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di Francesco Mannoni

La ventitreesima edizione del Salone del libro di Torino che da giovedì al 17 maggio apre i battenti con il tema della memoria protagonista, grazie all’impegno organizzativo del direttore Ernesto Ferrero e del suo staff, si preannuncia particolarmente interessante. La manifestazione che si sviluppa su oltre 51.000 metri quadrati con circa 1500 espositori, avrà l’India come Paese ospite, varerà il lancio della prima edizione del Premio letterario riservato a eminenti scrittori internazionali e culminerà nelle decine e decine di incontri previsti dal programma che ogni anno richiama al Salone circa 50.000 visitatori. Di questi numeri da primato ne discutiamo con il direttore Ernesto Ferrero. «Sono dati confortanti che compensano le nostre fatiche - dice - soprattutto se consideriamo che al Salone lo scorso hanno sarebbero stati venduti libri per quattordici milioni di euro: sono dati su cui vale la pena riflettere. Vuol dire che se crei le condizioni giuste i lettori arrivano. Tuttavia la lettura abituale resta appannaggio di una minoranza, tre/quattro milioni di italiani a voler essere generosi. La scuola non riesce a creare dei lettori forti, le famiglie sono assenti, i fondi alle biblioteche vengono tagliati, i governi della Repubblica (tutti) hanno sempre considerato la cultura un optional per sfaccendati. Dico sempre che bisogna ripartire dai bambini. Per questo il Salone appoggia con convinzione il progetto "Nati per leggere", che vuole coinvolgere le famiglie nella pratica della lettura ad alta voce ai bambini in età prescolare. È quello il vero Big Bang della lettura, la direzione in cui lavorare tutti insieme».

 Quest’anno la manifestazione riassume il proprio vecchio nome di Salone del Libro. Perché questo cambiamento?
È un ritorno alle origini, la sottolineatura di una continuità, delle forti motivazioni che ci hanno portato fin qui, alle 23° edizione, e a scalare il podio delle manifestazioni del settore, non solo europee. Torino è un unicum a livello mondiale. Un successo collettivo, uno dei non molti di cui andare fieri. Un buon segnale per l’intero Paese.

Il tema di questa edizione è la memoria: un recupero, una strategia perché, come diceva Cicerone «La memoria si indebolisce se non la eserciti»?
Non soltanto. La memoria è un dovere, perché ci aiuta a ritrovare la nostra storia e la storia in generale, le radici da cui veniamo. Ma non è scritta una volta per tutte, non è bloccata in un marmo cimiteriale. Al contrario. Come ha scritto Primo Levi nelle pagine definitive de «I sommersi e i salvati», la memoria tende a organizzare i ricordi secondo criteri di utilità personale, di rimozione, ecc. Nei tanti incontri declineremo il tema nelle sue varie valenze, partendo dalle neuroscienze (come funziona l’hardware del nostro cervello?) per arrivare alle scienze umane, alla psicoanalisi, alla storia (come si inventa una tradizione?), alla letteratura, alle arti, al cinema. La memoria non si comporta da storico, ma da artista. Riscrive continuamente (e abbellisce) lo stesso ricordo iniziale, e magari finisce per inventare un po', senza nemmeno saperlo. Non ce ne possiamo fidare del tutto, ma anzi dobbiamo sottoporla a uno stringente vaglio critico. La vera memoria è un work in progress.

Quali  argomenti  saranno oggetto di discussione nella parte dedicata al 150° anniversario dell'unità d'Italia?
La retorica delle celebrazioni non ci appartiene. Il 150° ci sembra una buona occasione per ripensare la nostra storia unitaria e i molti nodi irrisolti che si porta dietro: un’Unità fragile, un Risorgimento incompiuto, le tensioni tra Nord e Sud, il fascismo con il quale non abbiamo mai fatto veramente i conti, e più di recente il terrorismo, una criminalità organizzata che fattura più della Fiat, un degrado morale di cui non si riesce più nemmeno a provare vergogna. Quest’anno prenderà il via il nuovo Premio Internazionale del Salone del Libro di Torino che sarà assegnato alla carriera di eminenti personalità della scena internazionale.

Chi sono i candidati di questa prima edizione?
Abbiamo selezionato tre grandi che onorano la letteratura come strumento principe di conoscenza: l’americano Paul Auster, il messicano Carlos Fuentes, l’isrealiano Amos Oz. Saranno votati dagli editori che vengono al Salone e dai visitatori: una sorta di referendum popolare.

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