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Domiziano, faccia da faraone

«Il Nilo a Pompei. Visioni d’Egitto nel mondo romano» a Torino fino al 4 settembre

Domiziano, faccia da faraone
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Molte cose meravigliose possiede l’Egitto e offre opere superiori ad ogni descrizione in confronto ad ogni altro paese»: queste parole di Erodoto, sommo storico greco, ci fanno capire quanto fosse apprezzato nel mondo antico l’Egitto, tanto da farne un luogo mitico per organizzazione statuale, economica, sociale e per cultura. Così Isocrate tra il IV e III secolo a. C. ha inventato la figura del faraone Busiride che viene ucciso da Ercole durante il ritorno in patria dopo le dodici fatiche e questa storia è stata illustrata in molti vasi di ceramica, ritrovati anche a Ruvo di Puglia e a Cerveteri a dimostrazione dell’ampiezza con cui si intrecciavano le più importanti culture. Sono questi due crateri, uno a figure rosse e l’altro a figure nere, ad aprire a Torino la mostra che documenta i legami della cultura egizia con le altre dell’età classica, allestita nelle sale superiori del Museo Egizio (fino al 4 settembre) intitolata «Il Nilo a Pompei. Visioni d’Egitto nel mondo romano»: è stata curata da Alessia Fassone e Federico Poole che hanno dato vita ad un percorso ricco di fascino con oltre trecento reperti provenienti da musei italiani e stranieri. Nella premessa introduttiva viene fatta notare la differenza concettuale tra la scultura greca (con un kouros) e quella egizia (con un faraone): il giovane greco è descritto nella sua splendida fisicità come ideale di bellezza esteriore e interiore; il giovane faraone è invece un personaggio identificabile attraverso le insegne ma viene collocato iconicamente fuori dal tempo fisico. Nella diffusione della cultura egizia nell’area romana un ruolo centrale ha avuto la figura di Iside, dea astuta e dotata di poteri magici intorno alla quale si è sviluppato a Roma un culto misterico. Su di lei e gli altri dei si sono diffuse diverse e contrastanti leggende. La più nota la vuole sorella e sposa di Osiride, madre di Horus il dio falco in cui talvolta viene identificato il faraone. Osiride ha insegnato agli uomini l’agricoltura e le leggi ed è stato ucciso per invidia e fatto a pezzi dal fratello Seth. Iside li ha recuperati tutti e ricomposti tranne il membro virile, divorato dai pesci e sostituito con un simulacro. Così Osiride è tornato nell’Ade di cui è signore. Nelle statuette Osiride spesso è avvolto da bende e porta sul capo la corona con due penne di struzzo mentre Iside in una straordinaria statua in granodiorite è rappresentata come Hator con corna bovine e disco solare. I culti e i templi isiaci si sono diffusi in tutto l’impero dall’Asia alla Spagna. Nell’Ottocento è stato scoperto il tempio isiaco di Benevento dove sono state ritrovate varie statue tra cui quella assai suggestiva dell’imperatore Domiziano vestito come un faraone col copricapo col serpente ureo e il gonnellino. Iside, detta «la signora di Benevento», viene adorata come Pelagia, ossia patrona della navigazione, e ci resta un suo piede su una barca, mentre in una piccola statua di bronzo protegge Osiride. La documentazione più brillante arriva da Pompei col significativo affresco in cui un sacerdote dal cranio rasato porta due candelieri all’immagine del dio bambino Arpocrate, nudo col dito in bocca. In altre scene un sacerdote tiene una corona di rose con sopra un cobra, un altro legge e una sacerdotessa agita il sistro, tipico strumento musicale. Ma la scena che più colpisce per bellezza e complessità è quella della giovane sacerdotessa Io che si rifugia in Egitto accolta da Iside che porta un serpente attorcigliato al braccio simile a un aureo bracciale. Il serpente, infatti, era considerato un animale benefico e il mutamento della pelle era simbolo di rinascita. Statuette in bronzo e terracotta di «Iside lactans», di cui era seguace Poppea, moglie di Nerone, vengono accostate a una «Madonna allattante» rinascimentale ma non si conoscono rapporti diretti tra queste iconografie distanti oltre millecinquecento anni. A Pompei vi erano lussuose residenze di illustri personaggi. Dalla casa di Ottavio Quarto provengono alcune deliziose statuette in marmo come l’Ercole bambino che tiene in mano un serpente, un amorino che sorregge una maschera comica, una piccola sfinge di tipo egizio col corpo di leone ma con altri elementi iconografici «romanizzati», un efficace busto di Dioniso e un singolare Ermafrodito dormiente. Nella Casa del bracciale d’oro si sono fortunatamente conservati alcuni straordinari affreschi di tipo pompeiano intrisi di cultura egizia. In giardini ricchi di verzura e popolati di una varietà d’uccelli si scorgono la statua di un faraone col caratteristico copricapo sormontato da un ureo, sfingi che si affrontano, una tabula marmorea col toro Api. Nel fondo Prisco è stata rinvenuta una sfinge alata dal volto femminile completamente diversa da quelle egizie dalla testa maschile e dal corpo di leone, che alcuni considerano rappresentazioni del faraone uomo (nel volto) – dio (nel corpo). La rassegna si conclude con alcuni eleganti bronzetti ritrovati nel sito archeologico di Industria, in provincia di Torino, riconducibili forse a riti alessandrini isiaci.

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