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Purezza dello sguardo

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Giuseppe Marchetti
I veri romanzi non danno e non cercano spiegazioni, si sa da secoli. Ma i cosiddetti romanzi gialli ambiscono, invece, a darcene qualcuna, sennò sarebbero prove fallite e romanzi sbagliati. Loriano Macchiavelli non cade nella trappola che il genere gli ha teso e che lui stesso ha fatto scattare tante altre volte, e ha concepito un racconto che, pur conservando l'istinto della propria primaria ispirazione, sfocia in un rigoroso e affascinante altro racconto di conoscenza e di riflessione morale. Il risultato, molto curioso davvero, lo raggiunge in questo «Sarti Antonio. Come cavare un ragno dal buco» che l'editrice Leonardo di Food da poco pubblicato, e che verrà presentato giovedì alle 18 alla Casa della Musica. L'opera è corredata da un magnifico apparato di illustrazioni dovute a Otto Gabos: illustrazioni che non solo arricchiscono la storia narrata, ma la inseriscono in un cammino di luoghi, volti e atteggiamenti che a loro volta determinano una seconda e vivacissima realtà posta ben oltre il mondo del fumetto.
Dire che «Come cavare un ragno dal buco» è un giallo, dunque, è una limitazione che il libro non merita. Esso semmai trae origine dall'intuito giallistico di un raffinato e abile romanziere come Macchiavelli per andare sulle tracce di tre ragazzini misteriosamente scomparsi in una Bologna piena di segreti che alla fine si rivelerà come un mondo infinito tra sopra e sotto la terra. Ma anche questo territorio si dimostra non appropriato per comprendere la sottile magia del romanzo. 
Allora, sarà necessario spostare la nostra attenzione sul côté della narrazione filosofica e più intensamente morale (mai moralistica, però) e lì troveremo le ragioni profonde del libro e quel gioco della «logica spiegazione» cui Macchiavelli fa riferimento tirando le conclusioni dell'opera. Un'opera che ha molti attori: Settepaltò, Francesca, Luca, Elmo, gli Elfi del Vento, Rosas, Alì Babà, Salvatrice, due scimmioni, i poliziotti di Sarti e lo stesso commissario, con i ragazzi d'Africa, i gattini Grazioso e Nero, la Salvatrice, Argo e Forcini. E, in più, alcune presenze di impalpabile suggestione letteraria: Poe, Buzzati e persino Caio Mario console romano. Ma che razza di libro - viene da chiedersi - è mai questo? Ebbene, è un romanzo, così come ce lo spiega Otto Gabos nei suoi disegni a tutta pagina, veri e propri quadri di una memoria visiva del tempo che s'incunea tra i personaggi e le vicende immergendoci nella foresta dei simboli come nella varietà dei volti, nella dolcezza dei profili e nel potere delle ombre e delle luci che s'alternano in bianco e nero. Tale possibilità di lettura accompagna le parole del narratore in questo suo viaggio alla Verne che a tratti s'incunea nei meandri della favola e a tratti, invece, scatta rabbioso e dolente verso l'amara verità della cronaca.  Settepaltò è il genio di queste improvvise mutazioni. Gli Elfi del Vento ora sono ombre mitiche, ora invece gli addetti alla riparazione delle gallerie sotterranee. Luca, Francesca ed Elmo seguono i loro destini e si salveranno; ma si salveranno anche i «giovanotti d'Africa»? E tutti gli altri ragazzi che rischiano di cadere nella spirale dell'accattonaggio, della droga, della pedofilia e del traffico di organi, si salveranno? E  Sarti Antonio sergente come potrà dipanare il groviglio di questa vicenda? Dalle tavole piene di occhi e di oggetti di Gabos, una certa realtà ci spia e la sua «costruzione sotterranea» ci costringe a desiderare l'aria pulita, il cielo, e i profumi delle campagne. Anche questo invito è perentorio, è una specie di invito alla salvezza che i tre ragazzi scesi nelle viscere del sottosuolo ripetono continuamente mentre si allontanano, per fortuna, dal buco del ragno. In realtà, il romanzo li segue, li pedina, li ascolta e li rimette in gioco, e Sarti è veramente la sonda che mette in pratica questa indagine tanto seducente quanto pensosa e riflessiva sulla vita dei nostri anni. 
Sarti Antonio. Come cavare un ragno dal buco
Leonardo Food, pag. 341,18,00
 

 

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