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Severini, non solo futurismo

Severini, non solo futurismo
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«I quadri, per me, non sono motivo di rappresentanza, sono dei veri e propri oggetti d’amore. Li visito quotidianamente, ho con loro una sorta di colloquio continuo, sono per me come degli esseri umani. Certo, mi sono costati delle preoccupazioni, anche degli azzardi economici: ma quest’aspetto, di fronte alla loro bellezza, scompare: è come quando si è innamorati e i sacrifici non contano più nulla». L’interesse collezionistico di Luigi Magnani incluse il Futurismo con l’acquisizione nel 1948, nel corso del lungo soggiorno romano, della Danseuse articulée di Gino Severini(1883-1966), dipinto ad olio su cartone con elementi mobili collegati da spaghi, così ricca di movimento e di senso sfuggente del tempo, ma insieme così composta, quasi un idolo in una scena di venerazione. L’opera era stata realizzata nel 1915, come la rara incisione futurista di Giorgio Morandi sempre in Collezione Magnani, l’anno in cui Giacomo Balla, che di Severini fu maestro, firmò insieme a Fortunato Depero il Manifesto Ricostruzione futurista dell’Universo, fondativo delle applicazioni del Futurismo quanto il Manifesto di Marinetti del 1909 lo fu per la sua identità. Si chiude così il cerchio attorno alla mostra che la Fondazione Magnani Rocca dedica a «Severini. L’emozione e la regola» (apertura domani al pubblico). Come altre esposizioni anche l’attuale si propone infatti di approfondire e ampliare le conoscenze dei capolavori della collezione permanente creando un fil rouge fra la precedente mostra dedicata a Giacomo Balla e l’attenzione inusuale per opere futuriste - Magnani non si dimostrò mai particolarmente attratto dalle avanguardie- che hanno portato oggi alla realizzazione dell’evento espositivo in occasione dei cinquant’anni dalla morte dell’artista, avvenuta a Parigi nel 1966.

La mostra, a cura di Daniela Fonti, autrice del catalogo ragionato di Gino Severini, e di Stefano Roffi, intende ripercorrere le tappe della lunga carriera dell’artista a partire dal secondo scritto programmatico in cui i rivoluzionari artisti fornivano precise indicazioni sugli obiettivi delle loro innovative ricerche, innanzitutto la raffigurazione del movimento «… perché tutto si muove, tutto corre, tutto volge rapido. Una figura non è mai stabile davanti a noi, ma appare e scompare incessantemente. Per la persistenza delle immagini nella retina, le cose in movimento si moltiplicano, si deformano, susseguendosi, come vibrazioni, nello spazio che percorrono…». È lo stesso principio applicato nella Danseuse, appartenente a una serie di opere di medesimo soggetto e tecniche diverse, realizzate negli anni dieci e riprese nei cinquanta con le danzatrici dissolte nel movimento e nella luce tema che, mentre rimanda da una parte all’assidua frequentazione dei cabarets e delle boîtes de nuit parigini, i celebri ritrovi Monico, Bal Tabarin, Moulin de la Galette, dove i pittori e i letterati celebravano, con euforico sentore di decadenza, gli ultimi fuochi della Belle époque prima della tragica calata del sipario dovuta alla guerra, dall’altra dimostra il legame con una pittura già storicizzata, quella dell’Impressionismo, poi di Degas, di Toulouse-Lautrec e del Postimpressionismo.

Accanto alle due opere già presenti nella collezione, vengono proposti circa cento, fra dipinti e lavori su carta di dimensioni importanti, fra cui alcuni studi preparatori che integrano significativamente la sequenza delle opere su tela o tavola. Sono ben venticinque le opere inedite, frutto di recenti scoperte, o mai esposte in Italia, come «Il pulcinella malinconico», 1932-33 ora in collezione privata italiana, proveniente da Amsterdam città dove Severini tenne importanti mostre negli anni Trenta. Oppure il «Ritratto della marchesa Maria de Seta», 1937, grande promotrice culturale che intrattenne salotti ben frequentati nel palazzo Forcella a Palermo e nella sua casa di Piazza Farnese a Roma, amica di Benito Mussolini, di Filippo Tommaso Marinetti e di Gabriele d’Annunzio che le dedicò i versi "Madonna Silana”. L’opera dispersa è ora presente in una collezione privata italiana. Od ancora «Nature morte à la mandolino e cactus» 1945, proveniente dalla collezione del filosofo cattolico Jacques Maritain, in corrispondenza epistolare con Severini dal 1923 al 1966 a rimeditare sui valori del cattolicesimo. La pittura di Severini, pur nelle sue diverse stagioni espressive, contraddistinte nella maturità da varie riprese di tematiche affrontate nella giovinezza, è caratterizzata da una sostanziale fedeltà ad alcuni soggetti, che emergono nei suoi esordi e che – variamente declinati nelle epoche dello sperimentalismo linguistico dell’avanguardia o nelle riprese del naturalismo - definiscono la personalità della sua creazione artistica. Per queste ragioni l’esposizione offre un percorso tematico affrontando ciascun tema in chiave prima divisionista, poi futurista e cubista, fino alla maturità. I temi, caratteristici del Novecento pittorico italiano, sia sperimentalista che “classico”, sono stati individuati in Il Ritratto / La Maschera, La Danza, Il Paesaggio e la Natura morta, La grande decorazione murale, di soggetto laico e religioso, Il Libro d’artista. E’ proprio il libro d’artista merita un approfondimento a partire da Fleurs et masques del 1930, il più alto contributo dato da Severini nel campo dell’arte del libro che proprio in quegli anni raggiungeva livelli ineguagliabili. Le tavole, splendidamente concepite e incise, ne fanno il più ammirato fra i libri d’artista del Novecento ed esemplificano il moto e l’arrivo della ricerca di Severini: è una suite musicale e teatrale, nella quale le geometrie delle nature morte sono accostate alle maschere della Commedia dell’arte, ai miti classici, alle rovine e alle maschere antiche, con l’altissimo risultato formale di una sorta di Déco metafisico. La mostra, realizzata grazie a: Fondazione Cariparma, Cariparma Crédit Agricole. Media partner: Gazzetta di Parma, Kreativehouse ed un pool di sponsor tecnici, sarà visibile fino al 3 luglio. Il catalogo Silvana Editoriale è in vendita con la Gazzetta di Parma al prezzo di 18 euro più il costo del quotidiano.

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