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Mostra, Lione celebra Yoko Ono

Mostra, Lione celebra Yoko Ono
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Una mostra da guardare, ma anche da toccare, con cui interagire, in cui muoversi lasciando il proprio segno. Così il Museo di arte contemporanea di Lione celebra la creatività di Yoko Ono, nella prima retrospettiva monografica a lei dedicata in Francia, aperta al pubblico da domani fino al 10 luglio.

«Non abbiamo voluto una cronologia, nè una separazione tra opere visive e sonore, come si fa di solito - spiega alla stampa il direttore del Museo, Thierry Raspail - abbiamo deciso di scegliere installazioni che invitino il pubblico alla condivisione, e che possano essere partecipate». Perchè l’opera della multiforme artista giapponese non si può presentare «esponendo una scala con a fianco una spiegazione di cosa succederebbe salendoci sopra», bisogna dare al pubblico modo di sperimentare le opere e il loro messaggio. «Salire sopra una scala non sarà un’esperienza esaltante - dice ancora Raspail - ma se è legata a un significato simbolico, di avvicinamento al cielo, allora va provata».

Per dare la scintilla di partenza a questa esperienza interattiva, Yoko Ono avrebbe dovuto partecipare all’inaugurazione e «realizzare o completare alcune opere» performance, tra cui un grande «action painting» di calligrafia. All’ultimo minuto, però, ha dovuto dare forfait. Si sta ancora rimettendo dalla «forte influenza» che l’ha portata al ricovero qualche settimana fa, spiegano gli organizzatori, e il suo medico le ha «vivamente sconsigliato qualsiasi spostamento prima della completa guarigione».

L’artista giapponese ha comunque voluto essere in qualche modo presente, inviando un breve e ispirato messaggio attraverso il curatore della mostra e suo collaboratore di lunga data Jon Hendricks. «Ogni incontro delle anime è un incontro delle menti, e da questo nascono idee a cui non avremmo saputo pensare prima», dice, esprimendo tutto il suo dispiacere per aver mancato questo «istante memorabile». L’assenza fisica non le impedisce però, aggiunge, di «essere presente con voi, passo dopo passo» nell’esplorazione delle sue creazioni.

Visitare la mostra non è un processo passivo, ma obbliga all’interazione. Dai tavoli da scacchi in cui tutti i pezzi sono bianchi, su cui giocare ma senza ostilità verso l’altro, al pavimento cosparso di immagini della «Memoria orizzontale», un modo per riflettere su come ciascuno di noI partecipa all’oppressione dei deboli, dagli elmetti da soldato riempiti di pezzi di puzzle con foto di nuvole, con cui si sfidano i visitatori a «ricostruire il cielo», ai celebri «quadri in cui piantare chiodi». Tutto invita ad agire, a contribuire, perché, come spiega Hendricks, «il bello dell’arte di Yoko Ono è che è aperta a tutte le interpretazioni. Nessuna è giusta e nessuna è sbagliata, tutte la arricchiscono».

In questo spirito, la retrospettiva non si ferma all’interno del museo, ma ne invade gli spazi esterni e sconfina in tutta la città di Lione, con i Bottom, foto di fondoschiena che saranno esposti nei bagni di 365 bar e ristoranti, riproponendo il il concetto dei Toilet thoughts realizzati da Yoko Ono nei primi anni Settanta, e i Wish trees, alberi dei desideri ispirati alla tradizione shintoista a cui «tutti quelli che credono nella pace» sono invitati ad appendere i loro auspici.

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