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La vita di ogni giorno per la tavolozza naïf di Enrico Fereoli

La vita di ogni giorno per la tavolozza naïf di Enrico Fereoli
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 Stefania Provinciali

Naïf inconsueto, Enrico Fereoli (Sala Baganza 1901 - Parma 1991), come inconsueti sono stati altri celebri artisti definiti naif che hanno unito all’autenticità del tratto il realismo nella scelta dei soggetti dando vita ad una forma artistica e poetica capace di profonda narrazione. Enrico Fereoli, il «pittore delle Barricate», al quale, nel 2005, fu dedicata nella Rocca Sanvitale di Sala Baganza la mostra omonima, in occasione nel 60° anniversario della Liberazione, torna in Rocca, con un’antologica di diciassette opere, in gran parte inedite, visibile fino al 25 aprile. 
Grazie a questa rassegna si può ripercorrere dell’autore quella naiveté nutrita di autentica passione per la pittura attraverso i temi prediletti: luoghi di Sala Baganza, ambienti popolari, rurali o rustici, oltre al celebre olio «Case sul lungo Parma» e opere dedicate a personaggi e paesaggi di Castellamare di Stabia. Testimonianze tutte di una esistenza che trova riscontro in un talento sincero, difficile da definire «ingenuo», secondo i canoni della pittura naïf, sviluppato di pari passo con le esperienze della vita, là dove la vita si incontra con la sensibilità per le cose. Sono l’occhio e il cuore ad essere coinvolti di fronte alle opere in mostra, senz'ombra di dubbio già considerate come «classico dell’ala realistica della pittura naïf» riprendendo le parole di Arsen Pohribny o, forse solo semplicemente tenendo conto della visione un autore che, fuori dai canoni stretti di una pittura «ingenua» per sua stessa definizione, ha saputo farne un «luogo» a parte, cogliendo la vita con la purezza delle idee e delle forme.
Storie di quotidiana realtà e paesaggi amati si confrontano con la memoria della mostra sulle Barricate a cui l’autore aveva dedicato un ciclo pittorico dimostrando di poter raccontare la storia con la lettera maiuscola. Allora aveva detto «Sono stato chiamato pittore primitivo, istintivo, io so soltanto che non ho avuto studi e ho cominciato a dipingere quasi a sessant'anni». 
«Una lezione di vita quella lasciata da Enrico Fereoli al termine di un lungo percorso di duro lavoro e di silenziosa passione civile. Una lezione che si specchia nei quadri riuniti in questa mostra - scrive nella sua introduzione Gianni Cavazzini - Conservati con amore dalla figlia Anna, testimoniano tutta l’originalità espressiva di un pittore che non impresta da nessuno e che svela, in quel che dipinge, l’impronta del vero più misterioso». 
Sala Baganza, il paese d’origine di Enrico Fereoli, ha voluto ricordarlo, riportando l’attenzione su di uno dei suoi figli che ha avuto il privilegio di saper cogliere della terra e dei suoi uomini la semplicità e l’umanità. 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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