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Arte-Cultura

Il repertorio della crudeltà

Il repertorio della crudeltà
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di Lisa Oppici

 

Dopo il primo volume del monumentale «Libro dei deportati» (in corso di pubblicazione da Mursia), che raccoglieva le schede di 23.826 deportati politici italiani nei lager nazisti delineando una vera e propria «mappa» dell’universo della deportazione politica, è ora in libreria il secondo, altrettanto pregevole: un nuovo tassello di un’opera doc, a continuare un percorso di ricostruzione (di vite, di storie, di vicende personali e collettive) e di analisi che intende porsi come punto di riferimento davvero ineludibile per l’accuratezza, la meticolosità e l’impegno della ricerca. Questo secondo volume va oltre le singole schede biografiche per inquadrare quei nomi e quelle persone nel più generale contesto della deportazione, e per arrivare a «una ricostruzione analitica e localmente articolata di modi, tempi, luoghi della deportazione dall’Italia». Si procede territorio per territorio: dalla provincia di Asti a quella di Cuneo, da Novara all’Oltrepò Pavese, da Vicenza al Bellunese, da Parma a Reggio e a Bologna, dalla Toscana alla Sicilia. A tutto ciò si aggiungono poi tre saggi finali dedicati ai maggiori campi in Italia: i campi di transito di Fossoli e di Bolzano e la Risiera di San Sabba, campo di concentramento a Trieste. Del Parmense si occupa il direttore del nostro Istituto storico della Resistenza e dell’età contemporanea Marco Minardi, che ricostruisce dettagliatamente i grandi rastrellamenti e le deportazioni di fine 1943, 1944 e inizio 1945 soffermandosi in particolare sulla «lotta alle bande» da parte dei tedeschi. La triplice operazione «Wallenstein» sui monti emiliani (da Piacenza a Modena) nell’estate del 1944, la campagna antipartigiana di novembre-dicembre, con l’operazione «Regenwetter», nelle zone di Monchio e Corniglio, l’operazione «Totila», nel gennaio 1945, nelle Valli Taro e Ceno, sono raccontate con una cura dovuta in primo luogo a un gran lavoro di ricerca. Minardi riesce a dare concretamente l’idea dell’enorme ondata di rastrellamenti, violenze, morti e deportazioni che caratterizzarono i mesi precedenti la Liberazione: soprattutto il durissimo inverno tra il '44 e il '45, con rastrellamenti a ripetizione («il 66% del totale dei deportati dal Parmense di cui sia nota la data di cattura venne inviato in Konzentrationlager tra il dicembre del 1944 e il gennaio del 1945») e flussi continui di deportati verso il campo di transito di Bolzano e in seguito verso i «Konzentrationlager», soprattutto di Mauthausen e Flossenburg. Flussi che andarono avanti fino all’ultimo; e forse è proprio questo il dato che più sorprende il lettore medio, il «non addetto ai lavori»: il fatto che anche a pochi giorni dalla disfatta i tedeschi continuassero a inviare prigionieri («Ancora il 21 aprile [...] dalle carceri di Parma partì un ultimo carico di 26 prigionieri politici catturati nei due mesi precedenti»).Puntale e attento, il saggio di Minardi è un’ulteriore importante tessera della storia del Parmense negli anni dell’occupazione, a scandagliare un fenomeno, quello della deportazione, che ha colpito pesantemente anche il nostro territorio. È un punto di riferimento, certo, ma anche un monito fondamentale, per tenere memoria di una stagione da non ripetere. Memoria tanto più importante oggi, quando i testimoni diretti vengono meno e il rischio dell’annacquamento della verità, oltre che del negazionismo, è una minaccia concreta. 

Il libro dei deportati - volume II
Mursia, pag. 872,45,00

 

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