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Mistero della vita, luce sacra

Successo per la vernice di Federica Rossi, con Daverio, a Villa Soragna di Collecchio. Fino al 14 maggio

Mistero della vita, luce sacra

Federica Rossi con un suo dipinto

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E' stato un grande successo l'inaugurazione della mostra "tra madre e terra" di Federica Rossi. Un battesimo impreziosito dalla presenza di un critico come Philippe Daverio. Ecco come la mostra è stata presentata sulla Gazzetta di Parma da Stefania Provinciali:

Pericoloso, compiere arditi esercizi retorici, creatività, pensiero e forma si integrano nelle pagine pittoriche di Federica Rossi. Alla base la volontà di comprendere il grande mistero della vita, di comporlo in immagini capaci di contenere ciò che la mente ha approfondito, il cuore assaporato, la pittura ha formato. Aspetti non semplici da definire, forse molto più leggibili dentro i dipinti, che l’artista collecchiese espone  fino al 14 maggio nel Centro Culturale Villa Soragna a Collecchio, nella mostra promossa dalla locale amministrazione comunale, con il patrocinio della Regione Emilia Romagna – Cultura D’Europa e presentata dallo storico dell'arte Philippe Daverio. In esposizione una trentina di opere, realizzate tra il 2006 e il 2016 tra cui un cospicuo numero di inediti, che rappresentano il nucleo di questa mostra: tecniche miste in cui la commistione dei materiali, olio, acrilico, malte, pigmenti di terra naturale, rappresentano l’elemento costante di un percorso dove anche la parole si alternerà alle immagini, a definire l’essenzialità di quel pensiero che trova nei dipinti i suoi riferimenti visivi. Dieci anni di pittura rappresentano la possibilità di guardare a ritroso ed evidenziare le nuove pulsioni messe in campo; un viaggio di scoperta dell’artista che con occhi sempre nuovi guarda il mondo offrendoci «Tra madre e terra» titolo allusivo della mostra e di quello che le opere rappresentano: la vita.

In questo contesto la materia è l’ elemento che già si erge ad origine fin dagli esordi in cui la sua forza magmatica esce dalla bidimensionalità del quadro ad indurre una tangibilità che va rivelando il bisogno di comunicare i valori contenuti. Nelle opere dell’ultimo anno è la materia che va oltre il gesto, si fa forza espressiva, astrazione; è intesa come vita, nucleo da cui si esplicano tutte le forme, quelle reali concrete che i nostri occhi possono così vedere. Ma Federica va oltre, scava nelle origini e le restituisce vestite di una pienezza formale che contiene in sé la certezza del pensiero, così da mettere in evidenza quei passaggi fondamentali che costituiscono il nocciolo. «Tra il 2010 e il 2012, la nascita dei miei due figli ha segnato un passaggio fondamentale nella mia vita. E’ stata per me come una «rinascita» che mi ha spinto a guardare il mondo, attraverso i loro occhi ancora puri, incontaminati, arrivando al nucleo originario, essenziale delle cose, dove tutto è in stupefacente divenire».

«Queste opere - conferma la pittrice, autrice dei testi in mostra - sono come vedute aeree riprese con il cuore. Da questa prospettiva, infatti, la Terra e l’intero universo, con gli elementi che mescolandosi li compongono, appaiono di una straordinaria bellezza. Infatti, solo “quando la terra si dissolve nell’acqua, e l’acqua nel fuoco, e il fuoco nell’aria, e l’aria nello spazio” può compiersi quel magnifico evento che è la libera espressione della vita». E’ così che i colori della terra nell’opera che dà titolo alla mostra si compongono in una spirale che suggerisce il movimento, quello stesso eterno, espressione di una simbiosi che va oltre l’essere umano e che rappresenta tutti gli esseri viventi, la terra stessa. La materia nelle opere recenti è divenuta più fluida, i cretti, modo passato d’espressione, si sono chiusi per aprirsi al creato. Federica Rossi è ormai lontana per generazione ma non per certi necessari riferimenti storici e visivi, da quella dei Burri, dei Vedova, e degli altri artisti che della materia hanno fatto un vessillo di ricerca e di pensiero, anche se a questi vanno i riferimenti. E’ lontana da Carlo Mattioli, maestro indiscusso di una terra solida di pittura a cui lei appartiene. La sua è una generazione che, pur figlia dell’Informale in cui annega le radici, è intenta a cercare altre soluzioni; generazione rinnovata da una diversa visione delle cose, che la pittura serba in sé, sia materia o forma, pensiero o gesto.

«…Federica Rossi ha con assoluta onestà manierista recuperato il messaggio segnato da Burri e da Mattioli. Se ne va alla ricerca delle spaccature che la creta forma essiccandosi, rimane affascinata dal colore rosso e dal nero delle bruciature, pensa a quanto l’articolazione della materia apparentemente bruta possa evocare l’albero impiantato nel paesaggio dell’aratura» scrive Daverio nella sua presentazione in catalogo.

«Vi ha aggiunto consapevolmente un elemento ulteriore di sensibilità. Sa lei di volere compiere un gesto che non sia solo formale ma che sente essere sciamanico.

L’artista è irrazionale per destino, non per scelta» scrive ancora Daverio - «Conosce per dono vaticinatore pulsioni arcane che il filosofo sa solo intuire. Laddove il pensiero non è sufficiente ad indagare, subentra una curiosa coscienza che percepisce gli esordi del mondo creato, una sorta di memoria della filogenesi. Federica Rossi ci lascia credere di conoscere la natura della terra appena questa fu creata, della terra intesa come materia primordiale. Percorre fisicamente il passaggio dal magma primordiale alla prima genesi della vita. E le forme scoperte sono quasi sempre doppie, come doppia è la cellula quando si moltiplica. Si articolano queste forme perché non hanno ancora raggiunto la dimensione finale alla quale dovranno tendere; sono catturate nel momento della mutazione, nel pulsare…».

Da quell’irrazionale primario Federica ha colto per dargli forma, visibilità, per rendere la ragione elemento d’incontro col sentire, con gli occhi nuovi di chi si accosta senza preclusioni alla vita. Non è facile dipingere la consapevolezza di un’idea, ma è possibile.

Stefania Provinciali

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