basta. Finché non è provato il contrario, ogni musulmano è un buon cittadino. Integrato».
Secondo Carlo Panella «bisogna guardare il tema da due diversi punti di vista: quello dell’ondata di profughi con il tema dell’emigrazione regolare e la follia dell’Italia e dell’Europa di ospitare negli ultimi vent’anni per ragioni essenzialmente economiche ma anche di spinta demografica, una ventina di milioni di immigrati senza pianificare questo fenomeno biblico. L’Italia è passata da centomila a quasi sei milioni di emigrati nell’arco di quindici anni, senza aver sviluppato una strategia di inserimento e di integrazione. All’interno di questo contesto di caos, pianificato e organizzato è emerso il problema dell’incompatibilità e delle difficoltà, del rapporto tra una cultura islamico fondamentalista molto forte e radicata che pretende di esercitare un’egemonia nei nostri confronti, e la nostra cultura occidentale. A questo Islam fondamentalista - precisa Panella - la sinistra risponde porgendo l’altra guancia mentre andrebbe imposto un pieno rispetto delle nostre regole, soprattutto in presenza di caos e in assenza di strategie. Non si possono importare milioni di persone senza avere delle regole. Eppure lo abbiamo fatto. In un paese di sessanta milioni di abitanti abbiamo fatto entrare più di cinque milioni di stranieri nell’arco di 15 anni, e dobbiamo capire in prima istanza che cosa vogliamo fare con l’immigrazione. Secondo: nei confronti di quella consistente parte dell’Islam che pretende di egemonizzarci culturalmente per di più con una religione assolutamente volgare, ai fondamentalisti islamici - non agli islamici - bisogna semplicemente dire no e imporre le nostre regole senza accettare le loro prepotenze, ma anche quelle che auto affliggiamo a noi stessi per non offendere l’Islam. Tutti quelli che aboliscono il presepe dalle scuole italiane, non sanno che di fronte all’Università di al- Alhzar che è la più grande università sunnita del mondo, vendono le statuette del presepe copto perché c’è un’intera Sura del Corano dedicata alla natività. Così facendo - conclude Panella - diamo il peggio di noi stessi e permettiamo al peggio di loro di avere uno spazio - azione».

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  • Daniela

    10 Febbraio @ 08.59

    Dobbiamo essere ORGOGLIOSI delle nostre radici! Non dobbiamo coprire le statue nude per non "offendere" il musulmano di turno in visita! Non bisogna sempre calare le braghe! Chi viene qui deve RISPETTARE NOI E LE NOSTRE TRADIZIONI, NON IMPORRE LE PROPRIE. E noi dobbiamo dire no senza vergogna, non è razzismo è semplicemente orgoglio della propria cultura. Perchè io donna non posso andare a capo scoperto in certi paesi musulmani? perchè rispetto le loro tradizioni nel LORO paese. Nel MIO paese voglio lo stesso rispetto!

    Rispondi

  • Biffo

    09 Febbraio @ 19.38

    Intanto debbo far notare che la famosa Università si scrive Al-Azhar, non Alzhar. Detto ciò, come sempre, letti i vari pareri, più o meno latentemente e furbescamente, ne esce che la colpa della non-integrazione degli islamici è sempre e comunque nostra, mai loro. Non so su quali testi e con quali dicenti il famigerato Adonis abbia ricavata certe notizie storiche strampalate, cime il fatto che, jun tempio, l'Italia avrebbe fato parte della Siria. Deve essere malato di nazionalismo acuto. Forse voleva dire che anche Palmira era una città dell'Impero Romano. L'intento di Tariq Ramadan non è modernizzare l'islam, ma islamizzare la modernità. Non ci si deve dimenticare che Ramadan è nipote di Hassan Al-Banna, il fondatore in Egitto del movimento islamista dei Fratelli Musulmani. Per Tariq Ramadan l´occidente è al tramonto. E nel vuoto spirituale lasciato da ebraismo e cristianesimo l´islam può entrare e vincere, non più subendo la modernità ma islamizzandola. Ramadan piace al pubblico occidentale perché pare annunciare la nascita di un islam pienamente europeo. Ramadan utilizza a piene mani la tattica astuta della taqiyya, ossia dell'arte della dissimulazione, tipica della pratica islamica in terra nemica.

    Rispondi

  • la rivolta di atlante

    09 Febbraio @ 19.19

    la rivolta di atlante

    L'ISLAM COME IL NAZISMO HA DELLE REGOLE E DELLE NORME DI COMPORTAMENTO SOCIALE IN NETTO CONTRASTO CON LA GIUSTIZIA E LA TOLLERANZA E LA LIBERTÀ SANGUINOSAMENTE GUADAGNATA DAI POPOLI OCCIDENTALI, PERCUI È E SARÀ SEMPRE UN CORPO ESTRANEO NELLA CULTURA DEL XXI SECOLO. NULLA POTRÀ MAI ESSERE RECEPITO DA CHI, UOMO O DONNA CHE SIA, HA VISSUTO GLI ULTIMI 70 ANNI DI STORIA.

    Rispondi

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