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Gli «ultimi naturalisti» alla Magnani Rocca

Gli «ultimi naturalisti» alla Magnani Rocca
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 Margherita Portelli

La natura del viaggio di Morlotti, Mandelli e Moreni è perturbante. E il cinereo pomeriggio di ieri sembrava essersene accorto, adeguandosi. La Fondazione Magnani Rocca sceglie tre pittori che lo stesso presidente definisce «difficili» e inaugura la decima esposizione temporanea (in soli cinque anni) nell’affascinante cornice della «Villa dei capolavori» a Mamiano di Traversetolo. «Viaggio al termine della natura» è il titolo della mostra a cura di Sandro Parmiggiani che ieri ha aperto i battenti alla Magnani Rocca. Ennio Morlotti, Pompilio Mandelli e Mattia Moreni ne sono i protagonisti. Eredi di una tradizione tutta italiana, specificatamente padana, i tre artisti furono definiti da Francesco Arcangeli «gli ultimi naturalisti». Una natura, la loro, che è un sussulto. Che esprime turbamento, e che raccoglie, fin quasi ad armonizzarli, felicità e tomento. 
«Oggi puntiamo i riflettori su di un movimento artistico molto intenso - illustra Manfredo Manfredi, presidente della Fondazione Magnani Rocca - che si sviluppa in Italia a metà degli anni Cinquanta. Un movimento detto "informale" che trova poi rifugio nel cosiddetto "ultimo naturalismo". Possiamo definire questi tre artisti gli alfieri di un unico movimento culturale, anche se i loro percorsi sono differenti».
 Distinguendosi dai loro maestri, i pittori informali citati in mostra a Mamiano vivono la natura come una situazione «profondamente e amorosamente angosciata, quasi medianicamente intuita», secondo le parole dello stesso Arcangeli. L’incubo della catastrofe nucleare, profondamente sentito nel dopoguerra e negli anni Cinquanta, e un latente «mal di vivere», li spingono verso una deriva esistenzialistica che si riverbera nelle loro opere. E le pennellate sembrano descrivere una natura ansante, che coinvolge e fa soffrire. 
«I loro dipinti possono apparire sì "difficili" - puntualizza Sandro Parmiggiani, curatore della mostra - ma bisogna comprendere che l’arte è per il pittore anche un modo per riflettere su di sé e sul proprio mondo. E i turbamenti di questi artisti sono i turbamenti profondi del terrore dell’olocausto atomico».
 L’esposizione, quindi, che vuole ragionare sui vari significati che la parola «natura» può assumere. La mostra alla Fondazione Magnani-Rocca rende omaggio a Ennio Morlotti - artista molto legato a Parma, anche negli ultimi anni della sua vita- nel centenario della nascita, e a Mattia Moreni nel novantesimo anniversario sempre della nascita. Morlotti, Mandelli, Moreni sono presenti con opere provenienti da istituzioni pubbliche e collezioni private, circa una ventina ciascuno in riferimento al ventennio racchiuso tra i primi anni Cinquanta e la metà degli anni Settanta. Gli esordi e gli ultimi approdi dei tre artisti, invece, sono necessariamente documentati da un numero ristretto di opere.
La mostra, realizzata grazie al contributo della Fondazione Cariparma e di Cariparma Crédit Agricole, è visitabile fino al 4 luglio, dal martedì alla domenica dalle 10 alle 18 (la biglietteria chiude alle 17). Resterà chiusa il lunedì.

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