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Tele tremanti di vita e d'angoscia

Tele tremanti di vita e d'angoscia
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Sono gli «ultimi naturalisti». Sono Morlotti, Mandelli, Moreni, i pittori che hanno raccolto nell’ambito informale, l’estremo sussulto della pittura di natura. Li aveva così interpretati Francesco Arcangeli, il grande critico bolognese quando, nel 1954, aveva pubblicato su Paragone, mensile di arte e letteratura diretto da Roberto Longhi, un articolo intitolato Gli ultimi naturalisti: «Natura è la cosa immensa che non vi dà tregua, perché la sentite vivere tremando fuori, entro di voi»: è uno «strato profondo di passione e di sensi» in cui, secondo il pensiero di Arcangeli, si trovano all’unisono «felicità» e «tormento». Una condizione «traboccante, inquieta, eppure ancora terribilmente amorosa» che sta al centro dell’indagine pittorica di Ennio Morlotti, Pompilio Mandelli, Mattia Moreni, seppure intesa con linguaggio indiretto e allusivo, che li fa eredi di una tradizione tutta italiana, specificatamente padana, che ha in Wiligelmo, Foppa, Caravaggio, Crespi e Fontanesi i suoi capisaldi. L'assunto del grande critico viene così oggi indagato in una rassegna in cui i tre pittori «modernamente neoromantici» sono messi a confronto, con oltre settanta dipinti, a documentare il loro percorso nella mostra «Morlotti Mandelli Moreni. Viaggio al termine della natura», a cura di Sandro Parmiggiani, che si apre al pubblico alla Fondazione Magnani Rocca di Mamiano di Traversetolo domenica (inaugurazione domani alle  17) per concludersi il 4 luglio, realizzata grazie al contributo di  Fondazione Cariparma - Cariparma Gruppo Crédit Agricol ed un pool di sponsor tecnici. A differenza dei maestri del passato, i pittori informali citati da Arcangeli vivono la natura come una situazione profondamente e amorosamente angosciata, in termini intuitivi oltre che creativi. L’incubo della catastrofe nucleare e un latente «mal di vivere» li spingono verso una deriva esistenzialistica che si riverbera nelle loro opere che hanno la natura al centro della visione,  come impasto fisico di vita e morte, come «ciclo di stagione, di rigenerazione». Nel 1957 Arcangeli pubblica un secondo articolo, richiamando la necessità di «un ritorno alla natura», in risposta alle critiche che erano state rivolte al pensiero ultimo-naturalista e che cinquant'anni dopo sarà negli artisti contemporanei per certi aspetti ripreso e contaminato. «Un sentimento di amicizia fraterna, vissuto con grande rispetto reciproco, univa il Fondatore della Magnani Rocca, Luigi Magnani, al critico bolognese - dice Manfredo Manfredi, presidente della fondazione Magnani Rocca - come testimonia la lettera scritta nel marzo 1967 in occasione della morte della madre di Magnani e conservata nell’archivio epistolare della Fondazione. L’interesse per l’informale, testimoniato nella collezione di Magnani, ci ha indotto a riunire a Mamiano le opere di tre artisti, quali Morlotti, Mandelli e Moreni, che Arcangeli individuava anche come continuatori della grande tradizione naturalistica padana, in una mostra che riporti alla ribalta i valori e la poesia della natura e del corpo inteso come aspetto di natura in un mondo dove domina la tecnologia e le sue forme». Accostatisi alla poetica arcangeliana per un tempo più o meno lungo, Ennio Morlotti (1910 -1992), Pompilio Mandelli (1912 - 2006), Mattia Moreni (1920 - 1999) ne sono, in misura diversa, affascinati traendone linfa per altre avventure che li porteranno in direzioni spesso divergenti e ad approdi anche molto lontani. Ennio Morlotti, di cui ricorre il centenario della nascita (1910), si rivela subito uomo di intensa vitalità che, poche ore prima della scomparsa, ancora sentiva forte dentro di sé il bisogno di dipingere. Proprio verso la fine della sua vita si era dedicato alle «Bagnanti», («Studi per bagnanti», olio su tela dell’88 e «Tre bagnanti» del '92 in mostra), figure di derivazione cézanniana che s'ergono libere dal magma materico-naturale in cui erano state in precedenza imprigionate come nei due studi in mostra. Mattia Moreni, di cui ricorre il novantesimo anniversario della nascita (1920), è artista di intensa vivacità espressiva; abbandonato l’informale  degli anni Cinquanta, impregnato della straordinaria carica gestuale, memoria dell’espressionismo astratto americano, aveva successivamente avviato una ricognizione panica della natura, in cui già affiorano quelle pulsioni erotiche divenute esplicite nel ciclo delle Angurie, in mostra il dipinto «Ah la povera anguria dell’estate» del 1964. Accanto un Mandelli che attraverso la pittura sentiva vibrare la vita sua e delle cose, tanto che mai, nel corso della sua lunga attività, rinunciò a dipingere, né a scrivere, o esporre. 

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